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Robinho, croce e delizia Milan Ronaldinho fuori dal progetto

Robinho, croce e delizia Milan Ronaldinho fuori dal progetto
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L'ex Real finora ha segnato il 4° gol, Gaucho non è più indispensabile
MILANO 29 novembre - Robinho croce e delizia. «Segna un gol, ma potrebbe farne tre. Corre per tutto il campo, va quasi sempre via all’uomo, è sem­pre libero per ricevere. Con­tinua la sua crescita. Voto: 7,5». A Marassi sabato sera è andato in scena il Ro­binho-show, la miglior gara di questa prima metà di stagione del folletto brasi­liano ex Santos, Real Ma­drid e Manchester City. Pre­stazione eccezionale, condi­ta però dalle solite piccole pecche, quelle dovute a una mancanza di cinismo sotto porta, costante delle prime apparizioni di O’Rey do dri­ble (il soprannome che gli affibbiò anni fa un certo Pelè) in maglia rossonera.

MEDIA PERFETTA - A Ge­nova, contro la Sampdoria, Robinho ha messo a segno il suo quarto gol in campio­nato in 12 partite. Una me­dia perfetta per una secon­da punta, partner di un cen­travanti letale e continuo sotto porta come Ibrahimo­vic. Lo svedese in serie A ha segnato 7 reti, 4 in Cham­pions che ne fanno il capo­cannoniere principe del Mi­lan con 11 gol. Se aggiun­giamo i 4 di Robinho viene fuori un totale di 15, ovvero il 50% di quelli realizzati dalla squadra di Allegri in questa stagione (30, 23 in campionato, 7 in Cham­pions). Quattro gol in 12 partite significano - se Ro­binho manterrà questa me­dia -, un bottino di 12-13 a fine stagione, un ruolino quasi da record per il brasi­liano di Sao Vicente che in Europa ha segnato al mas­simo 14 gol (in 31 incontri) nella sua prima stagione in PremierLeague nel ‘08-09.

OTTIMO FEELING - Soffer­mandoci ai soli gol messi a segno in campionato - Gal­liani è stato chiaro, l’Euro­pa resta il teatro preferito del Milan, ma quest’anno in casa rossonera si punta con forza allo scudetto -, il tota­le delle reti della nuova cop­pia gol del Milan fa 11. Di coppie gol in serie A che hanno segnato di più al mo­mento ce ne sono diverse (ma bisogna tenere presen­te che il secondo miglior marcatore del Milan in A èPatoa quota 6, quindi il to­tale con Ibra sarebbe 13, co­me Cavani- Lavezzi). Inol­tre va considerato che sia Ibra sia Robinho sono nuo­vi acquisti, dunque alla loro prima stagione con la ma­glia del Milan e prima dell’ 11 settembre scorso non avevano mai giocato in­sieme. Da quel momento in poi, i due, sono cresciuti. Ibra ha preso in mano il Mi­lan, Robinho piano piano si è adattato al suo fianco, gio­cando a volte come ala de­stra o sinistra, quindi come trequartista e infine comeseconda punta, libera di spaziare su tutto il fronte offensivo.

COPPIA TITOLI - Ma c’è un altro dato, da ricercare nel curriculum dei due, che fa sognare ancor di più i tifosi del Milan. Che Ibra sia un ammazza-campionati, è co­sa nota: lo svedese vince i tornei nazionali senza sosta dal ‘ 03- 04: campione d’O­landa con l’Ajax, quindi 5 scudetti consecutivi (2 con la Juve e 3 con l’Inter) e Li­ga con il Barcellona nella passata stagione. In tutto, 8 titoli nazionali su 12 tenta­tivi. Robinho, però, non è da meno. Tolta l’esperienza in un Manchester City in via di sviluppo, il brasiliano dal 2002 all’estate 2010, in otto campionati, ha vinto 3 volte in Brasile con il Santos (2002, 2004 e 2010) e due in Spagna con il Real (biennio ‘06-08). Insomma, se il Mi­lan voleva immettere benzi­na da scudetto nel suo mo­tore ha pescato quanto di meglio c’era sul mercato.

