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Trezeguet: «Conte vincerà la Champions in due anni»

Il campione francese è tornato a Torino e ha rilasciato un'intervista esclusiva a Tuttosport: «Totti dice che la Juve vince con gli "aiutini"? Magari lo dice perché ha sempre vinto poco...»

Trezeguet: «Conte vincerà la Champions in due anni»© LaPresse
TORINO - Buongiorno Trezeguet, bentornato a Torino. Lo sa che i tifosi sognano di rivederla in campo?

«Ditemi dove firmare e firmo subito! Scherzi a parte, mi ha fatto immensamente piacere l’accoglienza della gente, della società e anche della squadra, ieri sono andato all’allenamento per ritrovare i giocatori e l’allenatore che è stato anche mio ex compagno e il modo con cui mi hanno salutato è stato unico. Non me l’aspettavo, perché uno non si rende conto di quello che uno fa per la società e soprattutto quando si tratta di una società più importante. Quando sono andato via, è stato un addio brusco, un momento in cui sono andato via velocemente e ho sempre avuto il rammarico di non aver salutato la gente come avrei voluto. Ma la cosa che conta è che ora sono a Torino e domenica, in occasione di una partita importante, per salutare i tifosi come meritano».

A proposito di Juventus-Roma: Totti dice che la Juventus a volte vince con l’aiutino.

«Magari lo dice perché ha sempre vinto poco... (ride) Scherzo, Francesco è un mito».

Torniamo sul suo blitz torinese: cosa bolle in pentola fra lei e la Juventus?
«Penso che poter aiutare la Juventus in Sud America. Questo club ha una grande immagine e ora sta crescendo con tutti questi giocatori sudamericani che stanno andando molto bene. Ma è un continente che si può sfruttare ancora meglio e io posso dare una mano alla Juventus. Ho parlato con Andrea Agnelli delle possibilità che ci sono: potrei essere un ambasciatore bianconero nel quadro del progetto Legends, ma anche qualcosa di più. Ho fatto il corso da direttore sportivo, una specie di laurea vidimata dalla Fifa, sto anche facendo il corso da allenatore, ma il mio futuro lo vedo più da dirigente o da osservatore. Potrei girare il Sud America per segnalare talenti o aiutare la Juve in altri modi sul territorio».

Cosa pensa di Del Piero emigrato in Australia?

«Il calcio è fatto di scelte, anch’io sono tornato in Argentina. Ale non ha solo considerato la competitività del campionato australiano, ma più in generale la qualità della sua vita e della sua famiglia. Quando vai via dalla Juve ti cambia tutto in peggio. L’ho sempre detto ai più giovani: restate alla Juve».

Lo ha suggerito anche a Pogba?

«Ho parlato pochissimo con lui. Però per me dovrebbe restare alla Juventus, glielo consiglio vivamente. Per uno come lui è importante restare. Oltretutto lui gioca, ma vale anche per chi gioca meno. La Juventus è un club in crescita, sarà sempre meglio... Pogba non lo conoscevo, ma l’ho visto nell’amichevole contro il Cuneo e mi ha impressionato veramente. Tutti i compagni, d’altronde, mi hanno detto che è un fenomeno. Farebbe bene a restare in Italia, sarebbe importante per lui, per la Juve e per il calcio italiano».

Di cosa parlava con Conte a Vinovo?

«Gli ho detto: Antonio, ho visto la Champions... Lui mi ha interrotto: David, lascia stare! Ti prego lascia stare! E’ ancora molto arrabbiato (sorride, ndr ). Lui è fatto così è la sua forza da sempre: ha l’ossessione per quella coppa. Ma secondo me se questa squadra rimane insieme credo che possa vincere la Coppa nel giro di un paio d’anni. Quest’anno è andata male per vari motivi, ma la squadra è compatta e i ragazzi capiscono perfettamente quello che vuole Conte. Mi ha impressionato il suo modo di giocare: ha rivoluzionato la Juventus con questi inserimenti dei centrocampisti! Nuovo gioco, vecchia mentalità vincente».

Come può rinforzarsi questa Juventus per aspirare alla Champions?

«Ho visto che la Juventus attacca molto sugli esterni che si inseriscono in velocità. In tale senso Nani potrebbe essere perfetto: è un giocatore veloce e tecnico, quello che vuole Conte».

E’ il caso di pensare a un dopo Pirlo?

«Pirlo è un fenomeno e continua a stupire, l’ho visto l’altro giorno e mi ancora lasciato a bocca aperta. La sua capacità di metterti davanti alla porta con un tocco è unica. Ma è logico pensare anche a un futuro senza di lui vista l’età di Andrea, che comunque può giocare ancora qualche anno. Però Antonio mi ha detto che gli piace variare il sistema di gioco: vuol dire che dopo Pirlo magari si può anche cambiare modo di giocare».

Capello fa i complimenti alla Juventus di Conte, ma prima diceva che la sua, di Juventus, affrontava avversari più forti.

