Il fuoriclasse del Real: «È l'ultimo che può parlare di falli di mano»
JOHANNESBURG, 22 giugno - Maradona attacca il Brasile, Kakà risponde per le rime. Il ct dell’Argentina ieri ha ironizzato sulla rete di mano segnato da Luis Fabiano alla Costa d’Avorio, dicendo che non si era trattato di una “mano di Dio” (come lo stesso Pibe de Oro definì il suo celeberrimo gol all’Inghilterra a Messico ’86) ma di un semplice fallo e che era stata “tragicomica” la reazione dell’arbitro, beccato dalla telecamere mentre scherzava con l’attaccante verdeoro dopo la marcatura.
Oggi Kakà ha ironizzato a sua volta su Maradona: «È divertente - ha dichiarato il fuoriclasse del Real Madrid - che a parlare del gol di Luis Fabiano sia uno come Maradona, che di gol di mano se ne intende». L’ex milanista ha poi parlato della sua espulsione nella partita contro la squadra di Drogba: «Comunque mi fa pensare - ha aggiunto - che sui tabelloni luminosi abbiano fatto rivedere l'azione del gol di Fabiano e non quella della mia espulsione, che non è stata frutto di un mio corto circuito mentale ma di una simulazione. Forse sarebbe meglio che la Fifa non facesse rivedere niente. Anche Cristiano Ronaldo (suo compagno di squadra al Real, ndr), con cui mi sono sentito al telefono, ha detto che la mia espulsione è ingiusta».
«Il mio recupero procede bene - ha proseguito il giocatore paulista - ora mi riescono di nuovo certe giocate e dopo le partite non ho più dolore al pube. Ma in questa stagione ho avuto molte difficoltà fisiche e la cosa mi contrariava molto perché io faccio vita da atleta». Kakà ha poi ribadito di essere pronto ad accettare le critiche per le sue prestazioni sul campo, ma di non essere disposto a tollerare attacchi o ironie per il suo comportamente fuori dagli stadi e in particolare per la sua fede religiosa. Su questo argomento l'ex attaccante del Milan ha avuto un alterco piuttosto acceso con un giornalista, figlio di Juca Kfouri, noto columnist brasiliano che è solito ironizzare pesantemente sul suo essere un "atleta di Dio": «Certi articoli mi hanno ferito - ha detto il n.10 della Selecao - in particolare quelli di chi, come tuo padre, mi attacca per motivi personali. Questo mi rende triste, perché so che lo fa solo a causa della mia fede in Gesù. Io vorrei essere rispettato come cristiano, io e i milioni di brasiliani che hanno la mia stessa fede, e che mi fanno emozionare in modo incredibile quando li vedo in tv che festeggiano per strada le nostre vittorie».
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