I segreti del metodo Conte. È un pressing infinito
Alta intensità pure a Vinovo e lunghe chiacchierate con i singoli
© LaPresseINTENSITA’ - Facile chiedere intensità ai propri giocatori. Vuoi mai che Ciro Ferrara , Alberto Zaccheroni , Gigi Del Neri - per citare i predecessori più recenti - chiedessero a Del Piero e compagni di entrare in campo fiacchi, scarichi e apatici? No, è chiaro. Il punto, semmai, è ottenerla, questa intensità: ed è qui che Antonio Conte ha dimostrato di avere dei metodi tanto precisi quanto, risultati e prestazioni alla mano, efficaci. Metodi che prevedono che l’intensità sia filo conduttore sempre e comunque: sui campi di Vinovo durante gli allenamenti, in palestra durante gli esercizi, nella sala video durante l’analisi di errori commessi o del tipo di gioco che adottano gli avversari di turno. I bianconeri, aggressivi e determinati, lo devono essere in tutto ciò che fanno. Pensando che prima ancora di Conte, il vero giudice del proprio operato debba essere nessun altro che... se stessi. Ecco perché le partitelle in famiglia vengono effettuate sotto il monitoraggio delle attrezzature tecniche (cardiofrequenzimetri) ma al contempo è richiesto a tutti i bianconeri, quotidianamente, di dare un giudizio sul proprio operato del giorno. E allora sì che tutti entrano nell’ordine di idee per cui le partite le si vince in settimana, e non soltanto di domenica. Di conseguenza l’aggressività, il pressing, l’atteggiamento vincente diventano parte integrante della quotidianità e non un “abito” da indossare una volta alla settimana e poi svestire fino alla partita successiva.
TATTICA - Non è di sola foga, però, che è fatta una vittoria. L’intensità serve null’altro che a lubrificare e velocizzare dei meccanismi che devono essere perfetti. Ergo, padroneggiati da ciascun interprete. In maniera scientifica. Non è un caso, dunque, che fin dal primo giorno di lavoro, nel ritiro estivo di Bardonecchia, Conte abbia iniziato a martellare sulla tattica. In una escalation di approfondimenti e ripetizioni didattiche tesa a fare sì che ciascun giocatore della Juventus sapesse cosa fare e come farlo, in qualunque fase dell’incontro. Un approccio scientifico, meticoloso, nel quale l’improvvisazione in quanto “disorganizzazione” non trova spazio. L’unica improvvisazione che Conte ammette - frutto della personalità e delle qualità dei singoli - è quella “incasellata” in dinamiche di gioco già prestabilite: quella esaltata dagli (e che esalta gli) schemi, non quella che gli schemi li aggira e complica. Dunque, una buona metà del lavoro settimanale è dedicata a provare e riprovare le situazioni di gioco che possono verificarsi in partita: l’avvio dell’azione dalla difesa, la disposizione in campo in fase di ripartenze, i calci da fermo. Si tratta di un modo, ovviamente, per rendere più agevole la manovra ma anche per ridurre i margini d’errore e per velocizzare la giocata. Ciascuna pedina dello scacchiere bianconero, in ogni momento, sa che mossa deve fare e quale mossa faranno i suoi compagni di squadra.
Leggi l'articolo completo sull'edizione odierna di Tuttosport




COMMENTI