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Mourinho: «Col Chelsea il mio cuore batterà solo per l'Inter»

José Mourinho, allenatore dell'Inter
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© Foto REUTERS
 
Il tecnico nerazzurro dice la sua sul ritorno degli ottavi contro "i Blues"
MILANO, 12 marzo - «Il mio cuore batterà solo per l’Inter». José Mourinho non vuole concedere spazio alle emozioni, anche se il primo match da avversario allo Stamford Bridge contro il Chelsea non sarà per lui una sfida come le altre. Certo, i Blues li ha già affrontati la settimana scorsa a San Siro, vincendo 2-1. Ma tornare nello stadio che per anni l’ha idolatrato non sarà semplice per lui. Accadrà martedì prossimo a Londra, quando i nerazzurri, unici superstiti della pattuglia italiana in Champions League, giocheranno il ritorno degli ottavi di finale di Champions League.

«GUARDERÒ LA PARTITA» - «La cosa buona - scherza Mourinho in un’intervista al sito della Uefa - è che non avrò molto da camminare. Dallo spogliatoio alla panchina sono solo cinque metri. Non dovrò attraversare lo stadio, non dovrò sentire le emozioni e le reazioni della folla. Mi limiterò a sedermi e a guardarmi la partita».

GIOCATORI PIÙ IMPORTANTI - «In campo vanno i giocatori, non io - prosegue lo Special One (soprannome che si è guadagnato proprio nei suoi anni londinesi -. Loro sono molto più importanti di me, perché le partite si vincono sul terreno di gioco, non in panchina. Ma il mio cuore sarà solo per una parte. Questo è quello che un professionista deve fare. Ma non posso nascondere che il Chelsea è una parte molto importante della mia vita».

L'OTTIMISMO - Quanto alle prospettive della sua squadra in Champions, il portoghese è ottimista, non solo in virtù del risultato dell’andata, ma anche perché a suo dire «anno dopo anno la tendenza (dell’Inter, ndr) è migliorare»: «Se l’allenatore fa il suo dovere - afferma ancora Mourinho - e il club lo supporta, e questo è il mio caso, si riesce sempre a migliorare. Abbiamo comprato qualche giocatore che l’anno scorso (quando i nerazzurri furono eliminati dal Manchester United, ndr) non avevamo, ad esempio un centrocampista d’attacco di grande fantasia come Wesley Sneijder. In avanti abbiamo più soluzioni con Milito, Eto’o e Pandev. Certo, abbiamo perso Zlatan Ibrahimovic, ma con questi tre giocatori abbiamo più soluzioni e più opzioni. In più, Lucio è il centrale difensivo che ci mancava: alto e forte di testa. Penso che adesso la squadra sia più adatta al gioco moderno».

SCUOLA AJAX - Tornando su Sneijder, Mourinho si klascia andare a grandissimi complimenti: «È un giocatore di scuola Ajax e di norma i giocatori dell’Ajax, con tutti gli allenamenti che fanno fin da bambini, sono tecnicamente superbi. Per loro piede destro e piede sinistro sono esattamente la stessa cosa. Il modo in cui pensano al calcio è davvero intelligente e hanno sempre gli occhi aperti per leggere le partite. È la conseguenza del lavoro che fanno da giovani in un ambiente culturale bello come quello dell’Ajax. All’Inter adesso c’è una struttura che può dare a Sneijder la libertà di giocare come preferisce. A volte ho l’impressione che sia un attaccante proprio per tutta la libertà che ha. Qui ha trovato l’ambiente per esprimere il suo potenziale».

NUOVA MENTALITÀ - I miglioramenti dell’Inter non sono solo tecnici. Secondo il portoghese la squadra è diventata più forte mentalmente. La vittoria di gennaio contro il Milan ne è stato a suo avviso un esempio così come il 4-3 ai danni del Siena e il pari interno con la Sampdoria giocando in nove per oltre un’ora. «La partita col Siena è un buon esempio di che cosa siamo - dice Mou -. Stavamo perdendo e abbiamo segnato il pari al 91’. Una squadra normale, giocatori normali e un allenatore normale si sarebbero detti: “Ok, ce l’abbiamo fatta, abbiamo preso un punto, non abbiamo perso, finiamola qui”. Invece io gridavo ai giocatori: “Mancano tre minuti, solo tre minuti”. Potevamo vincere o perdere. Abbiamo vinto. Samule continuava a domandarmi: “Devo tornare in difesa?”. La mia risposta è stata: “No, non tornare, resta in attacco per questi tre minuti e vediamo che cosa succede”. È stata una mia decisione, ma un allenatore può essere solo “arrogante”, deve avere questa mentalità vincente se vuole che la risposta dei giocatori sia buona».

DETTAGLI DECISIVI - Il portoghese sa però che la mentalità vincente non è una garanzia sufficiente per andare avanti in Champions League: «Dipende tutto dai dettagli - spiega -. Se sei fortunato o sfortunato nel sorteggio, se la palla colpisce il palo e poi va dentro oppure fuori, se un giocatore è squalificato e non può giocare il match decisivo, se la tempistica degli infortuni è negativa e una squadra perde due o tre uomini-chiave, se una decisione arbitrale è a tuo favore o a tuo sfavore. Ovviamente, solo una grande squadra può vincere la Champions League, ma se è così allora ci sono nove squadre che possono conquistare il trofeo. È difficile da prevedere».

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • romimmo13/03/2010 14:43:30
    Dato che ci sei fatti battere il cuore dall'inter e batti pure la testa al muro doipo la partita col Chelsea.
  • maxswe12/03/2010 22:33:00
    Io
    Nasco
    Triste
    E
    Rosico
  • 12/03/2010 21:23:45
  • Amighdala12/03/2010 19:24:28
    aaaaaaa, quindi il tuo uore nn batte per i soldini che ti dà zio massimone?! dai...ti credo
     
     
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