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Mourinho: «Andrei a cena con Ranieri e Mihajlovic»

Mourinho: «Andrei a cena con Ranieri e Mihajlovic»
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© LaPresse
 
Il tecnico dell'Inter: «Juve da temere, che sfida con il Manchester»
MILANO, 2 dicembre - Mourinho-Mihajlovic, nuova puntata. Intervistato da Mediaset, il tecnico dell'Inter ha lanciato ancora parole poco amichevoli verso l'attuale allenatore del Bologna, fino a pochi mesi fa vice di Roberto Mancini sulla panchina dei nerazzurri. Tutto nasce da un 'invito a cena'... Mentre con Claudio Ranieri non avrebbe problemi a sedersi a un tavolo e parlare di calcio perchè «è una persona con esperienza che ha dedicato la propria vita al pallone. Sicuramente discutere con lui significherebbe migliorare la mia conoscenza del calcio italiano», con il serbo non sarebbe la stessa cosa. «Con Mihajlovic non potremo parlarne di calcio- spiega Mourinho- perchè lui stesso ha dichiarato di non volerlo fare con me. Posso immaginare che, se non vuole parlare con me, non può parlare nemmeno con Eriksson, Ferguson, Sacchi, Wenger, Benitez... Non può parlare con la maggior parte dei top allenatori del calcio mondiale. Ma non gli dispiacerà ricordare il 10 di aprile del 2003: semifinale di Coppa Uefa (Porto-Lazio 4-1, ndr), unica partita in cui ha giocato 90 minuti e non ha visto la palla... Ma parlando più seriamente, gli faccio volentieri i miei auguri per l'anno nuovo ma non mi sembra che abbia bisogno di fortuna: è un allenatore con grande potenzialità, con una grande capacità psicologica, che trasmette forza e fiducia alla sua squadra e non credo che abbia bisogno di fortuna per arrivare dove vuole arrivare».

I PIRLA E GLI ITALIANI - Prima di iniziare il 2009 con l'Inter, oggi di nuovo in campo dopo le festività natalizie, l'allenatore dei nerazzurri ha parlato del passato e del futuro, dello scudetto, della Champions League, di Ibrahimovic. Ma non solo... - Nel calcio italiano, in questi sei mesi, di pirla ne ha incontrati? «No. Tengo a premettere che conosco bene il significato del termine adattato al mondo del calcio. Ci sono ovviamente persone con idee diverse dalle mie o che magari non condividono il mio punto di vista, ma ho trovato persone di grande personalità e grandi professionisti. Quindi no, nel calcio italiano non ho trovato dei pirla». - Calcisticamente l'Italia era come se l'aspettava? Quali sono gli aspetti che l'hanno colpita in maniera positiva e quali negativamente? «Per prima cosa credo che sia sbagliata la percezione che si ha del calcio italiano nel resto del mondo, non mi sembra giusta. Mi viene facile, vista la mia esperienza, fare un paragone con il calcio inglese. Questo è sicuramente un 'prodotto meglio lavorato' grazie a tutto quello che ci sta dietro e grazie anche ad una struttura promozionale che qui non c'è. Calcisticamente parlando, l'Italia è invece più ricca e più difficile. Per un allenatore questa è sicuramente una forte motivazione. In Inghilterra è facile fare la differenza con un approccio tattico diverso. La Premiership inoltre è un campionato nel quale viene molto esaltato l'aspetto emozionale e dove è molto forte quello fisico e mentale. Ne è un esempio il lavoro di Wenger con l'Arsenal quando ha vinto 2 o 3 campionati, e non è un caso che io sia arrivato al Chelsea nel 2004 e abbia vinto subito la Premiership. In Italia è assolutamente diverso: l'allenatore deve essere più completo perchè tatticamente è sempre difficile, si deve lavorare molto e ci si deve sempre aspettare che l'avversario stia lavorando di nascosto per preparare la partita in un modo che ti renda la vita sempre più difficile. Questo mi piace veramente»
 
LA JUVE E IBRA - Nel campionato italiano chi l'ha impressionata di più? «Dipende, non posso paragonare squadre differenti con obiettivi differenti. Mi sembra giusto parlare della Juventus, squadra tatticamente e veramente forte con una grossa personalità, e della Roma, che anche se ha cambiato modulo ha mantenuto i suoi principi di gioco e devo dire che mi piace veramente come Spalletti pensa il calcio. Poi c'è un gruppo di squadre che sta effettuando un importante cambio nella direzione giusta come, ad esempio, Genoa, Napoli e la stessa Udinese, anche se nell'ultimo periodo è calata e non ha ottenendo grandi risultati. Ci sono squadre con una loro filosofia calcistica che mi piace tanto e che giocano veramente bene. Penso, ad esempio, a Zenga con il suo Catania, una squadra che gioca sfruttando tutte le sue potenzialità. È una squadra che può arrivare a Milano, Torino o Genova e fare una grande partita perchè si adatta benissimo al proprio potenziale. Penso che si debbano ammirare tutte queste squadre, questo campionato è sicuramente migliore rispetto a quello dell'anno scorso e il merito è sicuramente loro e non nostro». - Un aggettivo per Zlatan Ibrahimovic? «Dovessi usare un aggettivo direi che è 'diverso'. In poche parole per me è il più grande al mondo». - Oggi è il 2 gennaio 2009. Faccia gli auguri agli italiani e a qualcuno che vuole scegliere come simbolo... «Agli italiani auguro lo stesso che auguro a tutti i miei cari e a coloro ai quali voglio bene, ovvero un 2009 in salute, tranquillità ed amore, una vita equilibrata a tutti livelli. Se dovessi scegliere una personalità in Italia, non posso non scegliere colui che ha deciso di portarmi qua: il presidente Massimo Moratti con le altre persone importanti di questo club. Gli auguri sono gli stessi, parlando di calcio invece sarei felice se al termine della stagione potessi regalare a loro qualcosa di importante che possa contribuire alla loro felicità».
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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