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Il parere su Recoba così attuale

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© LaPresse
 
«La giustizia sportiva tenga conto di quella ordinaria»
TORINO, 15 gennaio - La giustizia sportiva è diversa da quella penale e devono proseguire su binari paralleli: ecco perché il processo di calciopoli non può essere rivisto alla luce delle decisioni della giustizia ordinaria. Questo è la tesi degli “anti­revisionisti” che sostengono che gli scudetti non possono tornare indietro e la Juventus non può appoggiarsi sulle sentenze dei tribunali che, come ha già fatto quello di Roma nel caso Gea, può attutire, se non proprio smontare l’impianto accusatorio su cui si è basato anche il processo sportivo.

IL PARERE - Ma questa tesi va in contrasto con un parere particolarmente autorevole che proprio la Figc chiese e accolse nel 2001, per districarsi nella giungla di passaportopoli, quando teneva banco il caso dei documenti falsi dell’interista Alvaro Recoba. Fu l’allora presidente federale Gianni Petrucci a chiedere a Vincenzo Caianiello, presidente emerito della Corte Costituzionale. E Caianiello consigliò, per lo scandalo dei passaporti falsi, una sanzione sportiva lieve, in attesa della sentenza penale che avrebbe potuto smentire i giudici federali, esponendo la Figc a gravi conseguenze. Il testo del suo parere sui possibili intrecci tra magistratura odinaria e giustizia sportiva usava spesso le parole «prudenza e buonsenso».

LA SPIEGAZIONE - Per l’esattezza, il giudice Caianiello spiegò in quei giorni: «In astratto l’ordinamento sportivo, in quanto autonomo, potrebbe anche decidere di procedere per proprio conto; però dovrebbe tenere conto che quello del calcio è un mondo in cui girano molti soldi e quindi può avere riflessi sull’ordinamento statale. Una squalifica ad un grosso giocatore, una penalizzazione ad un club importante produrrebbe riflessi sulla Borsa, sulla valutazione del giocatore, cioè un danno economico sui rapporti sociali, di lavoro, di credibilità. E’ soprattutto in tali situazioni che si rischia di esporsi a richieste di danni. Se la falsità del passaporto non è accertata, ricorrere alla responsabilità oggettiva è comunque un rischio».

LA MORALE - Insomma: troppo alti gli interessi del calcio che, in questo momento, vede tre squadre quotate in Borsa nella serie A, perché la giustizia sportiva non tenga conto di ciò che succede nei tribunali dello Stato. Un modo di interpretare il difficile rapporto fra giustizia ordinaria e sportiva che risponde indirettamente anche alle obiezioni di chi ricorda i casi del calcioscommesse Anni 80. Allora la giustizia sportiva bastonò (retrocessioni dei club e lunghissime squalifice ai giocatori), quella ordinaria assolse, senza che la Federazione riaprisse il suo processo. Ma dagli Anni 80 ad oggi, non solo ci sono state squadre che hanno intrapreso la via della Borsa, ma gli stessi club hanno mutato il loro stato da società senze fini di lucro a società con fini di lucro. E il mondo del calcio, con un fatturatto complessivo che supera il miliardo di euro, è una delle maggiori “imprese” nazionali. Può, date queste condizioni, la giustizia sportiva non tenere conto di quella ordinaria? Sono in molti che oggi risponderebbero come allora Caianiello: no.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • isabella15/01/2009 17:40:07
    Ieri sera da Vespa,i tifosi Romanisti continuavano a menarla contro la Juve, ma nessuno gli dice che lo Scudetto l'anno vinto cambiando una legge in corso (quella sugli stranieri)e quindi quella domenica poerono schierare uno in più.Nessuno gli ricorda delle fideiussioni,dei Rolex agli arbitri,e tante altre cose.Cari Romanisti a volte sarebbe meglio tacere..
     
     
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