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Nedved: «Credo nella finale di Champions»

Nedved: «Credo nella finale di Champions»
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© LaPresse
 
Il ceco ammette: «Voglio vincere e amo questa maglia»
TORINO, 4 dicembre - In 111 anni di storia la Juve di campioni ne ha man­dati in campo davvero un’enor­mità e tutti li ha sostituiti, spesso con fuoriclasse ancora più grandi. Sostituire Pavel Nedved non sarà semplice. Un altro tipo così è difficile an­che solo immaginarlo, figuria­moci strapparlo alla concor­renza. Ma il re ceco non ha an­cora abdicato, anche per scacciare infine quel chiodo fisso dalla mente: «Sì, lo sapete: ho un chiodo fisso». Pausa da con­sumato attore. O, magari, sem­plicemente utile ad assaporare la completezza del concetto: «Il mio chiodo fisso è alzare la Champions».

Buffon sostiene che, in effet­ti, questa Juve è più da Champions che da scudetto. (sorriso largo)
«Mi hanno reso davvero felice le parole di Gigi, certe cose dette da lui sono an­cora più importanti. Io condivi­do tutto, ci mancherebbe. E non soltanto perché punto principalmente a quel traguar­do. Il fatto è che la Champions rimane una competizione stra­na, dove conta relativamente la continuità. A influire è so­prattutto il modo in cui ti pre­senti alle grandi sfide e in que­sto alla Juveci sappiamo fare».

La notte del Bernabeu vi ha dato tanto...
«E’ stata una notte splendida. Quanto sono stati faticosi quei due anni di lontananza da cer­te sfide, ma se abbiamo impie­gato così poco tempo per ritor­nare, per riprendere possesso di certe emozioni, è perché sia­mo un gruppo speciale, abbia­mo valori grandi».

Lei ha 36 anni e sembra un ragazzino, Del Piero ne ha 34 e sembra essere persino più forte di quanto mai lo sia stato nel corso di una straordinaria carriera. Qual è il vostro segreto?
«E’ la capacità di metterci ogni giorno in discussione, di dare tutto quello che abbiamo den­tro per migliorarci o, a questo punto, per non perdere mai un colpo. E tutto si traduce nella voglia di vincere con questa maglia. Sono davvero orgoglio­so di giocare nella Juve con gente come Alex, Gigi, Camo...».

Proprio l’orgoglio è un altro dei vostri segreti.
«Sì, c’è tanto orgoglio nell’esse­re un giocatore della Juve. Ri­cordo che in passato altri gioca­tori mi dicevano: solo vestendo quella maglia si può capire quanto si ama la Juve. Ora posso dirlo anch’io, anche se non saprei nemmeno spiegare bene cosa provo. Però è proprio vero, questa squadra ha qual­cosa di unico e riesce a tra­smetterlo di generazione in generazione».

Si discute sul fatto che la Ju­ve debba puntare allo scu­detto. Lei ne ha vinti 4 in bianconero, uno nella Lazio: che sensazioni ricava da quanto vede nello spoglia­toio. Può essere l’anno giu­sto? «Le sensazioni sono ottime. Ab­biamo attraversato un mo­mento delicato, dopo Napoli ci davano tutti per spacciati, ma quelli sono esattamente i mo­menti che piacciono a un gioca­tore della Juve. Lì abbiamo ini­ziato la nostra rincorsa, al San Paolo intendo. Subito dopo la sconfitta».

Leggi il resto dell'intervista sull'edizione di Tuttosport oggi in edicola
 
 
 
 
 

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