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Zenga: «Il mio sfogo? Volevo difendere i giocatori»

Zenga: «Il mio sfogo? Volevo difendere i giocatori»
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«A fine gara un allenatore deve anche potersi arrabbiare di fronte ad alcune domande inopportune». Lo Monaco: «Equivoco chiuso»
CATANIA, 11 novembre - Parole concilianti e toni pacati. Il tecnico del Catania, Walter Zenga, e l'amministratore delegato rossoazzurro, Pietro Lo Monaco, si sono presentati in conferenza stampa, nell'impianto sportivo di Massannunziata, per allontanare le polemiche scaturite dalle dichiarazioni dell'allenatore milanese al termine della partita vinta con il Cagliari domenica pomeriggio, quando l'ex Uomo Ragno, dopo qualche fischio indirizzato a un paio di giocatori, Sardo e Sabato in particolare, e alcune obiezioni sulla prova di Mascara e compagni, si è detto pronto a lasciare la panchina etnea. «Chi ha visto la partita domenica - ha esordito Zenga - avrà notato che sono uscito dal campo scherzando con i miei collaboratori, quindi ero sereno. Io vivo con grande trasporto qualsiasi cosa faccio e do il massimo affinchè la squadra possa soddisfare le esigenze del pubblico catanese e conquistare quanto prima la salvezza. Alla terza domanda di tono negativo che mi è stata rivolta, però, ho voluto difendere i miei ragazzi».

LA SPIEGAZIONE
- «La mia arrabbiatura - ha spiegato Zenga - è nata da un inizio di conferenza stampa che non ritenevo corretto nei confronti di un allenatore e di una formazione che aveva appena ottenuto una vittoria importantissima. Il mio unico obiettivo era dare il massimo risalto alla prestazione del mio gruppo. Nessuno voleva mettere in discussione il pubblico o il rapporto con la società. I fischi ci stanno, ma è altrettanto normale da parte mia difendere i giocatori, per metterli nelle condizioni di dare il massimo». «Sono come uno squalo - ha aggiunto il tecnico dei catanesi - vado sempre dritto verso l'obiettivo. Se ho polemizzato, l'ho fatto a fin di bene, per tutelare i miei giocatori. Avrei dovuto essere un pò più diretto nell'immediato, ma così ho scoperto tanti 'amicì in più. Lo stress del prepartita è elevato, lo stress della partita è enorme, poi c'è lo stress del dopopartita - ha concluso Zenga - e a fine gara un allenatore che ci mette l'anima deve anche potersi arrabbiare di fronte ad alcune domande che reputa magari non inopportune, ma quanto meno intempestive».

LO MONACO - L'amministratore delegato, Pietro Lo Monaco, ha chiuso la polemica: «È stato un equivoco - ha precisato - un momento di rabbia non può incrinare una realtà solida come la nostra. Zenga ha entusiasmo e voglia di fare, vive questa esperienza con grande intensità e trasporto, il che non può che deporre in suo favore agli occhi della società. Se possibile, ora lo stimiamo ancora di più».
 
 
 
 
 

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