De Santis: «Moggi era l'unico obiettivo»
Intervista all'ex arbitro: «Ero il tassello per incastrare la Juve, ma non è rimasto in piedi nulla. Da Telecom a Napoli c’è un filo rosso. La storia sarà riscritta. Io torno nel calcio da dg e per amore della giustizia divento avvocato»
© LaPresseIntanto, chiunque ricostruisca la storia dell’inchiesta si rende conto che, al di là di Luciano Moggi, il protagonista è lei. La chiave di volta delle indagini.
«E c’è un motivo. Proviamo a partire un po’ più da lontano: tutto inizia con le indagini illegali della Telecom e con quelle della procura di Torino. C’è un filo rosso che lega quelle inchieste con quella di Napoli: ma a Milano e Torino tutto si arena davanti a un elemento fondamentale: manca il coinvolgimento di almeno un arbitro e quindi non si consuma un reato e così non si riesce a incastrare Moggi. Lo stesso pm Maddalena che si trova con le prima intercettazioni Moggi-Bergamo, archivia l’inchiesta, commentando che è sconveniente il rapporto designatoredirigente, ma solo dal punto di vista sportivo, dove si potrebbe configurare un articolo 1, ma non ci sono riscontri di comportamenti penali. A Napoli, il riscontro per costruire l’indagine e iniziare le intercettazioni se lo costruiscono con la teoria della combriccola romana».
In che modo, scusi?
«C’è bisogno di un arbitro per dimostrare la frode sportiva, no? E allora pescano De Santis che nel lontano 2000 aveva annullato il gol di Cannavaro nella famosa Juve-Parma, quindi agli occhi di tutti è filomoggiano e filojuventino. Dal Cin tira fuori la storia di un gruppo di arbitri romani vicini alla Gea (nel quadro di un’altra inchiesta sulle scommesse, ndr) e gli inquirenti dell’inchiesta di Napoli pescano Spinelli e Cellino che confermano la storia della combriccola e dei legami con la Gea. Era il tassello mancante, lo trovano e così mi ritrovo in mezzo a un incubo. Il problema è che quel tassello, poi, non è così resistente, visto che lo stesso Auricchio, il tenente colonnello che ha coordinato le indagini, smonta in aula la teoria della combriccola romana».
Ricordiamo come...
«Semplicemente dice che era un’ipotesi investigativa che non ha trovato riscontro e spiegando che un’indagine può partire in un modo e finire in un altro. Peccato che quell’ipotesi investigativa gli permette di teorizzare l’associazione a delinquere e iniziare le intercettazioni ».
Per altro lei è l’unico arbitro intercettato. Curioso in un’inchiesta che dovrebbe scoperchiare i legami fra buona parte dell’ambiente arbitrale e la Juventus.
«Mi è capitato di incontrare il pm Beatrice e Auricchio fuori dal tribunale. Ho detto loro: peccato, avevate l’occasione per condurre la più grande indagine sul mondo del calcio, ma la vostra volontà di colpire solo la figura di Moggi ha creato un gran pasticcio: perché non intercettare altri dirigenti e altri arbitri? Avrebbe avuto un logica no? E invece... Nel calcio non è cambiato nulla, tranne che qualcuno è stato punito ingiustamente, altri ne hanno approfittato per avvantaggiarsi e oggi fanno il bello e il cattivo tempo».
Tra le intercettazioni ignorate ne spunta una (la pubblichiamo in basso) in cui l’addetto agli arbitri milanista Meani le chiede esplicitamente di non ammonire Nesta in vista di Milan-Juve.
«E la storia dietro quella telefonata spiega molto di Calciopoli. Io arbitro Fiorentina-Milan che precede Milan-Juve decisiva per lo scudetto. Da parte milanista c’è ansia perché mi ritenevano vicino alla Fiorentina e alla Juventus, quindi temevano un arbitraggio favorevole ai viola e qualche squalifica pro Juve... E invece il Milan vince e io non ammonisco milanisti diffidati. Eppure secondo l’accusa, che si basava sull’intercettazioni Mazzini-Menucci io ero il “fischiettatore giusto” con cui la Viola avrebbe vinto. Peccato non ci siano riscontri. Perché molti millantano e la realtà è diversa. Ma questo gli inquirenti non lo considerano mai... D’altra parte io ero uno degli arbitri con i quali la Juventus aveva la media punti peggiore. Mica male per essere uno dei promotori della cupola, no?».
