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Il Toro, i galletti e i polli. L'analisi di A. Manassero

Il Toro, i galletti e i polli. L'analisi di A. Manassero
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© Foto Liverani
 
La debacle di Catania legata ai soliti errori
TORINO, 17 novembre - Basta! È un basta più sfinito che rabbioso, quello che ci fa invoca­re il Toro. Sempre sull’orlo di svoltare, di costruire qualcosa di finalmente credibile, eppoi immancabile nel di­struggere e distruggersi, nel tornare allo stato larvale di squadra solo ipo­tetica attraverso attimi da encefalo­gramma piatto. La scusante c’è pure stavolta: errori individuali. No, non vale gettare tutto sulla giornata incu­bo di Diana (e toglierlo subito no?). A noi tante altre cose non son piaciu­te: la difesa seduta troppo bassa e tre­mebonda; la persistente assenza di gio­co senza palla, ché il granata portato­re della stessa mai ha almeno due o tre opzioni persviluppare l’azione con va­rietà e un minimo di imprevedibilità (il Toro continua a vivacchiare perlo più sulle iniziative individuali); l’ormai cronica inabilità a sfruttare il poco che arriva, a regolare l’avversario quando è in crisi. Totale: malgrado la perico­lante posizione in classifica del Toro, è stato il Catania ad apparire più deter­minato nel volere il risultato.

E non so­lo perché dimostra ricerca e grande lavoro per sfruttare le palle inattive, cosa che in granata invece dà l’impres­sione opposta. Il Torino non c’è perché è fragile come un bimbo abbandonato, friabile, inco­stante e scostante. Non è capace di reg­gere perpiù partite consecutive e den­tro la singola partita l’applicazione ti­gnosa e famelica, la brama di risulta­to necessarie a questi livelli. Risponde­te: quante volte in questa stagione s’è udito che “peccato per il Toro, avreb­be potuto vincere”, “sembrava in gra­do di”? Sempre lì lì da qualcosa che non arriva mai, a un nulla dal tutto perinfine avere tutto il nulla. Somiglia a quei liceali ai cui genitori i prof dico­no: «E’ intelligente, ma non si appli­ca ». Cosa fare? Solo l’allenatore può rispondere, nei fatti. Ci limitiamo a gettare un piccolo sassolino: a noi sem­bra che si viva di troppe certezze; che si conti su una potenziale forza supe­riore della squadra, finora mai reale, e su una sua futura, ineluttabile mani­festazione (invece tutta da dimostra­re); che si prenda troppo alla leggera una classifica agghiacciante, come se fosse passeggera, ingiusta e dunque si­curamente provvisoria. Sarà pure in­giusta, il Toro non la meriterà, ma tut­to ciò ha un senso di déja vu che rab­brividisce. L’abbiamo, l’avete già vis­suto; sappiamo, sapete come finì. Ur­ge un taglio netto. Sarà più probabile darlo se il Toro si ricorda che per ora è superiore solo in due cose, nell’esse­re pollo e credersi galletto.Alberto Manassero
 
 
 
 
 

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Commenti

  • toro195218/11/2008 11:21:18
    Credo che il Toro debba giocare aspettando gli avversari (soprattutto col Milan). La quasi generale carenza tecnica (salvo Amoruso e Rosina) della rosa impone un aspetto tattico più prudente, puntando sulle ripartenza di Rosina e Rubin (e di Abate quando rientrerà). Trovo inutile lo sterile possesso palla, se poi la difesa (che non ha un solo velocista) si fa bucare così spesso. Quindi, difesa a 4, centrocampo a 3, 2 guastatori tra le linee ed 1 attaccante. FORZA TORO, DAI CHE CE LA FAI!!!
     
     
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