Piace a Conte per il dopo Del Piero, ma col Parma si rischiano le buste. La valutazione è di 10 milioni. E la Spagna è un’insidia
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TORINO - Quando se n’è andato, il 5 agosto 2010, con prestito oneroso a carico del Parma, un milione di euro pagabile in tre anni, nessuno probabilmente lo ha rimpianto per davvero. Perché Sebastian Giovinco era precipitato pure lui nel vortice di una stagione da dimenticare, un po’ con Ciro Ferrara , un po’ con Alberto Zaccheroni e un po’ alla mercé di risultati tremendi; perché Alessandro Del Piero esercitava ancora una pressione fortissima su qualsiasi attaccante, fino a schiacciarlo o a segregarlo in un cantuccio; perché, onestamente, quel puffo alto un metrosessantaerotti veniva considerato un giocatorino di provincia, non un giocatorone da Juventus, da coccolare questo sì, ma non da mandare all’assalto dello scudetto o, peggio, della Champions League.
GIUDIZIO - Un anno a Parma, però, è stato sufficiente per capovolgere giudizi e preconcetti. Un anno a Parma è bastato a Giovinco per entrare in pianta stabile in Nazionale, segnare due gol alla sua ex squadra - il terzo è storia dell’ultimo campionato - e catalizzare su di lui molta attenzione, però non abbastanza per spingere i dirigenti bianconeri a esercitare il diritto di riscatto. Che, infatti, è andato al costo di tre milioni di euro alla società di Tommaso Ghirardi.
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