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Juve-Inter, storia di una rivalità

Juve-Inter, storia di una rivalità
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Tra bianconeri e nerazzurri cinquant'anni di liti, accuse, denunce e rancori
TORINO, 22 settembre - Torna Juve-Inter. E in fondo c’è sempre stata. Cinquant’anni di rivalità e oggi un progetto di fuga in comune: l’ultimo capitolo della sfida non solo sportiva è il duello Ranieri-Mourinho. Ma la storia del derby d’Italia è costellata di dispetti, liti furiose, denunce, rancori. E allora ecco il riepilogo dei veleni.

IL PRIMO SCONTRO - Si comincia 46 anni fa, stagione 1960-61. La pietra angolare della rivalità di oggi. La Juve è ancora quella di Boniperti e Sivori, l'Inter è da poco diventata quella di Helenio Herrera. Il 16 aprile 1961 si gioca a Torino, con la Juve prima e l'Inter staccata terza a 4 punti. L'attesa è enorme, come la folla che spinge per entrare allo stadio. I cancelli del Comunale non reggono, entrano 10 mila persone in più di quante ce ne starebbero, molti si sistemano a bordo campo, in due vanno addirittura a sedersi sulla panchina di Herrera. L'Inter chiede di non giocare, l'arbitro Gambarotta è di avviso contrario. Dura 31 minuti, poi la folla straripa e l'arbitro sospende. È 0-2 a tavolino, per la Juve si mette male col Milan a -1 e l'Inter a -2. Il 26 aprile la Lega ratifica il risultato ma la Juve non si arrende, il giovane avvocato Chiusano ricorre alla Caf che alla vigilia dell'ultima giornata ordina la ripetizione della gara. Ma la Caf è organo federale, di quella federazione presieduta da Umberto Agnelli che è anche presidente della Juve. L'Inter grida allo scandalo e nella ripetizione, che si gioca a campionato finito ed è ormai ininfluente per lo scudetto, Angelo Moratti manda in campo la squadra Primavera. Non c'è storia, la Juve vince 9-1 nell'ultima partita di Boniperti e la prima di Sandro Mazzola (che segna l'unico gol nerazzurro).

RONALDO '98 - Da lì nulla sarà più come prima. La rivalità resisterà negli anni, per tornare ad espoldere al primo torto, al primo dubbio. Fino ad arrivare a un'altra data famosa, il 26 aprile 1998. Si gioca ancora a Torino: la Juve è prima con 66 punti, l'Inter è quella di Ronaldo, seconda con 65. Sull'1-0 Iuliano va a far muro contro Ronaldo in area, il Fenomeno rimbalza a terra ma Ceccarini non fischia. S'infuria pure un uomo solitamente tranquillo come Gigi Simoni, che entra in campo mentre dall'altra parte Ceccarini dà rigore per fallo di West su Del Piero (lo parerà Pagliuca). Finisce 1-0, lo scudetto andrà alla Juve, all'Inter resterà solo nuova rabbia. «Gli arbitri hanno paura a far del male alla Juve e questa è una cosa che non gli si toglie dalla pelle. Il loro è un complesso», dirà Moratti.

LITIGI CONTINUI - E intanto il derby d'Italia si consegna a eterna polemica. Nel terzo millennio il fuoco non smette mai di bruciare. È un continuo botta e risposta: il 19 ottobre 2002 Vieri riagguanta la Juve in mischia, c'è un fallo di carica su Buffon che Collina non vede. «A San Siro è crollata la diga del Vajont» dirà Moggi polemico. Nel tempo va sempre peggio, fino ad arrivare alla stagione 2005-06, quella che sfocerà in Calciopoli. È un crescendo. Il primo battibecco già a fine agosto, dopo la Supercoppa vinta dai nerazzurri. Moggi sarcasticamente parla di un'Inter che lotterà per il secondo posto, replica stizzito Mancini: «Non devo rispondere a Moggi, ma è lui che dovrà rispondere a qualcun altro tra un po’». Poi si ricomincia in campionato. L'Inter ha appena battuto la Fiorentina 1-0, con un gol di Martins nato da un fuorigioco di Adriano. Giraudo ironizza sui presunti favori ricevuti dall'Inter. Risponde ironico Facchetti: «Io ho un foglietto in cui sono elencati tutti i torti subiti da noi. Mentre per elencare i favori ricevuti dalla Juve ci vorrebbe un libro».