Cinque anni dopo De Santis cosa farà?
«Aspettiamo la sentenza di Napoli e cerchiamo di riscrivere la storia. Nel frattempo rientro nel calcio, sarò il dg della Palestrina, Interregionale. Parto dal basso con umiltà e tanta voglia. E poi sto per diventare avvocato: un’eredità di Calciopoli che mi ha dato la voglia di lottare per una giustizia più giusta».
L'INTERCETTAZIONE:
Quando Meani chiese «Risparmia Nesta...»
E’ la giornata che precede Milan-Juventus, decisiva per lo scudetto 2004-05. Nella giornata precedente Juventus-Inter ha avuto una coda polemica per la prova tv che ha privato la Juventus di Ibrahimovic per lo scontro diretto con i rossoneri. Se De Santis avesse detto di aver visto il fallo dello svedese su Cordoba (e in fondo, se fosse stato della Cupola cosa gli costava metterlo nel referto). De Santis oltretutto ammonisce dei diffidati bianconeri che saltano la gara successiva. Poi la domenica dopo deve arbitrare Fiorentina-Milan e alla vigilia della partita De Santis (DS) riceve questa telefonata da parte di Leonardo Meani (M), addetto agli arbitri milanista. Ignornata dagli inquirenti nonostante il carabiniere che la ascoltò la contrassegnò con un triplo baffo rosso, ovvero come rilevantissima.
29 aprile 2005, ore 14.59 M:
Ehi, ma l’uccellino m’ha detto che sei stato, sei stato un po’ sotto... sotto pressa è vero?
DS:
Sotto?
M:
Sotto pressione.
DS:
Porco Giuda.
M:
E beh ma non si fa così però eh...
DS:
Ma quale dici, per la cosa...
M:
Eh?
DS:
Per la prova televisiva?
M:
Sì.
DS:
L’ho mandato proprio affanculo...
M:
Ma poi scusa una cosa, ma un certo punto, a un certo punto io dico questo... è una prova televisiva, cosa cazzo rompono i coglioni all’arbitro...
DS:
E gliel’ho detto.
....
M:
Tutto bien, mi raccomando domani eh....
DS:
Poi ieri ho fatto, ho fatto un partitone ieri.
M:
No perché, perché ti spiego domani, domani, dov’è per te la madre... sai, io ti dico le cose da fratello, per dire no, sai il rapporto che abbiamo, dov’è la madre di tutte le battaglie.
DS:
Sì.
M:
Noi domani abbiamo Nesta che è diffidato.
DS:
Eh, oh...
M:
Eh bravo, io...
DS:
Non facesse lo scemo perché io, dopo quello che ho fatto a Torino,
non posso fa’ diversamente, eh...
M:
Certo, certo io non dico...
DS:
Non fa lo scemo, eh...
M:
Lui non deve fare lo scemo.
DS:
Eh...
M:
Però, dico, non inventare un cazzo perché sennò ti vien fuori un disastro. Niente, infatti, lui non deve fare lo scemo... ehm (inc.)
DS:
Anche perché oh, oh io a Torino alla fine gli ho ammonito, c’hanno due diffidati e alla fine tutti e due glieli ho presi eh...
M: Eh certo.
DS:
Eh...
M:
Ma sai, sai però il problema, la sostanziale differenza è che tu qui domenica c’è la partita con la Juventus, è quello lì....
DS:
Certo.
M:
... il problema, il problema grave capito? Quindi se salta fuori che che tu mi fai, se tu mi fai un’ammonizione diciamo evitabile...
....
M:
Hai capito? Perché quello lì io... la madre di tutte le battaglie è quella lì, che i nostri giornalisti... tutto l’ambiente è lì che ti aspetta, che se viene fuori una cosina su Nesta ti ammazza
DS:
E certo.
M:
E quindi e che sia... io mi auguro di no se dovesse succedere che è una cosa inevitabile allora beh io (inc.) evitare le cose eee hai capito oppure dare un segnale che uno dice possa essere comprensivo, se si va oltre basta però (inc.)




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