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Pato e Ronaldinho, operazione recupero

Pato e Ronaldinho, operazione recupero
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© Foto Pegaso
 
Dunga non li convoca, Leonardo sfrutterà la sosta per ricaricarli
MILANO, 7 ottobre - Da oggi a Milanello parte il piano di recupero di Ro­naldinhoPato. Checché se ne dica, infatti, ceduto Kaká, sono loro due i giocatori su cui il Milan ha fatto grande affidamento per la sua rinascita. La società ha scommesso forte sul tandem bra­siliano il cui contributo in questo inizio di stagione è però mancato molto. Pato ha dato il via all’an­nata con una doppietta da tre punti a Siena, poi si è eclissato. Ronaldinho in quella partita ha fatto vedere cosa poteva dare nel ruolo di trequartista, ma si è poi perso, ritrovando la copertina so­lamente domenica nell’ultima uscita a Bergamo. Tre gol in due per le stelle dichiarate del Milan di Leonardo: troppo poco. E così, sfruttando la decisione - assai comprensibile visto il rendimen­to dei due - del ct brasiliano Car­los Dunga di non convocarli per le prossime sfide della Seleçao, a Milanello si stanno ponendo le basi per il lavoro specifico che verrà effettuato sui giocatori nei prossimi nove giorni di allena­mento (da oggi a sabato prossi­mo, escludendo domenica 11 e lu­nedì 12 di libertà) prima della de­licatissima doppia sfida con Ro­ma (a Siro il 18 sera) e Real Ma­drid (al Bernabeu il 21).

ASPETTO FISICO - Fra oggi - ri­presa a Milanello alle 16.30 dopo due giorni di riposo - e domani lo staff atletico rossonero effettuerà dei test su tutti i giocatori della rosa per valutare la condizione di ognuno. Particolare attenzione verrà riservata a Ronaldinho e Pato che comunque godono di buona salute da un punto di vista squisitamente fisico. Pato contro l’Atalanta, nel grigiore generale di una prova sporcata da due cla­morosi errori sottoporta, ha mes­so in mostra qualche scatto dei suoi, quelli che erano spariti nel­le ultime apparizioni. Ronal­dinho da una ventina di giorni ha raggiunto il suo peso forma (80 chilogrammi), dopo aver iniziato la stagione a luglio con qualche chilo di troppo e atleticamente sta benissimo. Secondo tutti, staff atletico e medico, Dinho non è mai stato così bene al Milan co­me in questi periodo. Dunque per lui non ci saranno diete partico­lari, ma solo un lavoro ad hoc in base ai risultati dei test che ver­ranno effettuati in questi giorni. La reattività è buona, ma è pro­babile che si lavori sul fondo, vi­sto che finora il Gaucho ha dato il meglio di sé subentrando dalla panchina, quindi sfruttando il ca­lo atletico degli avversari. A

SPETTO PSICOLOGICO - Dunque, stante così le cose sul piano fisico, è assai probabile che Leonardo incentri le proprie energie sui due connazionali per “guarirne” i mali psicologici. È chiaro che il problema che ne con­diziona il rendimento sul campo sia da ricercare, oltreché a una giusta collocazione tattica, nella testa. Entrambi di certo non stanno passando un grande mo­mento. Ronaldinho ha fatto per­dere la pazienza alla società dopo essersi fatto beccare per l’ennesi­ma volta in un locale a tirare l’al­ba a 48 dal match con lo Zurigo. La dirigenza ha deciso di punirlo economicamente, mentre Leo­nardo nell’ultimo mese gli ha ri­servato un trattamento di poco migliore a quello di Ancelotti, vi­sto che lo ha spedito in panchina in quattro delle ultime cinque ga­re a cui ha preso parte (con il Bo­logna è andato in tribuna per i postumi dell’influenza). Ronal­dinho dopo il gol all’Atalanta ha spiegato di patire questo status da riserva («mi piacerebbe gioca­re 90 minuti...»), ma anche di vo­lersi impegnare per migliorare; Leonardo - che martedì ha elo­giato il suo rendimento negli ul­timi match - gli parlerà spesso, per motivarlo e fargli sentire la fi­ducia dell’ambiente. Fiducia che non manca di certo a Pato che sta pagando la grande pressione pio­vutagli addosso dopo la partenza di Kaká (non a caso ha dichiara­to di sentirne la mancanza). Il Papero - che in estate ha rinnova­to il contratto fino al 2014 a cifre raddoppiate - fatica a prendersi le proprie responsabilità, a gui­dare la squadra e nelle ultime partite ha smesso di fare le cose per cui era balzato agli onori del­le cronache: niente fughe sulla fa­scia, pochissimi dribbling, tiri in porta rari e spesso sballati, un at­teggiamento indolente. Il suo di­giuno dura da 716 minuti: mai, nei suoi due anni al Milan era stato così tanto senza segnare.

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