Lo stop con il Bologna non ha influito sulla classifica e le altre grandi arrancano. L’inizio del campionato ha ribaltato le gerarchie degli ultimi anni. E la squadra di Conte è quella che oggi presenta i maggiori margini di crescita
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TORINO - Per la Juve il pareggio con il Bologna è stato un po’ come incappare in quegli errori adolescenziali che fanno parte del processo di crescita. Si sbatte la faccia e, di solito, s’impara la lezione. Oltretutto quella ricevuta mercoledì sera dalla formazione di Antonio Conte non ha lasciato strascichi, perché a conti fatti la Juve ha guadagnato un punto su Inter e Napoli e non ne ha persi sul Milan. Insomma, il tragitto verso la maggiore età prosegue e pure bene. Per meriti propri e per demeriti altrui. L’impressione ricavata dopo i primi tre turni di campionato è che nessuno abbia la forza per imporre una leadership assoluta. Il che vuole sostanzialmente dire che quella del calcio milanese volge al termine. Intendiamoci, il MIlan resta un serissimo pretendente allo scudetto, l’Inter sembra esserlo molto meno, però entrambe vivono - a livelli differenti - un passaggio non semplicissimo, come anche il reciproco approccio all’ultimo mercato ha dimostrato. Soldi ce ne sono meno o comunque non c’è la volontà di spenderli. Decisamente più rampante è il Napoli di Walter Mazzarri, ma la trasferta con il Chievo (peraltro sempre ostica per gli azzurri) ha ribadito che la rosa a disposizione del tecnico livornese è sicuramente migliorata, ma non al punto da assorbire l’assenza dei suoi tre tenori.
ORFANI DI MOU - La Juve invece di soluzioni ne ha molte e qualcuna ancora inesplorata. Deve evitare di buttarsi via con comportamenti autolesionistici come quello di Mirko Vucinic contro il Bologna, ma siamo appunto nell’ambito degli errori di gioventù. Strettamente correlati a quell’entusiasmo, assolutamente positivo, che nel corso dell’estate ha contagiato la Juve e la sua gente. Una sensazione che sembra aver abbandonato l’Inter e non solo a causa della gestione Gasperini, come dimostrano i quattro avvicendamenti in panchina seguiti alla vittoria in Champions. Il punto è che Milano non hanno ancora assorbito l’addio di Mourinho, verità resa più dura da assorbire a causa dell’età media della rosa, in cui di adolescenziale c’è proprio nulla. E l’ultimo mercato, al di là degli investimenti stanziati, ha mostrato anche un deficit di strategia.
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