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Beckham: «Vorrei non aver mai lasciato Manchester»

Beckham: «Vorrei non aver mai lasciato Manchester»
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© Foto Liverani
 
Il neo milanista: «Che emozione affrontare lo United in Champions!»
LONDRA, 3 gennaio - «Avrei voluto rimanere nel Manchester United per tutta la mia carriera di calciatore, ma purtroppo non è andata così. Nel 2003 passai al Real Madrid, nel mio ultimo anno lì vincemmo la Liga e per questo posso dire di essere stato bene. Ma avrei preferito rimanere nello United». In un'intervista concessa alla Bbc David Beckham si lascia andare ad un'autentica dichiarazione d'amore nei confronti della sua ex squadra, che ritroverà per la prima volta da avversario il prossimo 10 marzo, quando tornerà all'Old Trafford vestendo la maglia del Milan nel match valido per gli ottavi di finale della Champions League. Dopo aver detto di invidiare quei colleghi cresciuti con lui nelle giovanili dello United e che ancora giocano nei 'Red Devils', ovvero Ryan Giggs, Paul Scholes e Gary Neville, Beckham lo 'Spice Boy' rivela di essere «sicuro che quel giorno mi prenderanno in giro e cercheranno anche di tirarmi un calcio perchè per tanti anni siamo stati insieme e abbiamo vinto molto. Eravamo grandi amici anche fuori dal campo e proprio l'unione e l'affiatamento del gruppo sono stati il segreto della nostra squadra».

«CHE EMOZIONE SARA' SFIDARE IL MIO MANCHESTER» - Ma come sarà affrontare il Manchester United? «Per me il Manchester United è così speciale e non l'ho mai incontrato da avversario - è la risposta -. Ci tornerò adesso, sette anni dopo e come giocatore del Milan: forse non potrebbe esserci situazione migliore, ed è un'esperienza che mi voglio godere fino in fondo. Ma vorrei che vincessimo, e come noi intendo il Milan. Come tifoso dello United vorrei che la mia squadra vincesse ogni partita, ma non questa».

«CAPELLO TECNICO IDEALE PER LA NAZIONALE INGLESE» - Con la Bbc Beckham ha parlato anche della nazionale inglese e di Fabio Capello, che «da quando ci allena ci ha insegnato ad avere una giusta arroganza: ora i giocatori dell'Inghilterra vanno in campo pienamente consapevoli dei loro mezzi, e convinti di poter vincere sempre. Capello ci ha portato la giusta professionalità, cosa di cui avevamo bisogno, e per lui abbiamo un grande rispetto, anzi ci incute un certo timore reverenziale». «Sono stato fortunato - conclude lo 'Spice Boy' - ad aver giocato per molti anni sotto la guida del miglior tecnico che ci sia, Alex Ferguson, che per me è stato come un padre. Ho un grandissimo rispetto per lui e per Fabio Capello. Non sono solo degli allenatori, loro amano il calcio ed ecco perchè sono ancora sulla breccia».

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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