«Beh, i tempi sono cambiati. Ma la Juventus che aveva a disposizione Capello era davvero mostruosa a livello di individualità, poi magari a livello di gioco era impostata con un 4-4-2 molto quadrato. C’erano i migliori in ogni ruolo... Se ci penso è pazzesco, pensate a un attaccante avversario: prima si trovava Emerson e Vieira, se riusciva a superare loro si trovava Thuram e Cannavaro e se era così fenomeno di superare quei due c’era Buffon! E poi in fase offensiva c’era Nedved che faceva avanti e indietro sulla sinistra, il miglior Camoranesi sulla destra e davanti c’era Ibrahimovic, Del Piero... Porca miseria! (ride, ndr ). poi c’è stato il 2006, ci hanno dato quella botta e quelli che se ne sono andati sono finiti al Real, al Barcellona, all’Inter... mica in piccoli club».

Quanto finirebbe una sfida fra la Juventus attuale e quella di Capello?

«Rispondo per gioco, diciamo 3-2 per quella di Capello».

Si aspettava Conte allenatore?
«Sì! Abbiamo giocato due anni insieme, nel primo giocò poco per colpa di un infortunio, nel 2001-2002 diventato il nostro capitano con Lippi. E allora vinsi il mio primo scudetto: è in quel momento che ho capito che sarebbe diventato un allenatore. E non solo un allenatore, ma un vero uomo Juve. Negli spogliatoi era quello che ti faceva capire che cosa voleva dire la Juve, al mio arrivo dovevo capire dov’ero e lui mi ha aiutato. Sono contento per lui: ha iniziato dal basso ed è arrivato alla Juve con pieno merito».

Ha più bisogno la Juve di Conte o viceversa?

«Credo che la crescita dei giovani juventini dipenda molto da Conte. Li aiuta, parla tantissimo con loro, fa capire loro dove sono, ha creato un ambiente sereno, dà tranquillità quando sei sotto pressione».

Vede un altro club europeo nel futuro di Conte?

«Non so, io gli auguro un ciclo ancora lungo nella Juve». Llorente le assomiglia? «E’ una prima punta interessante. L’ho incontrato quando giocavo nell’Hercules e lui era a Bilbao, è un club particolare e per lui è stata un’esperienza notevole. Mi è piaciuto che abbia voluto fare questo salto di qualità, volendo dimostrare di avere le qualità per imporsi a un livello più alto: poteva restare lì e fare il re. Ha avuto suo momento di adattamento e ora sta facendo bene. Conte ne parla molto bene, ha detto che è un ragazzo intelligente che cerca di capire tutto».

A chi darebbe il Pallone d’Oro fra Pirlo e Totti?

«Ex aequo! A tutti e due! Le meritano, così come molti altri italiani a partire da Buffon. Quello che ha fatto Totti alla Roma è un unico, è un monumento, anche se ha vinto poco. Pirlo è fantastico, dove ha giocato ha fatto sempre bene. E poi è un uomo semplice, con grande umiltà. Lo vedi che i campioni, quelli veri, sono anche uomini straordinari e Pirlo lo è».

Pirlo è popolare in Sud America?

«E’ il più amato degli italiani, Poi c’è Buffon. Tutti i portieri con cui ho giocato mi chiedono di lui: è un vero mito».

Qual è il giocatore più strano che ha conosciuto in 10 anni di Juve?

«Forse Camoranesi. E’ un mio grande amico tutt’ora. L’ho conosciuto alla Juventus: non so se “strano” sia l’aggettivo giusto, ma è un grande personaggio. Ai tempi della Juve per me era meglio di Figo come esterno destro e ogni tanto partiva con le sue follie che facevano ridere tutto lo spogliatoio».

E Montero?

«Personaggio bellissimo. Era uno tra i più importanti nello spogliatoio. Ti faceva capire cos’era la Juve. Per lui contava la domenica: durante la settimana liberi tutti, ma la domenica sapevi che contavi su un grosso giocatore. Gli avversari avevano paura. Lo vedevo il terrore negli attaccanti: si spostavano dall’altra parte, se c’era Paolo nei paraggi. La sua tecnica era: il primo intervento deve essere duro per far capire immediatamente che aria tira. E poi parlava agli avversari in continuazione, li faceva impazzire, era davvero temutissimo».

Mai giocato contro di lui?

«Sì, in un Uruguay-Francia in cui faceva coppia con Lugano, altro tipino poco raccomandabile. Fecero espellere Henry dopo 5 minuti. Penso sia l’unico rosso della carriera di Titì. Non so cosa gli fecero o gli dissero di preciso, ma andò fuori di testa e dopo cinque minuti fece un’entrata micidiale contro un terzino che non c’entrava niente e - bum! - rosso diretto. Andai vicino a Paolo e gli dissi: ma che gli hai detto? E lui: niente David! Con la faccia tutta innocente... (ride, ndr ) Con Montero si giocava sempre in dodici, ma se ce l’avevi contro erano guai».