IL CASO ZORO - In campo, il 2 ottobre, nello scontro diretto vince la Juve 2-0: TrezeguetNedved. Secondo round di polemiche a fine novembre. L'Inter vince a Messina ma scoppia il caso Zoro dopo gli insulti razzisti del settore interista del “San Filippo” all'ivoriano. Partita sospesa, poi ripresa, parapiglia e lieto fine. Moggi fa “invasione di campo” dialettica: «L'Inter rischia una squalifica». Da Parigi risponde Facchetti: «Non sapevo che adesso Moggi facesse anche il giudice sportivo». Non finisce. Giraudo riattacca il filo dove era rimasto sospeso: «C'è chi parla tanto di moralità e poi spende tanti miliardi senza riuscire a vincere». Apriti cielo. Tocca sempre a Facchetti: «Giraudo evidentemente sa bene cos'è l'immoralità». Esce allo scoperto anche Tronchetti Provera: «Uno dei motivi per i quali l'Inter non vince è che non si piega a giochi di potere». E Mancini ci mette il carico da undici: «Per me Facchetti è stato sin troppo signore nel rispondere così a Giraudo. Io avrei risposto in ben altro modo». Da tecnico a tecnico, chiude Capello: «Quello che ho sentito è gravemente offensivo per questa società».

ACCUSE RECIPROCHE - La settimana dello scontro diretto è tanto per cambiare avvelenata: dopo il contestato arbitraggio di Juventus-Udinese con il gol di Del Piero in sospetto fuorigioco convalidato da Dattilo è Facchetti ad avanzare sospetti: «La Juve ha mille risorse», mentre Mancini sceglie il profilo ironico: «Non ho visto nulla di irregolare». S'infuria Moggi: «Se Facchetti si riferisce alle nostre risorse tecniche va bene, altrimenti mi sono stufato. È il primo episodio a nostro favore, andatevi a rivedere invece gli arbitraggi per l'Inter». Rispuntano i dossier: Facchetti dice di averne uno pronto con tutti i favoritismi pro-Juve (salvo poi fare marcia indietro e parlare di foglietto dato da amici dell'Inter), Moggi continua a fare l'elenco delle partite in cui l'Inter sarebbe stata aiutata. Si arriva al giorno della supersfida e a fine gara succede di tutto. Dopo la partita Mancini si scaglia contro Nedved («È un simulatore, fa sempre cosi») e Paparesta (per le offese all'arbitro il tecnico nerazzurro sarà squalificato), i giocatori dell'Inter si accodano alle accuse dell'allenatore e parlano di fallo inesistente di Cordoba su Nedved nell'occasione della punizione decisiva di Del Piero. Figo invece va via rilasciando solo una battuta velenosa: «Non parlo, adesso arriva Moggi e spiega tutto». Replica Moggi: «Fa bene a stare zitto, lui che firma contratti in collezione».

FIGO ALL'ATTACCO - A San Valentino nuovo atto, con Figo che avanza sospetti sempre più velenosi su Moggi: «Ci deve spiegare cosa faceva nello spogliatoio dell'arbitro prima della partita. Quando una squadra ti batte con merito non puoi far altro che congratularti, quando vince perché è aiutata da fattori esterni è normale arrabbiarsi». E ancora: «Non so perché Moggi possa assumere simili atteggiamenti da padrone del calcio, e di sicuro nella mia carriera non ho mai incontrato una figura come la sua in altri paesi». La Juve lo denuncia alla Figc, si attiva l'Ufficio indagini. Arriva la replica dell'Inter che parla di «prova d'arroganza sicuramente fuori luogo» e fa sapere che «si farà carico di difendere l'onorabilità del proprio calciatore in tutte le sedi competenti e, ove occorra, a chiedere la punizione di chi ne abbia messo in discussione l'onestà, attentando alla sua libertà d'opinione e d'espressione».

ESPLODE CALCIOPOLI - La battaglia diventa guerra a maggio, quando scoppia Calciopoli. Alle prime intercettazioni Mancini va giù durissimo: «Credo che ci sia da piangere per quello che è successo, bisogna solo vergognarsi e basta. Questi sono fatti gravissimi: diventa inutile arrabbiarsi, soffrire e preparare le partite e poi scoprire che una cosa è già stabilita». Per la Juve della Triade è l'inizio della fine: la squadra va in serie B, Moggi, Giraudo e Bettega spariscono. Per l'Inter sono i giorni della rivincita. Moratti si prende tutto: il passato, uno scudetto, Ibrahimovic e Vieira. E mentre la Juve espia le sue colpe in B l'Inter vince lo scudetto dei record ma pure uno scudetto dimezzato secondo il popolo bianconero. Senza la Signora non vale, questo il senso.

GLI ULTIMI FUOCHI - L'anno scorso si ritrovano. All'andata finisce 1-1, senza vendette né rivincite. Al ritorno però vince la Juve a San Siro, 2-1, prendendosi anche lo sfizio di riaprire virtualmente il campionato alla Roma. L'ultimo sgarbo, in campo e senza troppe chiacchiere. L'Italia, se tre giornate sono sufficienti, è ancora loro. E adesso tocca a Ranieri e Mourinho.
 
 
 
 
 

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