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Lazio, ecco Golasa: subito visita in Sinagoga

Golasa
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La comunità ebraica: «Dal razzismo lo difenderemo noi»
ROMA, 1 febbraio - Un'operazione apparentemente come tante altre per chi tenta in extremis di ridisegnare il volto alla propria squadra in difficoltà, ma l'arrivo dell'israeliano Eyal Golasa a Roma, sponda Lazio, fa già scalpore perché per la Lazio giocherà un ragazzo ebreo. Chi ricorda le difficoltà che incontrò l'olandese Aron Winter a causa del suo nome, pur non essendo di religione ebraica, spera che questa nuova storia abbia un finale diverso. L'israeliano Golasa, 18enne ex Maccabi Haifa e originario di Netanya, nuovo acquisto del club biancoceleste norma sugli extracomunitari permettendo (Lotito avrebbe preso anche l'uruguayano Eguren e il brasiliano Andrè Dias), ha cominciato oggi a prendere confidenza con la città di Roma e, come partenza per il suo mini-tour, ha scelto di cominciare dal Ghetto, passeggiando lungo il portico d'Ottavia.

Un pranzo veloce in un ristorante tipico a base di rigatoni e di un'insalata "ebraica", poi un'occhiata alle vetrine dei negozi, tra la curiosità della gente che ha riconosciuto il calciatore apparso molto timido e spaesato (in tanti si sono fatti fotografare con lui e si è vista anche qualche sciarpa della Lazio). Infine tappa al Museo Ebraico e alla Sinagoga, dove Golasa si è fermato a pregare per qualche minuto. «Siamo stati subito avvisati dal presidente Lotito dell'acquisto di Golasa (letteralmente soffiato al Bayern Monaco ndr) - ha spiegato Vittorio Pavoncello, presidente della federazione italiana Maccabi -. Al momento della firma ci ha invitato a Villa San Sebastiano per dare il benvenuto al ragazzo e per fargli sentire che la comunità ebraica gli è vicina in questa sua nuova esperienza».
 
Il timore che si percepisce al Ghetto è relativo all'accoglienza che gli riserverà la tifoseria laziale, il cui nocciolo è di estrema destra e in passato si è distinto per episodi di anti-semitismo (come lo striscione esposto in un derby "Romanisti ebrei, i forni sono la vostra casa"), e anche i giornali israeliani hanno espresso una certa preoccupazione. Con Winter, nell'estate del 1992, il rapporto fu di ostilità all'inizio con scritte antisemite sui muri. Poi l'olandese nato nel Suriname diventò l'idolo della curva laziale con 123 presenze e 21 gol fatti.

Dai gruppi organizzati ultras su Golan non è ancora trapelato alcun messaggio. «Siamo pronti a difendere il ragazzo contro tutti e con tutte le nostre forze - ha aggiunto Pavoncello -. Lotito è molto vicino alla comunità ebraica e anche se un pizzico di timore c'è, bisogna sottolineare il lavoro fatto dalla nuova dirigenza biancoceleste». Quanto al calciatore, più che il razzismo a preoccuparlo è la questione del servizio militare, che in Israele è obbligatorio e dura tre anni. La prossima estate gli arriverà la chiamata, anche se rimane aperta la possibilità dell'obiezione di coscienza. Il trequartista, ex Maccabi Haifa, è considerato uno dei migliori talenti del calcio israeliano ed è un punto fisso dell'Under 21 del suo paese. Pur di tesserarlo Lotito è pronto a intraprendere l'ennesima battaglia legale: la Lazio sostiene di avergli fatto firmare il primo contratto da professionista (quattro anni), così da poterlo tesserare da comunitario, il Maccabi ritiene invece di essere in possesso di un accordo triennale ed è pronto a rivolgersi alla Fifa. Il ragazzo considera valido quello con la Lazio, perché quello con il Maccabi lo ha firmato quando era ancora minorenne. Golasa rientrerà ora per qualche giorno in Israele per fare ritorno a Roma nel prossimo fine settimana, con la speranza di debuttare presto sui campi della serie A italiana.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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