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Papagelle SanRemo: Zanicchi da 30

Papagelle SanRemo: Zanicchi da 30
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© LaPresse
 
Ma come si fa a tenere in gara Sal da Vinci ed eliminare gli Afterhours? Giudici da 2-
TORINO, 20 febbraio - LE GIURIE. Nello specifico quelle che hanno spedito a casa Afterhours e Tricarico per mantenere in gara Albano e SAL DA VINCI. Ripeto SAL-DA-VINCI. Quello che (voto 2) canta come un’imitazione dell’Anonimo Italiano che imitava il primo Baglioni con contenuti (scusate) alla Gigi D’Alessio. Che nell’Italia di questi tempi pare diventato un specie di novello Mozart, ma agli occhi di noi poveri nostagici resta sempre Gigi D’Alessio. Tali promozioni e tale bocciatura restano una macchia forte sull’abito candido di un Festival che si è scrollato di dosso il vetusto abito del nonno per scoprire (ci ha messo un po’ di tempo, ma che volete) il gusto della festa. Voto alla giurie: 2-. Sportivi di riferimento: Bernie Ecclestone. Che fa e disfa come gli pare.

IRENE FORNACIARI più Papà Fornaciari,Vandelli e Dodi Battaglia. Premesso che la serata di giovedì è stata per certi versi memorabile se sentivi la leggiadra Irene (per la cui esclusione l’anno scorso Papà Zucchero era diventato Papà acido solforico dalla rabbia) cantare «Vedi sono in down-down-down» da sola pareva una giovincella in cerca di originalità; se la senti cantare con il succitata padre sembra una Zucchera o almeno una bustina di aspartame. La loro è stata la jam sesion meno riuscita ma non vuol dire che sia riuscita male. Voto: 6/7. Sportivi di riferimento: mamma e papà Williams più che altro per la somiglianza fra la capigliatura di Adelmo e quella dei cagnolini di Serena.

MALIKA AYANE/GINO PAOLI. Colei che ci ha più o meno ammorbato le orecchie con «Feeling better» negli ultimi mesi è stata al’unica a non omologare la propria presenza scenica e la propria voce a quella del suo mentore. Gonna modello cupola del Brunelleschi e volto alla Antonello da Messina. Malika ha mostrato di avere talento suo proprio. E Gino? Splendidamente seduto e con le mani meravigliosamente rugose del tempo se ne fa un baffo. Dagli un microfono e fagli cantare che il soffitto viola non esiste più: ti emozionerà anche fra 50 anni. Lo sguardo con cui ha guidato Alika durante l’esibizione è stato il più bell’assist del Festival. Voto: 9. Sportivo di riferimento: Jack Nicklaus. Dagli una mazza, una palla e una buca da raggiungere: non sbaglierà.

FILIPPO PERBELLINI/RICCARDO COCCIANTE. Dopo qualche secondo di esibizione («Cuore senza cuore») diventano Filippo Cocciante e Riccardo Perbellini o, se preferite, Filippo Perbellante. Lui non solo canta come il mentore ma ne assume le fattezze, la postura sul pianoforte e la chioma lo aiuta. Tanto che quando uno dei due intona «Quando finisce un amore», il più forte urlo di dolore causa piantamento in asso della canzone italiana degli ultimi 40 anni, non sai chi sia dei due. Chiunque sia stato, che emozione ragazzi. Più lui (loro) in dieci minuti che Quasimodo in diecimila repliche del Gobbo di Notre Dame. Voto 8,5. Sportivo di riferimento: Giano Bifronte (dicono che amasse una sorta di jeu de paume ante litteram e che vincesse sempre: non capivi mai dove tirava la palla).

IVA ZANICCHI. Ingiustamente danneggiata dai dileggi di Benigni l’unica Iva che qualcuno ama in questo paese ha il merito di aver proposto il brano con il passaggio più hard della storia italica («Mi basta chi mi trovi/che ci provi/che ti muovi/ e che tu voli»). Non c’è da strupirsi visto che qualche anno fa la cantante-imposta sotto finta ipnosi a "Domenica In" confessò che fra le passioni emiliane, la sua preferita non riguarda i tortellini. E ha pure proposto il verso più geniale: «Ti voglio senza amore, (virgola, pausa), amore». Genio incompreso di cui nessuno ha detto che l’ìintonazione era dolente, non provocatoria. Perseguitata. Voto: 30. Sportivo di riferimento: Cristiano Ronaldo (premio speciale a chi indovina il perché).

Piero Valesio
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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