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Radiazione, Moggi va a Strasburgo

La Cassazione respinge il ricorso e dà il “via libera” alla Corte dei diritti dell’uomo. L’avvocato Tedeschini: «Se in quella sede ci daranno ragione, verrà segnata la sorte della giustizia sportiva e non solo...»

Radiazione, Moggi va a Strasburgo© Foto Pegaso
TORINO - Doveva essere uno stop, in realtà si rivela un assist. E così, grazie a un “passaggio” della Cassazione, Luciano Moggi potrà accedere alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, che era il suo obiettivo fin dall’inizio. Da quando, cioè, la Figc lo aveva condannato alla radiazione non senza qualche dubbio procedurale. Era l’agosto dello scorso anno e Moggi disse: «Questa è una vera e propria sentenza politica. Andrò alla Corte Europea per i diritti dell’uomo e vediamo cosa succede». Il fatto è che prima di andare a Strasburgo, Moggi doveva passare per tutti i gradi di giudizio possibili in Italia. E così è andato al Tar, al Consiglio di Stato e nei giorni scorsi ha avuto anche la sentenza della Cassazione che, respingendo il suo ricorso, gli ha aperto la strada. «Una sentenza nella quale ci hanno preso in giro», commenta sarcastico il professor Tedeschini , legale di Moggi, già pronto al ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Nella sentenza n. 18753 depositata il 7 agosto, infatti, in una pagina e mezzo di sentenza la Cassazione ha spiegato che il ricorso deve essere scritto in modo tale da mettere i giudici di legittimità nella condizione di avere una chiara e completa «cognizione dei fatti che hanno originato la controversia e dell’oggetto dell’impugnazione, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso compresa la stessa sentenza impugnata». Tedeschini sorride: «Non si sono nemmeno presi la briga di leggere il fascicolo presentato insieme al ricorso, nel quale la vicenda era ampiamente ricostruita. Direi che è stata scelta la soluzione più comoda (che, casualmente, è anche la più gradita ai poteri forti dello Sport): quella di... non decidere sulla questione sollevata: quella della esistenza di una giurisdizione capace di tutelare i malcapitati dagli eccessi delle giurisdizioni domestiche. Per il resto, non voglio apparirle reticente, ma ho l’abitudine di esporre le mie critiche nelle sedi competenti e non attraverso interviste ai giornali: mi pare d’altronde che in questi giorni gli operatori di giustizia abbiano preso l’abitudine di parlar troppo fuori delle sedi istituzionali e io non posso, per un verso, censurare quelle abitudini e per altro verso accodarmi a chi preferisce usare i mezzi di comunicazione di massa, rispetto alle Corti di giustizia».

ITER Il ricorso al Tar da cui scaturisce questa vicenda era nato perché nel processo che aveva portato alla radiazione di Luciano Moggi (e con lui di Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini ) c’erano svariate incongruenze giuridiche. La prima era una violazione del “ne bis in idem”, visto che Moggi era stato già condannato a 5 anni di inibizione nel processo sportivo di Calciopoli del 2006. La seconda era legata alla richiesta di ricusazione avanzata da Moggi, e respinta, nei confronti di Sergio Artico , Gianfranco Tobia e Riccardo Andriani che avevano già giudicato (e condannato) l’ex dg bianconero per la questione delle sim svizzere, costola del procedimento Calciopoli: una condizione che minava la terzietà dei giudici. A questo punto la palla passa a Strasburgo. «Nel ricorso scriverò, innanzitutto, che le decisioni adottate nei confronti di Moggi - prima dal giudice sportivo e poi dal giudice amministrativo - sono viziate da numerose violazioni dell’articolo 6 della Convenzione: quello che riguarda il diritto ad un processo equo. Ma ricorderò pure che l’unica condizione paragonabile a quella in cui Moggi è stato posto rispetto agli appartenenti all’ordinamento sportivo consiste in quella del prete apostata che - secondo il Concordato fra Stato e Chiesa del 1929 - non poteva avere contatti con il pubblico. Quella norma fu superata, con l’accordo delle Parti, nel 1984 perché giudicata incostituzionale, oltreché contraria ai principi del Concilio Vaticano II. Moggi è invece tuttora in attesa di attenzione verso i propri diritti di libertà, almeno per poter tornare a parlare con chi pratica sport agonistici. Mi sembra però che quanto ora accaduto in Cassazione faccia bene il paio con la condanna a suo tempo irrogatagli, in sede penale, dal Tribunale di Napoli: lì - non riuscendo a condannare Moggi per una determinata fattispecie di reato - è stata... cambiata la fattispecie in corso di causa! È certo però che, se Strasburgo mi darà ragione, andrà a segnare non solo la sorte della giustizia sportiva, ma anche di un certo modo di fare giustizia».

EVVIVA Insomma la vicenda della radiazione di Moggi non solo non finisce qui, ma raggiunge probabilmente il terreno dove, fin dall’inizio, i suoi legali volevano giocare la partita. Chiude Tedeschini: «Già il mio ricorso in Cassazione era essenzialmente imperniato sulla violazione delle disposizioni contenute nella Convenzione. Non potevo d’altronde ricorrere direttamente alla Corte Europea senza prima aver esperito i necessari passaggi di fronte ai giudici nazionali; anche l’ultimo passaggio si è concluso - almeno per quel che riguarda la sanzione sportiva - e abbiamo ormai la strada aperta per Strasburgo. Mi lasci gridare: Evviva!».
Guido Vaciago
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