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Cassano aspetta: «Se Lippi mi vuole chiamare...»

Cassano aspetta: «Se Lippi mi vuole chiamare...»
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© Foto Pegaso
 
«La disponibilità l’ho data: voglio capire di che morte devo morire»
TORINO, 10 aprile - Cassano rilascia un'altra intervista esplosiva, in onda domani sera su Sky Sport 1 alle ore 23.00 ("I Signori del Calcio"). Il talento di Bari, come al solito, non è banale. Parla con ironia, manda frecciate. Rende pubblici alcuni episodi che non erano usciti fuori. Come questo: « In Nazionale sono stato bravissimo, ma ci sono cose che non si sanno, perché dopo la prima partita con la Danimarca, in cui sono stato in panchina, il giorno dopo ho preparato la valigia e volevo andarmene a casa, ma Gigi Buffon mi ha bloccato. Ci sono cose che non si sanno, non è che sono stato bravo, ci sono cose che si fanno uscire e altre no. Ripeto: quel periodo per me è stato molto difficile e molto duro, ho fatto tante cavolate e consiglio a tutti i ragazzi che stanno iniziando adesso a fare i calciatori di fare tutto l’opposto di quello che ho fatto io ». E poi manda messaggi a Lippi.

Però l’anno prima eri stato bravissimo, anche in Nazionale…
«In Nazionale sono stato bravissimo, ma ci sono cose che non si sanno, perché dopo la prima partita con la Danimarca, in cui sono stato in panchina, il giorno dopo ho preparato la valigia e volevo andarmene a casa, ma Gigi Buffon mi ha bloccato. Ci sono cose che non si sanno, non è che sono stato bravo, ci sono cose che si fanno uscire e altre no. Ripeto: quel periodo per me è stato molto difficile e molto duro, ho fatto tante cavolate e consiglio a tutti i ragazzi che stanno iniziando adesso a fare i calciatori di fare tutto l’opposto di quello che ho fatto io».

Il più grande errore della tua vita è stato andare via da Roma?
«Ripensandoci oggi, non penso sia stato il più grande errore. Il più grande errore della mia vita è quando ho lanciato la maglia in faccia all’arbitro. Quello è stato un momento in cui non riuscivo ad essere me stesso. Le altre volte, anche quando sbagliavo, ero sempre cosciente. In quell’attimo, in quei dieci secondi, non lo sono stato. E’ un gesto da non far vedere ai bambini, da censurare, da eliminare. Con quel gesto, ho rischiato di giocarmi anche l’Europeo! Poi, sono tornato, comportandomi bene e facendo anche delle promesse a Donadoni. Fortunatamente, sono andato all’Europeo, solo perché c’era Donadoni, che mi vuole bene. Non so quanti altri allenatori si sarebbero presi questa responsabilità!»

Su Donadoni.
«Donadoni ha avuto fiducia in me, mi ha chiesto determinate cose e non potevo venire meno: lui ha dato a me e io dovevo dare a lui. Un’esperienza che ho fatto e che non rifarei, è quando ho giocato da terzino, perché non è il mio ruolo, perché per quello ci sono altri calciatori che possono farlo benissimo. Io non sono adatto a quel ruolo, sono altri quelli che possono fare i maratoneti. Donadoni ci ha messo la faccia per me, andando contro tutto e tutti. Se avessi fatto un errore, il primo ad essere stato martellato sarebbe stato Donadoni, perché si era preso questa responsabilità. Io mi sono comportato bene perché quando do una parola è quella».

Buffon, Gattuso e Materazzi sono i tuoi preferiti in Nazionale?

«Sì, con loro ho un rapporto speciale perché li vedo “terroni“ come me, anche se solo Gattuso lo è. Materazzi ha vissuto 10 anni a Bari e capisce il dialetto. Anche Buffon mi capisce. Per me sono persone speciali in Nazionale perché mi fanno sempre sentire a casa mia».

Dov’eri la sera della finale del Mondiale 2006?

«Ero in un villaggio e ho festeggiato. Sono italiano, mica sono invidioso del fatto che l’Italia ha vinto. Cosa m’importa se ci sono o no. Se ero lì, ero ancora più contento, ma da italiano sono contento ugualmente».

Però, nel 2010 se continui così…

«C’è ancora un bel po’ di tempo».

La tua porta sarà sempre aperta per un maglia della Nazionale?
«Da parte mia non ci sono problemi. La disponibilità l’ho data, la do. Non è che dobbiamo andare per le lunghe, voglio anche capire di che morte devo morire, nel senso che, se Lippi, eventualmente, un giorno mi vorrà chiamare, dovrà prepararmi, chiamandomi per qualche partita. Non è che all’ultimo momento mi chiama così, poi, sarei in difficoltà. Io faccio del mio meglio. Poi, se mi vorrà chiamare bene, altrimenti vado prima in vacanza».

A volte ti senti etichettato come un cattivo, quando, in fondo, poi, hai fatto solo delle ragazzate?

«Penso che ci sono errori ed errori. Le cose che hanno fatto Gerrard e Ashley Cole in Inghilterra, succedono anche a persone normalissime. Solo che in Inghilterra ingigantiscono molto le problematiche. Succedono tutti i giorni a persone normali. E’ normale che perché sono calciatori, sono nell’occhio del ciclone. Io, ho fatto solo cose da bambino, cavolate. Questo sono errori molto più grandi, che possono nuocere anche alla vita. Io non posso parlare e giudicare, ma se hanno veramente fatto queste cose, hanno fatto delle cose dieci volte più grandi delle mie. Io vengo sempre martellato dalla gente, dalla stampa, da tutti, solo perché non sono un leccaculo della stampa, dei giornalisti. Non sono un uomo dei giornalisti. Io sono io e basta, non ho capi, sono il capo di me stesso, non voglio avere padroni. Tutti gli altri calciatori, invece, sono servi dei giornalisti, per avere un mezzo voto in più o in meno. Io non voglio fare il servo di nessuno».

Da quando sei alla Samp sei migliorato anche fisicamente?
«Sì, sto molto meglio. La Samp mi ha messo a disposizione il mio preparatore Tibaudi, che per me è il Messi dei preparatori, e da quando c’è lui il mio fisico è cambiato. Sono più continuo, ho più forte, sono più esplosivo, più rapido. Mi ha fatto dimagrire tanto, controlla quello che mangio. Non mi staccherò mai più da lui, è stata una fortuna per me. Le fortune si trovano poche volte nella vita. Non posso lasciarlo».

Quanti scudetti vincerai nella tua carriera?
«Secondo me molto pochi. Per me la cosa importante non è vincere il Pallone d’Oro, lo Scudetto, i Mondiali. Per me la cosa più importante è essere felice. Quando fai gol, davanti alla tua gente che ti acclama, per me quella è già una vittoria. Quelle sono le emozioni che ti porti dietro e che ti riempiono il cuore».

Ti diverte di più segnare o fare assist?

«Mi piace di più far fare i gol. Quando fai una giocata importante e fai segnare un compagno, tutti ti vengono ad abbracciare e a ringraziare. Mi piace fare contenta la gente, chi lo merita ovviamente».

La tua migliore qualità, dal punto di vista tecnico?
«Per un calciatore, la cosa più importante è il controllo della palla. Questa è la mia dote più importante, oltre all’altruismo».
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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