Il centrocampista: «Voglio tornare alla Juve per fare bene»
TORINO, 12 luglio - Felipe Melo ha rilasciato al programma "Fantastico" della Rede Globo la prima intervista dopo l'uscita del Brasile dalla Coppa del Mondo. Come sono stati i tuoi giorni in Brasile da quando sei arrivato? «Sono stati tranquilli, mi aspettavo una situazione molto più agitata invece per strada la gente mi ha dimostrato molto affetto. Ho capito che il popolo brasiliano mi vuole bene».
Sei riuscito a smettere di pensare in quella partita contro l'Olanda? Cosa provi ora?
«No, non sono riuscito a smettere di pensarci. È un'angoscia troppo grande, un sentimento di tristezza per non poter tornare indietro. Non riesco ad accettare la sconfitta nel modo in cui è maturata».
All'uscita dello stadio nessun giocatore riusciva a contenere la propria delusione
«Nel pullmann ho iniziato a piangere compulsivamente, come un bambino, mai in vita mia avevo pianto così. Non riuscivo a trattenere le lacrime, mi sono guardato intorno e tutti i miei compagni stavano piangendo».
Ti senti colpevole?
«Sì, ho la mia parte di colpa nella sconfitta, ma quando mi fermo a pensare cosa avrei dovuto fare di più so che in campo ho dato il massimo».
Nel primo tempo ha funzionato tutto per il Brasile, nel secondo tempo niente. Raccontaci cos'è successo in quell'intervallo, quali sono state le parole di Dunga?
«La parola che più ha usato è stata concentrazione: avevamo subito gol negli ultimi minuti contro la Corea e contro la Costa d'Avorio. Dunga ci ha chiesto di rimanere concentrati per arrivare in semifinale».
All'inizio del secondo tempo il Brasile ha subito quel gol, hai pensato a cosa è successo tra te e Julio Cesar? A cosa è dovuta quella mancanza di comunicazione?
«Julio ha gridato, con le Vuvuzelas è difficile sentire, quando pensi che stai per colpire la palla con la testa, lei già è scappata via. Sono molte cose che accadono in un istante tutte insieme; è difficile capire il perché e dire chi è il colpevole»
La domanda che molta gente fa è: perché Felipe Melo ha fatto quel fallo su Robben?
«Era un momento difficile, stavamo perdendo e ogni giocata che provavamo non riusciva, nell'impeto di rubare la palla ho fatto un fallo un po' più duro e sono stato espulso».
Quel pestone quindi non era volontario?
«Io ho parecchia esperienza nel calcio. Tutti i i giocatori sanno come far male ad un avversario, se fosse stato un fallo per far male Robben avrebbe potuto infortunarsi in quel contrasto, ma questo non è accaduto».
Le immagini mostrano chiaramente cosa è accaduto, sembra che tu avessi perso la testa.
«In quell'istante magari posso aver perso la testa ma per l'enorme volontà di poter aiutare la squadra. Di poter fare di più perché il Brasile non stava trovando in campo il suo gioco»
Molta gente aveva paura che ciò sarebbe potuto succedere, che tu avresti potuto essere espulso.
«Credo sia troppo facile parlare dopo. Io sono un giocatore con un carattere forte e che in campo mette molta grinta, pago per questo ma non sono sleale, solo grintoso».
Hai paura di rappresentare il colpevole così come è successo a Roberto Carlos in Germania nel 2006?
«Io non accetto il ruolo di colpevole, in nessun modo sarò il capro espiatorio. Ora sembra che tutto ciò che ho fatto è stato negativo. La gente si dimentica di tutte le cose buone: contro la Corea ho dato inizio all'azione del gol, contro l'Olanda ho visto l'ottimo movimento di Robinho e ho fatto l'assist. Tutte le cose buone che ho fatto non possono essere cancellate da un rosso quando ormai la partita era purtroppo in mano dell'Olanda»
Il presidente della CBF Texeira si augura che la nazionale passi attraverso una rinnovazione, tu credi di avere chance per il prossimo mondiale?
«Senza dubbio, ora il mio obiettivo è tornare nella Juventus fare un ottimo lavoro e poter continuare a giocare in Nazionale. Il mio sogno non è finito».
Si dice dagli errori si impara sempre. Cosa hai appreso da questa esperienza in Africa?
«In futuro una entrata come quella su Robben senza dubbio la eviterò, non voglio dimenticare cosa è successo ma utilizzarlo come lezione»
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