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Le Papagelle di Sanremo

Le Papagelle di Sanremo
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© LaPresse
 
Prime esibizioni e primi voti agli artisti. Di PIERO VALESIO
SANREMO, 18 febbraio - Dopo la prima serata del Festival di Sanremo, arrivano anche le prime 'Papagelle' sugli artisti che si sono esibiti all'Ariston. Bocciature per Albano e Povia. Promossa a pieni voti Patty Pravo.

ALBANO - «L’amore è sempre amore»: E lui è sempre lui. Ormai è uomo da reality il signor Carrisi, quando canta rende meno. A parte il prologo di «Vieni a ballare in Puglia» di Caparezza. Ma lì citava se stesso. Il peggio è quando è se stesso, sul palco. Monotono.
Voto: 5.
Sportivo di riferimento: Dani Pedrosa (per la brillantezza)
ALEXIA&LAVEZZI - «Biancaneve»: Lei attacca sulle fasce, lui è il centromediano metodista. Lei si capisce che è lei (al contrario di Dolcenera), ha ancora la sua faccia ed è già tanto. Lui è più magro di Lavezzi del Napoli e la sua voce serpeggia ancora fra le note. Il brano è qualcosa di più di una mera produzione per playlist di Radio Capracotta.
Voto: 6/7.
Sportivi di riferimento: Fusar Poli/Margaglio (ma lei s’incazza meno se lui sbaglia).

DOLCENERA
- «Il mio amore unico»: Prima domanda. Ma è lei? Alla faccia del cambio di look: qui il sospetto è che sia un curatore di look che le ha cambiato la faccia. Sospetti pesanti sui pomellini comparsi sugli zigomi. Brano ruffianissimo ma in auto in coda in tangenziale si può ascoltare, tanto si è già furiosi per il ritardo di due ore. Voto: 5/6 Sportivo di riferimento: Laure Manaudou (per i rifacimenti)

MARCO MASINI
- «L’Italia»: Povero Marco, tutti ce l’hanno con lui, tanto per cambiare. Eppure c’è di che: il titolo originale, il ritmo da classica ballata masinesca, un «coglioni» un «merda» e meno male che ci non ci ha messo un vaffa che sarebbe stata un’imperdonabile autocitazione oltre che un abbozzo di voto sul brano. In qualche passaggio però pare perfino evocare un’intonazione degregoriana. E poi basta attaccarlo, è una vita che è in difesa.
Voto 6+.
Sportivo di riferimento: Martiradonna

PATTY PRAVO
- «E io verrò un giorno là»: Titolo da brano perfetto per il momento dell’offertorio nella Celebrazione del giorno dei defunti ma brano al confine con l’operistico, quasi ipnotico. Brano sofferente soprattutto per le croniche carenze della sua voce. Un centravanti sopraffino con i piedi ma che non sa tirar di testa, una saltatrice con una gamba sola. Per le condizioni del volto vedi Dolcenera.
Voto: 7.
Sportivo di riferimento: Gigi Riva (dopo la pedata di Hof che gli spezzò tibia e perone)

POVIA
- «Luca era gay». Musicalmente non è neppure costruito male, il brano. Ma i messaggi che lancia negano la bontà della costruzione musicale. Ci si perde anche lui, senti la canzone e ti viene voglia di chiamare uno psichiatra. Più che una canzone per Sanremo è un fantastico autogol di quelli che restano nella memoria anche se non li hai visti. Più che «oh» quando ascolti il testo ti viene da dire «ahi». Speriamo guarisca.
Voto: 4.
Sportivo di riferimento: Comunardo Nicolai.

Piero Valesio
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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