Vucinic, classe e genio: «E' come un Van Gogh»
Corvino lo scoprì a 17 anni. L’exploit con Zeman, poi la Roma Tecnica, velocità e piedi magici. E contro le big segna sempre. Cavasin: «Quando lo vedi toccare la palla sembra di guardare un quadro di Van Gogh»
© LaPresseCOME VAN GOGH - «Arrivò in ritiro a Cavalese, lo avevamo comprato per 800 milioni di lire, un investimento per un ragazzino, ma ci siamo fidati ciecamente di Corvino - ricorda Rico Semeraro, l’ex presidente del Lecce - e al primo allenamento Cavasin non ebbe dubbi nell’etichettarlo come un predestinato. Lo si vedeva dal modo in cui toccava la palla che aveva un talento straordinario». Tanto che lo stesso Cavasin scomodò un paragone ingombrante: «Ti fa restare a bocca aperta, quando fa il movimento, dettando il passaggio ai compagni, ti trasmette la tecnica pura. Per me, è come fermarsi dinanzi a un’opera di Van Gogh e godersela in silenzio. Nelle sue movenze eleganti, c’è l’arte del calcio».
LA PUNIZIONE - Correva l’anno 2000: si intravvedevano già grandi doti, ma anche un carattere un po’ ribelle. «Sì, era un discolo, come tutte le persone geniali. E Vucinic è un genio della palla» conferma Giovanni Semeraro, patron del Lecce, che rivela anche un aneddoto. «Un giorno Mirko litigò con un compagno di squadra e Corvino lo punì facendogli pulire la sede del club: armato di ramazza, lavò il pavimento di tutte le stanze. Una punizione inusuale, ma doveva servire da lezione».
RIPESCATO - E non sarà la prima volta che Vucinic non rispetta le regole, come racconta Delio Rossi, suo allenatore per due stagioni (dal 2002 al 2004) a Lecce. «Sono subentrato a gennaio a Cavasin, la squadra non stava facendo bene e allora sono andato a vedere gli allenamenti della Primavera per inserire qualche ragazzo. Così ho conosciuto Vucinic: si era beccato una squalifica di sei giornate per aver dato una spinta a un arbitro, il Lecce aveva inasprito la pena mettendolo fuori rosa. Ho insistito perché venisse perdonato e si allenasse con noi». In quella stagione il Lecce retrocede comunque, ma l’anno successivo riconquista la serie A grazie a tre talenti della Primavera, Vucinic, Ledesma e Konan.
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