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Milan, le facce della crisi. Leonardo sfiduciato

Milan, le facce della crisi. Leonardo sfiduciato
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© Foto Pegaso
 
Otto punti in sei gare: solo due volte peggio nell'era Berlusconi
TORINO, 29 settembre - Otto punti in sei giornate, una miseria. Nel­l’era Berlusconi solamente due volte il Milan era andato peggio e il piazzamento finale - fosse lo stesso a metà maggio - farebbe rabbrividire l’amministratore delegato rossonero Adriano Galliani: nel ‘97-98 il Milan di Capello colle­zionò 5 punti e terminò 10°, fuori da qualsiasi competizione europea; nel ‘07-08 la squadra di Ancelotti ne mise insieme 7 e si classificò 5°, sor­passato nel rush finale per l’ultimo posto buono per la Champions dalla Fiorentina. E non è an­data meglio quando il ruolino di marcia è sta­to lo stesso, ovvero 8 punti in 6 giornate: 5° po­sto nel 1986-87, 6° nel ‘00-01. «Dobbiamo arri­vare come minimo nei primi tre», il ritornello che ripete Galliani. Mancano ancora 32 giorna­te, ma le partenze sbagliate dimostrano come sia complicato raddrizzare la china. Leonardo domenica notte era il ritratto dell’amarezza: nessuna paura o chissà quale allarmismo, ma il realismo di chi sa di trovarsi in una situazione assai intricata. I problemi sono tantissimi.

NUMEROSI PROBLEMI - Il tecnico, in ordine sparso, ha parlato di difficoltà tecniche, di lentezza nel gioco, di scarsa impre­vedibilità, di una condizione fisica diversa da quella degli avversari, di mancanza di guizzo decisivo davanti, di fatica nel creare gioco, di cali psicologici che non aiutano a risollevarsi dopo un momento no, di pubblico poco vicino al­la squadra. Ce n’è per chiudere baracca e burat­tini e dire «arrivederci, ci vediamo l’anno pros­simo». Leonardo sa di essersi imbarcato su un transatlantico che sente tutto il carico e il peso dei viaggi trascorsi, di una nave che conosce a memoria il proprio tragitto e che proprio per questo non riesce a cambiare rotta. Leonardo sapeva di andare incontro a questi problemi e aveva spinto per una lieve rivoluzione: nessuna testa tagliata fra i big, troppo importanti per reggere l’urto del contemporaneo addio nello spogliatoio di Maldini, Kaká e Ancelotti, ma con l’innesto di giovani pimpanti e frizzanti fisica­mente, in grado di portare energie nuove. I big sono rimasti, i nuovi - tranne Thiago Silva - non sono arrivati. Sono tornati prodotti del vivaio che spingono per una chance (finora è toccato ad Abate, Di Gennaro si è rotto) e sono stati ingag­giati giocatori che non riescono a entrare nei meccanismi (Huntelaar in primis, Onyewu resta un oggetto finora misterioso). Niente cambio di modulo, ma solito 4-3-1-2 che non sa sorprende­re gli avversari. C’è bisogno di una rapida inver­sione di tendenza, ma è difficile comprendere su quale punto lavorerà per primo Leonardo: do­mani sera la musichetta della Champions po­trebbe dare una mano.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • nanniaquila29/09/2009 15:00:07
    ERRORI DELLA SOCIETA':
    4 portieri di cui 2 EXTRACOMUNITARI (dida pagatissimo)
    Ronaldinho voluto dal berlu (24 mil + 16 /anno stipendio); finito/Janku sono 3 anni che non rende/preso giocatori alla frutta : Zambro-Emerson-Favalli-Oddo( casini con la Lazio x averlo)/non capire che gattuso-pirlo hanno concluso la loro esperienza in società ( meglio averli venduti quando richiesti)/puntare su borriello/non prendere Chissoko/prendere Huntelaar al posto di Fabiano/flamini a 5 mil/anno ecc..
  • magomago29/09/2009 12:07:32
    Leonardo ringrazi di essere capitato in ungirone di Champion agevole e che il calendario in questo momento gli abbia destinato una comoda partita casalinga con gli svizzeri.
     
     
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