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JCollege, geometria e calcio: li unisce la parabola

Il dg bianconero Marotta sicuro: «Una proposta simile ci rende appetibili ed è più semplice reclutare i giovani talenti»

JCollege, geometria e calcio: li unisce la parabola© LaPresse
TORINO - In principio c’era l’ultimo banco di una scuola “normale”, dove potersi rifugiare e dormire. E non in senso figurato. «I ragazzi dormivano proprio», spiega Don Alberto Zanini , coordinatore nazionale delle scuole salesiane e direttore didattico dello Juventus College. «Stanchi, poco coinvolti e inseriti in un meccanismo perverso in cui i due sistemi, quello della scuola e quello della sport non riuscivano a tenere conto l’uno dell’altro». Nasce anche per questo lo Juventus College, un’idea per la quale ha fortemente spinto Beppe Marotta e che viene portata avanti da una squadra molto affiatata. Oltre a Don Zanini, c’è la preside Marta Serrano , c’è il responsabile del convitto Riccardo Cavallari , c’è Claudio Gabetta, allenatore dei Giovanissimi Nazionali e i suoi colleghi, un gruppo coordinato dal direttore organizzativo Stefano Braghin . Si parlano, si scambiano idee, collaborano fra di loro: ne nasce un progetto che punta a «coinvolgere in modo diverso i ragazzi».

ALL’AVANGUARDIA - La novità che colpisce subito è l’utilizzo della tecnologia: «Non siamo i primi a utilizzare i tablet, ci sono anche scuole pubbliche che lo fanno. Ci sembra il futuro, perché permette di sfruttare quell’infinito libro di testo che è Internet sotto la guida di un insegnante», spiega la preside Serrano. [...]

L’OBIETTIVO - Una lezione di geometria, per esempio, può nascere direttamente sul campo di allenamento. Il campetto recintato e ribattezzato “gabbia” ( Orrico docet, in questo caso) è stato lo spunto per studiare il concetto di parabola: una serie di misurazioni sul campo ha ritrovato applicazione in aula. Una lezione potenzialmente noiosissima si è trasformata in un’attività che ha coinvolto tutti. E il prof di fisica sta già studiando come sposare le traiettorie delle punizioni con i principi di dinamica. Ma non si pensa solo al calcio. «L’idea che sta alla base di questo progetto è proprio quella di concentrarci su chi il calciatore non riuscirà a farlo», racconta Braghin. «Le famiglie ci consegnano i loro ragazzi e, rispetto al passato, noi ci siamo presi la responsabilità anche di farli studiare. E’ dura, ma siamo più tranquilli perché tutto è sotto controllo. Alla fine il nostro obiettivo è riconsegnare a loro una persona in grado di inserirsi nella vita, non solo un calciatore. Anche perché solo una piccola percentuale di loro ce la farà». [...]

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Guido Vaciago
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