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La coperta di Calciopoli

La coperta di Calciopoli
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© Foto Liverani
 
di Vittorio Oreggia
TORINO, 26 gennaio - Sostiene il senatore Giulio Andreotti che a pensare male si commette peccato ma ci si avvicina alla verità. Ora, in capo a una giornata di cam­pionato come l’ultima, tra il disastroso e lo sciagurato sot­to il profilo delle direzioni ar­bitrali, il “pensar male” signi­fica capire con chi effettiva­mente bisogna prendersela. Perché - è un vezzo tipico de­gli italiani - a qualcuno biso­gna gettare la croce addosso. Dunque, chi è il responsabile supremo di questo sabato-e­domenica ben oltre il perime­tro del grottesco? Luciano Moggi è assente/esente da un pezzo e scaricare sull’ex Diret­tore le responsabilità dei mia­smi di un calcio che (così) non piace a nessuno è diventata un’attività pseudosportiva im­praticabile. La coperta di Lu­cianone non è più utilizzabile: corta, cortissima, ripiegata in qualche faldone del processo di Napoli. Là dove verrà sfrut­tata anche la moviola per ca­pire (o cercare di farlo) cosa è successo a Calciopoli. Cosa è accaduto nel week-end, inve­ce, è evidente come la crisi mondiale della finanza.

Colpa solo del designatore Pierluigi Collina se Saccani ha penalizzato la Fiorentina, se Tagliavento non ha capito nul­la dei rigori in Bologna-Milan, se Romeo ha assegnato due penalty discutibili alla Lazio, se Morganti non ha visto il fuorigioco di Mexes sul primo gol della Roma a Napoli, se Banti ha annullato una rete buona a Milito in Genoa-Ca­tania, ammonendo tra l’altro due siciliani che in questo mo­do salteranno l’Inter? Troppo semplice, baby. Collina ha le sue responsabilità, e ci man­cherebbe, ma accollare il peso di un flop unicamente su di lui è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Colpa del pa­lazzo e dei palazzinari? Uh, va molto di moda sostenerlo. Col­pa del mondo cinico e baro do­ve esistono due categorie di persone, i vessatori e i vessati? Forse non è questione di di­sparità tra grandi o piccole, di scandali nordisti, di tenerezze romane, di sudditanze sudiste, forse è questione di medio­crità. Quella della classe arbi­trale italiana, uscita malridot­ta da Calciopoli, che sbaglia nella stessa misura in cui sba­gliava la precedente. Il punto è che una volta il ”cupolaro” era Moggi e ora si va a caccia del suo degno “erede” in ma­niera da ripulirsi la coscienza. Sorge un dubbio: visto l’an­dazzo, o non c’era prima o c’è anche adesso, il “cupolaro”.

Perché poi, a conti di classifi­ca fatti, ancorché ammorbidi­ti dal dono della parzialità, a lottare per lo scudetto sono sempre le solite (Inter, Juven­tus, Milan, Roma) dal mo­mento che rimangono le più attrezzate. Con la sponda dav­vero inaspettata dei riscontri scaturiti dall’analisi di errori a favore e a sfavore, riscontri dai quali si evince che la regola “più forte ugua­le più aiutato” non funziona. Al contrario, viene capovolta. Tornando al senatore An­dreotti e al pensar male, con chi dobbiamo prendercela se gli arbitri fanno cilecca?Vittorio Oreggia
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • miguel26/01/2009 20:28:26
    sig OREGGIA LEI HA DIMENTICATO IL RIGORE DI CORDOVA SU PAZZINI,EVIDENTISSIMO E DEL QUALE NESSUNO PARLA,MIGUEL
  • 26/01/2009 14:57:56
     
     
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