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martedì 11 febbraio 2014
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Prandelli: «Osvaldo-Balo, mi fido ma non sgarrate più»

Il ct azzurro intervistato in esclusiva: «Dani alla Juve faccia il salto di qualità. Il pianto di Mario: la svolta. Berardi, un talento. Ora però deve brillare anche nell’Under 21. Lo seguo: una possibilità di andare in Brasile ce l’ha. Ogbonna? Tiri fuori il carattere»

Prandelli: «Osvaldo-Balo, mi fido ma non sgarrate più»© Ansa
ORZINUOVI - «Adesso ha anche riconosciuto la figlia... Ma non mi va di entrare nella sua sfera personale, è un fatto di rispetto. Però meno male che Balotelli è scoppiato a piangere, l’altra sera in panchina». 
 
Perché, Prandelli? 
«Credo che a Napoli l’abbiano travolto emozioni fortissime. E’ giovane, non può reggere sempre una pressione straordinaria. Sono state lacrime molto... umane. Non un segno di debolezza e basta. Anzi, rappresentano un bel messaggio». 
 
SuperMario sulla terra come un comune mortale? 
«Non esistono i supereroi. Nessuno deve pensare di esserlo. O di essere invincibile. Evviva, se ha capito la sua fragilità di essere umano, come tutti. Non bisogna mai vergognarsi dei nostri sentimenti». 
 
Sua madre Alda, Prandelli, le ha insegnato «la fisicità dell’amore: a non nascondere i sentimenti». Lo ha detto lei una volta, ct. 
«Appunto. Balotelli si può aiutare da solo, se parte da quel pianto. Le lacrime della svolta. L’inizio possibile di un nuovo modo di gestire tutto». 
 
Balotelli, Osvaldo... Lei, con questi bad boys, si sente più commissario o più tecnico? 
«Entrambe le cose, a seconda dei momenti. Osvaldo è atteso da un salto di qualità. Può essere utile alla Juve anche per aumentare le motivazioni del gruppo, mentre la Juve per lui è un’occasione straordinaria per completare la maturazione, crescere definitivamente. Può rivelarsi l’esperienza giusta al momento giusto». 
 
Gliel’ha detto? 
«Cambiano di continuo il numero di telefono, questi ragazzi... Al di là delle battute, aspetto il primo gol per chiamarlo e dirgli di continuare così. Un campione è una somma di aspetti. Un tutt’uno tra qualità sportive e comportamentali. I giocatori importanti devono avere un po’ di tutto. Uomini come Buffon, Pirlo, Chiellini possono aiutarlo a maturare. Quando lo allenavo io a Firenze, mostrava già grandi doti, ma voleva bruciare le tappe, era tanto giovane, aveva fretta e ancora fretta. Troppa. Un ambiente come la Juve... e penso alla società, a Conte, ai compagni... gli dà la possibilità di crescere, di maturare ancora». 
 
E’ ancora recente il pugno dato a Fonte, suo compagno nel Southampton. Osvaldo rischia di perdere il test con la Spagna, in base al codice etico azzurro? 
«No, perché in Inghilterra è stato punito e il nostro codice non è retroattivo». 
 
Però di qui al Mondiale lei non tollererà più eccessi di questo tipo, giusto? 
«Certo. Vale per tutti. Se succedono fatti simili a ridosso del Mondiale, ognuno si prenderà le sue responsabilità. Ricordo che per motivi comportamentali proprio Osvaldo perse la Confederations. Per cui...». 
 
Rossi infortunato, Insigne in difficoltà: in compenso sta esplodendo Immobile. 
«Non mi ha sorpreso, lo seguivo bene già nell’Under. Mi piace molto, è un attaccante moderno, completo. Possiede anche grande generosità. E sta continuando a migliorare a vista d’occhio anche come goleador: già 12 reti, annoto. Per il Brasile seguo con attenzione pure lui. Come Osvaldo, Pazzini, Matri, Destro, Insigne... Pure Immobile può sperare: eccome. Ma deve mettermi in difficoltà nelle scelte». 
 
E l’altro granata Cerci? 
«Anche lui. E’ con noi da più di un anno e pure la continuità nel lavoro è un valore che conta. Dopo Ventura, che ha creduto in lui più di tutti a questo mondo, anch’io ho sempre guardato a Cerci con fiducia. Ventura lo ha aiutato a rilanciarsi alla grande». 
 
E a mettere la testa a posto. 
«Ventura fa sempre un grande lavoro. Da anni e anni. Si aggiorna di continuo, cambia moduli senza problemi, le sue squadre giocano bene, il Toro è una bella sorpresa». 
Anche lei, come la Juve, si aspettava di più da Ogbonna? Una crescita maggiore? 
«I giovani attraversano sempre momenti particolari. Penso anche a Ranocchia, Destro, Insigne, El Shaarawy, Verratti... Pochi sono titolari nel senso vero del termine. A Ogbonna, come agli altri, dico che bisogna metterci ancor più carattere nei momenti di difficoltà, ancor più determinazione, temperamento. Mostrare di essere un giocatore importante anche sotto questo aspetto. Di sicuro la Juve è e sarà ancora molto utile ad Angelo, su questa strada». 
 
E Berardi, per il Brasile? 
«Sta facendo molto bene, ma la sua trafila deve continuare. Dopo la lunga squalifica, ora deve passare dall’Under 21, come tutti. Se farà bene anche lì, oltreché in campionato con continuità, allora un occhio di riguardo ci sarà pure per Berardi. Vedremo. Dipende da lui. Fa piacere vederlo giocare così bene. L’ho seguito spesso in questi mesi. Ha tecnica, fiuto. E già una forte personalità, anche se è tanto giovane». 

  
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Marco Bonetto
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