Lippi: «Lo stadio della Juve sarà un tempio del calcio»
L'ex tecnico della Juve e dell'Italia mondiale: «All'inaugurazione ci sarò. Che emozione quando sbancammo il Camp Nou in Champions. Se quando giochi ti senti a casa hai forza e sicurezza, però è più importante la squadra»
© LaPresseHa citato due stadi niente male. Lei quale preferisce?
«Il Camp Nou, perché lì con la Juve ho vinto. Ci fu molta Spagna in quella Champions chiusa con la finale di Manchester. Negli ottavi eliminammo il Deportivo La Coruña che era formazione molto diversa da quella, dimessa, di oggi. Nei quarti riuscimmo appunto nell’impresa di espugnare il campo del Barcellona, vincendo per 2-1 nei supplementari nonostante fossimo in dieci. In semifinale fu la volta del Real Madrid, che battemmo 3-1 al Delle Alpi. Poi, è storia, andò male con il Milan...».
Va concesso credito alla teoria che uno stadio ti possa portare in dote qualche punto, oppure no?
«Certi stadi possono indubbiamente regalarteli, perché diventano la tua casa, ti danno sicurezza, forza. Però un grande gruppo non si fa intimorire dall’ambiente avverso. Dunque lo stadio conta. La squadra di più...».
Il Delle Alpi è lo stadio della sua vita?
«A poco a poco mi ci affezionai, anche se a volte era mezzo vuoto. Lo ritrovavi al suo meglio nelle grandi occasioni».
Lo stadio che manca alla sua collezione?
«Anfield. Penso che quello stadio, la sua gente, l’inno “You’ll Never Walk Alone” siano davvero speciali. Io non ho mai avuto modo di provarlo. Però con la Juve sono stato a Glasgow e contro avevamo un muro compatto di 50 mila tifosi del Celtic. Eravamo già qualificati, ma fu impressionante».
Invece è legato a Old Trafford, nel bene e nel male.
«Gioie e dolori. Alle prime mi lega la vittoria sullo United con un gol di Del Piero. Fu per certi versi la settimana più gratificante di quella grande Juve, perché dopo aver battuto la squadra di Ferguson ci imbarcammo per Tokio, dove vincemmo l’Intercontinentale. Certo, Manchester significa pure la finale persa col Milan».
Domani lei presenzierà all’inaugurazione del nuovo stadio della Juve. Le piace?
«Sì, perché è grande abbastanza per essere considerato uno dei templi del calcio mondiale, ma non al punto da rischiare di diventare una cattedrale mezza vuota».
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