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Ronaldinho: «Potevo essere del Torino»

Ronaldinho: «Potevo essere del Torino»
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© Foto Pegaso
 
Clamorosa rivelazione del fuoriclasse brasiliano: «Se avessero preso mio fratello, sarei arrivato anch’io»
MILANO, 22 novembre - Ronaldinho da vi­cino, seduti sullo stesso divano nella famosa sala del camino, a Milanello, è una di quelle espe­rienza che emozionano. Ronal­dinho da vicino è spassoso e di­vertente. Guardi il look e ascol­ti le parole: ed è come se ci fos­se uno sdoppiamento della personalità. Quel cappello in testa anche nel chiuso di una stanza, quel jeans largo e lun­go, quella maglietta piena di disegni e un paio di taglie su­periore al necessario, quella giacca color panna che con tut­to il resto non c’entra nulla, so­no un inno alla gioia più che alla moda. Il sorriso più lungo del west sorride meno, quando parla. E scopri che il sorriso è il suo modo di difendersi, ma parlare è il suo modo di essere. Ronaldinho, cosa sa del To­rino? «Ho un ricordo molto preciso: mio fratello, giovanissimo, che viene a fare un provino. Torino è stata la prima città italiana di cui ho sentito parlare. Pote­te immaginare come l’abbiamo vissuto, quel provino: stava per cambiare la nostra vita. Sa­remmo venuti tutti, a Torino, con lui: con i dirigenti l’accordo era questo. Sì, certo, sarei ve­nuto anch’io e siccome giocavo già a calcio...» E invece che è successo? «E’ successo che il Gremio non lo ha lasciato andare via, ci ha trattenuto regalandoci una ca­sa dove ci siamo trasferiti tut­ti. E così pure io ho cominciato a giocare nel Gremio». A Torino c’è mai stato? «No, mio fratello venne da so­lo, allora. La cosa incredibile è che non ci sono mai stato, neanche da giocatore. Domani sarà la mia prima volta».

LA CONVINZIONE - Gara in trasferta, dove non ha reso come a San Siro? «Lo stadio di Milano lo sento casa mia, c’è l’ambiente giusto. Ma in poco tempo, magari con­tro il Toro, spero di aiutare il Milan a vincere anche fuori». In pochi erano convinti che sarebbe tornato Ronal­dinho? «A Barcellona abbiamo avuto una stagione no. Se le cose non vanno bene, bisogna sempre cercare un motivo. Molti gior­nalisti, allora, hanno scritto co­se non vere, su di me, sulla mia vita privata. Invece ho avuto un grave infortunio, che mi ha tenuto fuori a lungo». Quando segna un gol, pensa a chi nel Barcellona non la voleva più? «No, non ho questi sentimenti, Se penso a Barcellona è per ri­cordare quello che ho vinto: con la squadra e come giocatore». Si è pentito di non aver ac­cettato prima il Milan? «No, sono convinto di essere ve­nuto nel momento giusto. Nel Barcellona avevo una grande squadra, anche se l’annata è andata male». Quanto vicino è stato al Manchester City? «Mio fratello ha incontrato i di­rigenti inglesi, ma la confiden­za che aveva con i dirigenti del Milan ha fatto sì che questo fosse il mio approdo naturale».

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