SACRIFICIO - Allegri nelle ultime settimane è stato chiaro: «Robinho deve mi­gliorare, anche sotto porta». A Genova un passo in que­sto senso è sta­to fatto, visto che un gol ­bello - il capita­no della Se­leçao l’ha segna­toe due gli sono stati negati da Curci. Adesso l’obiettivo è proseguire su questa strada, visto che per altre tre gare il Mi­lan non potrà contare su Pato ( che tornerà presumibilmente alla prima di gennaio) e Ro­naldinho sembra ormai relegato al ruolo di riser­va. E poi non ci sono solo i gol: Robinho piace per il suo spirito di sacrificio, per il lavoro svolto in fa­se difensiva in fase di non possesso, per come va a oc­cupare gli spazi lasciati vuoti dai compagni. Un la­voro sporco che né Pato né Dinho hanno mai fatto: «Qui sono felicis­simo, il Milan è vera­mente una grande fa­miglia - ha dichiarato recentemente Robinho in un’intervista conces­sa al mensile "Forza Mi­lan" -. Tutti i miei compagni sono sempre pronti a darmi una mano, ma soprattutto la società ti offre tutte lepossibilità per pen­sare solo ed esclu­sivamente al cam­po per dare il mas­simo. Vorrei resta­re qui almeno dieci anni». Parole d’amore come quelle espresse da Ibra un paio di set­timane fa, frasi che fan­no intendere come lasaudadeprovata a Manche-s­ter, sia ormai per Robinhoun vecchio ricordo.

CRISI RONALDINHO - Se tre indizi fanno una prova, figuriamoci sei. Cosa hanno in comune le ultime sei gare del Milan? Il fatto che Ronaldinho sia partito dalla panchina. Ormai la cosa rischia di non fare più no­tizia, come nella seconda metà della sta­gione ’08-09, quando Ancelotti escluse l’ex Barcellona per 11 volte di fila.

NON PIÙ CENTRALE - Praticamente mai titolare nel mese di novembre, 18 minuti in campo nelle ultime tre gare (e nonostante questo scarso impiego, un gol, il primo stagionale, ad Auxerre mar­tedì scorso), Ronaldinho - è evidente ­non è più una pedina centrale del pro­getto rossonero. Ancelotti ci aveva pro­vato inizialmente, poi aveva mollato (in­sistendo su Kaká); Leonardo ci era in­vece riuscito e ne aveva ricevuto in cam­bio una stagione da 15 gol e 16 assist. Allegri all’inizio ha puntato sul Gaucho, schierandolo 9 volte su 10 dal primo mi­nuto e in cambio ne ha ottenuto prove ottime (Lecce, Auxerre e Parma), ma an­che disarmanti (Cesena, Lazio e Real al­l’andata) e, dopo due gare passate in in­fermeria, nell’ultima recita da titolare (Milan-Real 2-2 del 3 novembre) ha avu­to come risposta la seguente (viste poi le scelte successive): la mia squadra può fare a meno di Ronaldinho.

POSIZIONE DI FORZA - Quanto sta ac­cadendo con Ronaldinho - ricordiamo che Allegri è senza Pato e Inzaghi e quindi si ritrova con soli tre attaccanti ­è di certo un aspetto tecnico, ma ha ine­vitabilmente un effetto a catena poten­tissimo nella questione del rinnovo con­trattuale del brasiliano che, secondo quanto affermato da Galliani e de Assis in estate, doveva essere trattato a no­vembre. Siamo a dicembre, l’ad ha par­lato di discussioni in primavera e ora la società ha di certo una posizione di for­za nella trattativa. Galliani ha fatto ca­pire la posizione del Milan: o Ronal­dinho aspetta e accetta l’eventuale of­ferta oppure correrà il rischio... di per­derlo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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