De Rossi sicuro: Dopo Totti sarò il capitano della Roma
Il centrocampista giallorosso si confessa: «Tranquillizzare la gente sul mio futuro? Il cuore deve palpitare... Luis Enrique ha delle idee precise, calcistiche e comportamentali, non scende a compromessi. Capello e Lippi fondamentali per la mia crescita»
© Foto PegasoCAPELLO E LIPPI - Come quelli vissuti con allenatori del calibro di Fabio Capello, ieri in visita a Trigoria, e dell'ex ct dell'Italia, Marcello Lippi: «Quando era ancora tifoso, quando non giocavo, odiavo persone che poi si sono rivelate invece importanti. Capello ieri sono andato a salutarlo al bar, lui mi ha fatto del bene, è stato forse il più importante per la mia crescita professionale. Anche Lippi però è stato quasi un padre». Stretto anche il legame con Totti: «Siamo molto diversi, come caratteri, come tutto, ma siamo sempre andati d'accordo. Francesco è il classico romano, sembra quasi di un'altra epoca, spavaldo, sicuro di se stesso, con personalità, si porta dentro una luce. A Roma è qualcosa di unico. È un po' permaloso, questo è vero. In passato abbiamo litigato, non ci siamo parlati per un po'. Il motivo? Non me lo ricordo, è passato tanto tempo...».
LUIS ENRIQUE - Meno ne è trascorso dall'arrivo a Trigoria di Luis Enrique: «Ha delle idee precise, calcistiche e comportamentali, non scende a compromessi. È uno che ha la sua strada e la percorre dritto per dritto. Vincere quest'anno? Ho paura di no...». Anche se «scudetti e Champions League li vogliamo vincere tutti ed è giusto inseguirli. Ma il sogno nel cassetto è personale, extracalcistico, e riguarda la mia vita privata. Molti ex giocatori non hanno accettato il post carriera, io spero solo che la mia vita continui così e che mia figlia Gaia abbia un futuro sereno».
LA VITA PRIVATA - Del presente poi parla di tutto, tranne che del rinnovo di contratto. Passa dalla vita privata («Vivo di colpi di fulmine e adesso sono innamorato. Sono molto diverso rispetto a quello che appare fuori. Sono un vulcano dentro, mentre all'esterno tendo a chiudermi. E poi mi piacerebbe dire che sono uno che ragiona, purtroppo la mia storia dimostra il contrario, sto lavorando su questo. Sto provando a dare un freno alle mie reazioni impulsive»), alla vita politica («Berlusconi? Eravamo arrivati a un punto in cui il cambio era nell'aria, ed era anche necessario. Ma io non vado a votare perchè non ho una grandissima opinione della classe politica»), per finire al suo 'mestiere' di calciatore professionista: «Vivo la mia condizione senza sensi di colpa, faccio il mio lavoro e mi sento un miracolato. Mi diverto e in più ho dei guadagni incredibili. So di essere fortunato, ma non mi vergogno di quanto prendo. È il mercato a fare i prezzi, e quello del calcio muove cifre stratosferiche sui calciatori. È normale che si siano questi introiti e questi stipendi».




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