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Olè, è rivincita sulla Francia

Olè, è rivincita sulla Francia
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Dopo le beffe del mondiale del '98 e dell' europeo del 2000, l'Italia si vendica contro i "cugini" francesi nell'appuntamento più importante: la finale mondiale. Merito di un collettivo straordinario dove spiccavano il miglior portiere, difensore e tecnico.
È lecito fare i difficili davanti a un titolo mondiale, il quarto della nostra storia, che ci colloca secondi al solo Brasile? No, anzi è severamente proibito. L’esultanza è l’unico sentimento consentito, in queste ore, e io esulto senza ritegno, e tanto meglio se ci sono voluti i calci di rigore per mettere sotto i francesi, rovesciando le parti di quel 1998, quando fu Di Biagio a colpire la traversa dal dischetto come stavolta è toccato a Trezeguet, e da lì i bleus volarono verso il titolo e noi tornammo a casa con la coda fra le gambe, primo fra tutti il povero Cesarone Maldini che non si capacitava di aver mancato per un centimetro l’appuntamento con la gloria, lo stesso centimetro che aveva accompagnato al di là del palo un tiro vincente di Robertino Baggio.

 
Due anni dopo i francesi ci beffarono ancora più crudelmente, sfilandoci di tasca il titolo europeo con il golden gol di quello stesso Trezeguet che a Berlino è finito nella polvere, lui messo in disparte sistematicamente dall’istrionico Domenech e mandato nella mischia giusto per recitare il ruolo dell’affossatore della patria. Era il Duemila e al termine di uno splendido torneo, Dino Zoff pose volontariamente termine alla sua parabola di Ct, per gli insulti, tanto illustri quanto gratuiti, raccolti sulla mancata marcatura a uomo di Zidane. Già, Zidane, il fantasmagorico e inspiegabile Zizou, che ha chiuso e macchiato la sua mirabolante carriera con un rosso infamante all’apertura del secondo supplementare. Vedete allora quante vendette si siano intrecciate all’Olympiastadion, in una recita diseguale e coinvolgente, con l’Italia padrona del campo nel primo tempo e poi tecnicamente in soggezione nella ripresa e nei supplementari, ma con una costante che si è affermata in modo sorprendente dall’inizio alla fine: il ruolo dominante di un giocatore che all’inizio del torneo era destinato a una particina marginale e che poi il corso degli eventi ha innalzato a indiscutibile protagonista.
 

Parlo ovviamente di Marco Materazzi, autore del fallo (?) che dopo sette minuti appena ha mandato in vantaggio la Francia con il rigore a cucchiaio di Zidane, spiovuto dalla traversa al di là della linea bianca. Una mazzata, ma già al ventesimo Materazzi si ergeva in mischia a sovrastare il gigantesco Vieira per firmare il pareggio e per affiancarsi a Luca Toni come capocannoniere dell’Italia. Poi lo stesso Materazzi formava con Cannavaro una diga inossidabile (…).
 

Ovviamente, direi, Materazzi faceva parte del pacchetto dei magnifici cinque che dal dischetto fulminavano Barthez senza sprecare un colpo. L’hombre del partido, direbbero gli spagnoli, se mai ce n’è stato uno. (…) L’ Italia, parliamoci chiaro, non era la squadra migliore del Mondiale. Ma lo ha vinto con onestà, grazie a cinque vittorie e a un pareggio, prima della finalissima, con due gol soltanto al passivo, un’autorete e un rigore, il che vuol dire che Buffon mai è stato trafitto su azione manovrata. (…)


Cannavaro non è stato soltanto il capitano coraggioso, approdato al centesimo gettone azzurro giusto in coincidenza col titolo mondiale: è stato il giocatore più forte, continuo, entusiasmante di tutto il torneo. (…).


L’Italia ha avuto il miglior portiere (senza confronti), il miglior difensore, il miglior tecnico in panchina. Capisco la delusione dei francesi, le lacrime che inondano gli Champs Elysèes già pavesati al trionfo, ma talvolta la classe operaia va in paradiso e se lo merita pure. Il resto è aria fritta.


Adalberto Bortolotti




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