Juve, vedi Napoli e poi torni FOTO
Salta la sfida con gli azzurri per timore di nubifragi, ma sulla città splendeva il sole
POLEMICHE Mazziati sì, cornuti no: accà nisciuno è fesso, dicono da queste parti. E Beppe Marotta , il più alto dirigente bianconero “in loco”, perennemente in contatto con il presidente Andrea Agnelli , rimasto a Torino, aveva l’aria di chi è stato appena gabbato. L’antico chiagni e fotti? «Il Napoli avrà avuto qualche elemento in più di analisi», la frase dell’amministratore delegato bianconero, consegnata al sito della società, che dice abbastanza e sottintende di più. Da un lato è vero che «il calcio non vive fuori dalla realtà», ma dall’altro la sensazione è che la partita potesse essere giocata e che dal rinvio chi trae maggiori benefici è la squadra di Walter Mazzarri , reduce dalle fatiche di Monaco di Baviera. «Il campionato è condizionato», l’aggiunta a voce di Marotta. Condizionato è una definizione politicamente coretta, “falsato” avrebbe innescato polemiche senza fine: però il succo del pensiero è il medesimo. Alimentato da una domanda: per quale ragione decidere così in fretta e in maniera così unilaterale?
PERPLESSITA ’ Il vertice che ha sancito il «non si gioca» si è tenuto di prima mattina, dopo che aveva diluviato per tutta la notte e all’ora di cornetto e cappuccino si era scatenato un violentissimo temporale. Il prefetto Andrea De Martino , il sindaco Luigi De Magistris , l’assessore regionale alla protezione civile Edoardo Cosenza e il direttore sportivo partenopeo Riccardo Bigon - la Juventus non c’era: boh. Anche se è stato contattato telefonicamente Agnelli - non hanno impiegato molto tempo per chiudere il San Paolo (asciuttissimo, all’esterno e all’interno, spogliatoi compresi) e annullare l’impegno agonistico. Il gioco (del pallone) non valeva la pena. La metropolitana parzialmente allagata e un sottopassaggio adiacente allo stadio inagibile sono stati gli snodi di una decisione controversa, naturalmente deve aver pesato moltissimo ciò che è accaduto a Genova nei giorni scorsi. Meglio non rischiare, in buona sostanza, malgrado venga da chiedersi il motivo per cui non siano stati chiamati in causa né la Lega, né la Federazione, né l’Osservatorio del Ministero. Una triangolazione non necessaria, sia chiaro, ma per lo meno consigliata e consigliabile. Invece nulla, tutto bypassato, tanto che in Lega il fax della prefettura di Napoli è giunto solo a inizio pomeriggio, in mezzo a perplessità grandi e grosse come il Vesuvio. E’ vero che i centri meteo davano per probabile altra pioggia intorno alle sette della sera, ma in virtù di questa previsione perché non mettere in piedi un briefing pomeridiano e decidere sulla scorta degli ultimi riscontri?
‘O SOLE MIO «Il rinvio della partita è dovuto prevalentemente a questioni di carattere logistico e di sicurezza», la spiegazione fornita dall’assessore Cosenza. Con vigili del fuoco e forze dell’ordine già impegnate in altre situazioni delicate, pare che al San Paolo potesse esserci un “buco” operativo. «Il Napoli ha subito sottolineato che il campo era impraticabile», la rivelazione del sindaco De Magistris all’uscita dal vertice. Un’inesattezza non trascurabile, per la verità: il terreno del San Paolo era nu babbà . A fronte del cielo terso e del caldo primaverile, chi ha deciso di decidere in fretta a tarda sera ha chiesto di non speculare sul senno di poi bensì di riflettere sui rischi che sono stati evitati. Spiegarlo ai sessantamila delusi non sarà facile, a Conte visibilmente arrabbiato ancora meno... ‘O sole mio sta ‘nfronte a te...




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