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Amauri: «Il futuro è la Juve»

Amauri: «Il futuro è la Juve»
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© Foto Liverani
 
L'attaccante: «Soffriamo ma stiamo digerendo il lavoro. L’Inter ci ha messo un po’ in difficoltà: bravi ad approfittare dei loro errori»
PESCARA, 16 agosto - L’aveva promesso lu­nedì a Villar Perosa che avrebbe fatto entusiasmare i tifosi bianco­neri. E se anche la Juventus nel primo confronto con l’Inter è appar­sa meno spettacolare ma più cini­ca, a tenere viva la speranza nel po­polo juventino ci pensa proprio Amauri. Il fuoriclasse brasiliano non sbaglia un colpo. E sono sette i gol dell’estate, capocannoniere sta­gionale. Segna a raffica perché per un attaccante il gol è la linfa vitale, segna tanto perché vuole dimostra­re che il suo posto è alla Juventus. Segna da bomber di razza, appro­fittando dell’errore di Nelson Rivas, con un destro in diagonale su cui Julio Cesar è costretto ad arrendersi e si ripete nel match con il Milan beffando Flavio Roma. «Tutto sommato è andata bene, l’Inter ci ha messo un po’ in diffi­coltà ma siamo stati bravi ad ap­profittare del loro errore e a vince­re ai rigori. Il nuovo schema? Non siamo abituati a questo modulo, ma sappiamo soffrire. Certo, ci so­no cose ancora da migliore, ma an­diamo avanti così. Stiamo digeren­do la mole di lavoro fatta finora. Il futuro, comunque, promette bene».

SOGNO MONDIALE - E’ arrivato l’estate scorsa Amauri e subito si è inserito perfettamente nei mecca­nismi della squadra. Abituato alla gavetta, non ha mollato la presa, è cresciuto, è migliorato, consapevole di giocarsela alla pari con gli altri bomber bianconeri. Adesso, poi, che la squadra si è rinforzata con Die­go e Felipe Melo, il brasiliano re­spira aria di casa. Samba, fantasia e show per un’altra stagione alla grande. Ma, nell’annata che porta ai Mondiali in Sudafrica, Amauri sa che non può e non deve fallire: non lo nasconde, il suo obiettivo è vincere con la Juventus per conqui­starsi un posto in azzurro. Manca soltanto un documento, l’ultimo dettaglio di una storia infinita, e poi l’attaccante avrà finalmente anche il passaporto italiano. Marcello Lippi lo aspetta a braccia aperte, lui scalpita anche se ufficialmente non vuole sbilanciarsi.

NEDVED SULLE SPALLE - Sette centri, anche se è calcio d’agosto, anche se sono soltanto amichevoli, ma visto il nervosismo in campo (contro l’Inter), un rigore sbagliato, l’espulsione di Materazzi per pro­teste, una quasi rissa tra Felipe Melo e Stankovic, la sfida con i ne­razzurri non può mai essere eti­chettata una partita qualsiasi. E quella con il Milan di Leonardo, che voleva interrompere la serie di sconfitte estive è stata meno acce­sa, non meno difficile. Lo sa bene Amauri, gli è bastato respirare per una stagione l’aria bianconera per comprendere le vecchie ostilità ali­mentate dal vento di Calciopoli. La squadra rinforzata gli ridà vigore, mostra grinta e orgoglio quando si batte come un forsennato, lui dal fisico bestiale, in mezzo alle torri interiste. E Materazzi, che alla vi­gilia ha ironizzato sulla Juventus che in agosto si dice sempre perico­losa, come l’anno scorso, viene bec­cato in fallo proprio sul brasiliano: sarà un rigore un po’ dubbio, quel­lo concesso dall’arbitro Damato, però Iaquinta lo sbaglia. Meno male che ci pensa Amauri a rispon­dere al vantaggio di Thiago Motta. E anche nella lotteria fina­le dei rigori non sbaglia il colpo. «Ho dimostrato di essere da Juve, l’an­no scorso sono partito bene, poi l’infortunio mi ha impedito di pro­seguire, adesso sono a posto e vo­glio fare di più». Porta addosso la maglia numero 11 che ha lasciato Pavel Nedved, una responsabilità in più. «La devo onorare con gran­di prestazioni». Come quelle di Pe­scara. Ed è soltanto l’inizio.Marina Salvetti
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • gazusa17/08/2009 00:36:52
    siamo nelle tue mani..
     
     
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