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Arnautovic: «Inter, ti farò ricredere sul mio conto»

Arnautovic: «Inter, ti farò ricredere sul mio conto»
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© Foto Liverani
 
L'austriaco: «Sono cambiato e farò cambiare idea anche a Mourinho»
MILANO, 1 febbraio - È arrivato a Milano al termine di una telenovela infinita condotta a colpi di fax, telefonate e messaggi a mezzo stampa. Doveva (stante le premesse) spaccare il mondo invece Marko Arnautovic ha raggranellato nei suoi primi sei mesi in nerazzurro una manciata di minuti - gli ultimi - col Chievo (6 gennaio) più un tempo in Inter-Siena tre giorni dopo. Di gol ufficiali, almeno in prima squadra, manco l’ombra, eccezion fatta per la doppietta in amichevole a Vaduz (14 novembre) oltre alla rete nel derby Primavera (9 dicembre). In compenso il piccolo Ibra con i suoi atteggiamenti un po’ così e qualche ritardo di troppo, ha più volte mandato su tutte le furie José Mourinho che a Riyad l’aveva addirittura spedito in un angolo perché aveva preso l’amichevole con l’Al Hilal come la partita tra scapoli e ammogliati dopo la grigliata di ferragosto. Arnautovic è arrivato a un passo dal taglio con annesso ritorno al Twente, rischio (quasi) scongiurato, visto che quest’oggi il mercato chiuderà la saracinesca senza scossoni per l’interessato.

«NON C’È SOLO IL TALENTO» - Nei prossimi sei mesi l’austriaco dovrà quindi meritarsi l’Inter. Una scommessa non facile da vincere, non fosse altro perché Palazzo Saras per acquistarlo dovrà versare nove milioni di euro al Twente: «Ma io - promette Arnautovic in una lunga confessione alla stampa austriaca - resterò qui e farò di tutto per far sì che Mourinho non possa più dire “Non abbiamo bisogno di te”». Già, perché i rapporti con l’uomo di Setúbal finora sono stati tutt’altro che facili: «Abbiamo parlato più di una volta e mi ha detto che sono uno dei più grandi talenti che abbia mai visto, ma mi ha anche detto che il talento da solo non è sufficiente. Da un lato - prosegue Arnautovic - sono soddisfatto di questi miei primi mesi in Italia, dall’altro no perché ho giocato soltanto due volte e questo per i miei problemi con Mourinho».

LA CONVERSIONE - Acqua passata, perché il cigno di Floridsdorf giura di aver cambiato stile di vita, nonostante in patria alcuni suoi atteggiamenti continuino a essere molto criticati («Se qualcuno pensa che sono arrogante, è perché quello è il mio modo di esprimermi col corpo, ma chi mi conosce, sa che non lo sono»). Un cambiamento radicale tanto in allenamento, quanto nella vita di tutti i giorni: «A Mourinho non piaceva il mio modo di allenarmi perché lui ama il lavoro duro e lo stile inglese. Io non ero il tipo per queste cose, ma dopo aver conosciuto la sua mentalità, sono cambiato. Anche il mio stile di vita non andava bene perché mangiavo a mezzanotte e tiravo tardi, ora invece vado a letto presto». Un cambiamento che avrebbe rasserenato i rapporti con l’allenatore portoghese: «Lui è una personalità molto forte, è sempre concentratissimo su ciò che fa e non gli interessa cosa facciano o dicano gli altri che siano Ronaldo, Beckham o Ronaldinho».

SLIDING DOORS - Chissà invece come sarebbe stato il suo ambientamento a Londra se avesse passato le visite mediche col Chelsea: «Questa estate sono stato là per quattro giorni e se non mi fossi rotto il piede, oggi sarei un giocatore del Chelsea». Poi si è fatta avanti l’Inter, un amore, decollato un po’ col freno a mano: «Non è che sognassi ogni notte l’Inter, ma ero consapevole che tutti sarebbero stati felici a giocare nell’Inter. Ho avuto un’opportunità e ho cercato di prenderla al volo». Il difficile comincia ora.
Stefano Pasquino
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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