E l'Avvocato si godrebbe Pirlo
Nove anni fa l'addio a Gianni Agnelli che sognava la terza stella e una Juve di classe
© LaPressePerché questa Juventus gli piacerebbe di certo. Innanzitutto perchè la vedrebbe finalmente da vicino in uno stadio di cui si sarebbe innamorato, lui che odiava cordialmente il Delle Alpi e l’affetto che nutriva per il Comunale era puramente evocativo (troppi i bei ricordi in quegli spalti, comunque troppo lontani dal campo per i suoi gusti). A sette metri dal terreno, in una cornice finalmente infuocata, l’Avvocato si sentirebbe finalmente a casa sua. E si divertirebbe.
Vidal lo intrigherebbe, come faceva Edgar Davids, uno che, disse un giorno con il sorriso eternamente ironico, «se lo incontri per strada cambi marciapiede». La tranquillizzante sicurezza di Barzagli si meriterebbe di sicuro una menzione. Lichtsteiner sarebbe il tipo di giocatore che con la sua rigorosa applicazione riscuoterebbe la simpatia, così come Pepe. A rischio di una battuta sferzante sarebbero i belli Matri e Borriello, così come il geniale e indolente Vucinic. La forte connotazione juventina di Marchisio esalterebbe il suo animo tifoso. Ma è Pirlo che entrerebbe quasi certamente nel personalissimo olimpo bianconero di Agnelli.
La classe pura dell’ex milanista, la sua cristallina visione di gioco, l’eleganza del suo tocco rappresentano ciò che del calcio Agnelli apprezzava di più. E anche la condotta discreta, l’amore per il silenzio e quell’understatement molto sabaudo sono qualità che l’Avvocato apprezzerebbe molto. Se poi, come dicono, lontano dai riflettori Pirlo è anche uno dalla battuta fulminante, gli andrebbe ancora più a genio.
Nove anni dopo la sua scomparsa, è ancora facile immaginare Gianni Agnelli sugli spalti o dietro i microfoni. Nel calcio sempre più mediatizzato di oggi si troverebbe senz’altro a suo agio. Un uomo che sapeva riassumere chilometri di parole con una battuta, spesso pure spiritosa, è in fondo il più brillante precursore di twitter. Per carità, non lo vediamo con l’Iphone in mano ad aggiornare il profilo con una cinguettata, ma con 140 caratteri, l’Avvocato sarebbe stato in grado di battezzare un giocatore in modo più esaustivo di una paginata di giornale. “Boniek, bello di notte” sono appena 22. Avanzerebbe ancora spazio per “Godot” (Del Piero), “Coniglio bagnato” (Baggio) e “Bravo dalla cintola in su” (Serena).
Il titolo d’inverno, invece, non lo esalterebbe più di tanto. Uomo pragmatico e sottilmente scaramantico non starebbe a festeggiare qualcosa di assolutamente virtuale. Farebbe i complimenti a Conte, che con quella verve gli ricorderebbe sicuramente qualche condottiero bianconero d’antàn, ma tirerebbe dritto: per celebrare ci vuole lo scudetto. E quello, sì, gli strapperebbe un godimento superiore perché nel suo cuore sarebbe il titolo della terza stella. Il suo sogno tifoso, l’obiettivo fondamentale, quello intorno al quale aveva costruito un vero e proprio progetto filosofico: «Cucire la terza stella sulle nostre maglie prima che le milanesi cuciano la seconda». Se Conte ce la facesse, l’ultima richiesta dell’Avvocato sarebbe esaudita, al netto dei pasticci giudiziari di Calciopoli che hanno confuso le acque, non i risultati sul campo.
Un brindisi e poi subito a pensare alla prossima stagione e al mercato, che tanto lo appassionava. Si guarderebbe in giro, alla ricerca di un giocatore con cui impreziosire il cartellone del nuovo stadio. Un fuoriclasse assoluto, un genio del pallone. Chissà, magari se lo andrebbe a prendere lui stesso, come fece con Michel Platini, scombinando i piani di Boniperti, ma regalando al popolo juventino anni di meraviglia.
Già, Platini. Chissà se il fairplay finanziario li farebbe litigare o li troverebbe d’accordo. L’Avvocato non ha mai buttato via i soldi e ha avuto sempre una forma di rispetto morale dei momenti di crisi economica generale, ma davanti alle opere d’arte pallonare non ha mai lesinato quattrini se c’era la possibilità di far indossare loro la maglia della Juventus. Sì, certamente godrebbe con il genio di Pirlo, ma forse non gli basterebbe.




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