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Juve-Roma, rivalità antica

Juve-Roma, rivalità antica
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Nasce negli anni '80 con le presidenze di Boniperti e Viola. Poi prosegue con le polemiche tra Sensi e Moggi, Giraudo e Bettega
TORINO, 31 ottobreJuve-Roma, una rivalità che è diventata ormai tradizione. Una rivalità spesso sfociata in duri attacchi reciproci, illazioni, accuse. Una storia fatta di intrecci. Tanto per fare un esempio, i bianconeri proprio nella tana della Roma, l'Olimpico, vincono una delle più emozionanti Champions League della storia. Oppure Fabio Capello, che dopo una dura lotta contro la dirigenza juventina, fa i bagagli di notte e si trasferisce, via da Roma, direzione l'amata/odiata Torino.

GLI ANNI '80
- L'inizio della vera rivalità nasce negli anni '80. La Roma dopo il periodo mediocre di Anzalone finisce nelle mani di Dino Viola. L'ingegnere si mette in testa di sfidare le squadre blasonate e vincenti di quel periodo. Prima fra tutte la Juventus che con Boniperti presidente stava dominando. Comincia così una serie di campionati in cui le sfidanti principali per il titolo sono proprio loro: giallorossi e bianconeri. Non c'è spazio per nessun altro. Sono anche gli anni degli scontri tra i due presidenti e delle polemiche. Come non ricordare, per esempio, l'ormai celeberrimo gol di Turone. Alla fine degli anni '80 però nessuna delle due squadre vincerà più il titolo. Ma la Juve ha davanti a sè un futuro che si rivelerà radioso, mentre la Roma, con la morte di Viola, precipita. Finisce nelle mani di Ciarrapico e rischia di brutto.

GLI ANNI '90
- Si passa allora al periodo Sensi. E qui ricominciano le aspre lotte a colpi di dichiarazioni. Il presidente scomparso dichiara guerra al Palazzo. Zeman, tecnico dei giallorossi, non si fa pregare e accusa la Juve a tutto campo, dalla questione arbitrale a quella del doping. Nel frattempo a Torino è cominciata l'era di Moggi, Giraudo e Bettega, che regala alla società e ai tifosi anni di successi.

IL NUOVO MILLENNIO
- Sensi, con l'appoggio di Capello e del dirigente Baldini, continua la sua guerra. La dirigenza bianconera risponde, a parole e con i fatti, costruendo ogni anno squadre super competitive. Il resto è storia quasi recente: è il "non andrò mai alla Juve" di Capello, salvo poi dietrofront improvviso. Un'esperienza che poi, con le dovute differenze, dovranno subire anche i tifosi della Vecchia Signora. Con Don Fabio la Juve vince i suoi ultimi 2 scudetti, poi revocati a causa di Calciopoli. Proprio l'ex allenatore della Roma, un vincente ma che ha sempre preteso grandi ribalte, dà le dimissioni nel pieno dello scandalo. La Juve viene costretta alla B e la rivalità con la Roma si affievolisce. Anche perchè la Triade non è più al comando dei bianconeri e il presidente Sensi è ormai fuori dal mondo del calcio per via di una malattia che poi questa estate lo ha portato alla morte. I protagonisti sono cambiati.

OGGI
- Ora però le due squadre si ritrovano tutte e due davanti ad un bivio: domani Del Piero e compagni devono vincere a tutti i costi. Per dimostrare che la crisi è alle spalle, per riprendere una marcia che come obiettivo dichiarato ha le parti alte della classifica, magari lo scudetto. Anche per i giallorossi, però, la partita è fondamentale: con una sconfitta a Torino lo spettro della B sarà sempre più concreto. Sarà battaglia quindi. È destino che queste due squadre si ritrovino davanti sempre in momenti storici decisivi. Per ora, almeno, meno nobili di qualche tempo fa. Ma pur sempre decisivi.


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