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Ferrari e Del Piero, storie di tecnologia e genialità. Il capitano: «La Juve ha una grande voglia di vincere»

Ferrari e Del Piero, storie di tecnologia e genialità. Il capitano: «La Juve ha una grande voglia di vincere»
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La storia della F1 e la storia della Juve, il lavoro come virtù vincente, la capacità di reagire a cadute ed infortuni tornando protagonisti: il 2009 si apre con due simboli vincenti che per carriera e tradizione vanno al di là del tifo. Il numero 10 bianconero: «Col Siena buon inizio 2009. Siamo stati caparbi»
TORINO, 12 gennaio - Due simboli vincenti che per carriera e tradizione vanno al di là del tifo, dell'appartenenza, dei colori. La Ferrari e Alessandro Del Piero sono l'archetipo del successo, la definizione stessa di positività. Due storie esemplari che incarnano valori positivi e la capacità di essere protagonisti.

LA STORIA DELLA F1, LA STORIA DELLA JUVE - F60 perché? Per i sessanta campionati del mondo disputati dalla Rossa di Maranello, l'unica scuderia sempre presente in F1. Un pilastro, una colonna portante. Come Alex alla Juve. Il più presente di sempre, il più vittorioso di sempre, il simbolo e la bandiera. Bella e decisiva.

LAVORO FATTORE COMUNE - Caparbietà e voglia di vincere, unita ad una parola che diventa mantra in una carriera che vuole essere trionfale: il lavoro. Minimo comune denominatore della capacità di ottenere il massimo dal talento. Ogni giorno lo studio di nuove soluzioni e innovazioni, nella galleria del vento come a Vinovo, per riuscire a guadagnare quel centesimo o quel centimetro necessario e determinante, spartiacque tra vittoria e sconfitta. Alettoni, 'pinne', scarichi modificati e migliorati continuamente, come finte, dribbling e punizioni. Il sacro furore della lotta con se stessi, per migliorare. Sempre.

CADUTE E RISALITE - Una lunga carriera comporta giocoforza degli stop, delle pause, degli infortuni. Rallentamenti sulla tabella di marcia, intoppi che pregiudicano un Gp o un match così come un campionato intero. Può capitare un problema tecnico, come una squalifica, può capitare la rottura del motore come uno stiramento, può capitare di restare per lunghi anni lontano dalle prime posizioni come di restare per molti mesi lontano dai campi di gioco per l'infortunio al ginocchio. Oppure di perdere un titolo mondiale all'ultima curva, come una Champions League in finale. È capitato di cadere, al Cavallino. È capitato di cadere, a Del Piero. Eppure entrambi sono stati capaci di risalire, di risorgere, come fenici mitologiche, lente ma inesorabili nel trovare nelle ceneri delle difficoltà la forza e il fuoco sacro per ritornare. Vincenti. A macinare campionati e collezionare scudetti.

OPERE D'ARTE - Le vetture di Maranello sono, per definizione, dei pezzi da museo. Ma anche Alex sa costruire vere e proprie opere d'arte con le sue punizioni. Che per lui sono una passione. «I tiri su punizione - racconta lui - mi hanno sempre affascinato, perché c'è il gusto della sfida a tu per tu con il portiere: lui cerca di piazzarsi e tu cerchi di fregarlo. E nel calcio moderno sono diventate un'arma letale. Decido al momento della rincorsa, valuto il piazzamento della barriera e del portiere, cerco di ricordarmi se nei video che osservo prima della partita l'ho visto muoversi in un modo particolare. Ma alla base di tutto c'è la percezione di come mi sento io: se ho ancora forza sufficiente per tirare di potenza, se il piede è caldo per cercare una traiettoria difficile. E anche il tipo di terreno è un elemento fondamentale. Oltre a essere belle le punizioni devono essere determinanti perché le si ricordi volentieri». Il capitano della Juve parla anche della vittoria di ieri contro il Siena. «Buon inizio del 2009, con una sofferta ma importantissima vittoria all'esito di un incontro dove siamo stati capaci di lottare con caparbietà e voglia di vincere, qualità fondamentali che ci hanno permesso di superare il Siena, autore di un'ottima prova».
 
Vladimiro Cotugno
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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