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Amoruso: «I fischi devono diventare applausi»

Amoruso: «I fischi devono diventare applausi»
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© Foto Liverani
 
Intervista a tutto campo col bomber granata: «Risorgere, già da Bologna»
TORINO, 12 dicembre - De Biasi, Novellino, lo spogliatoio, la contestazione, la ripartenza: Nick Amoruso a tutto campo per Tuttosport sulla stagione e la situazione del Toro.

Nicola Amoruso, il primo grana­ta chiamato a commentare l’esonero di De Biasi. E No­vellino ha detto che lei è uno di quei giocatori che posso­no diventare dei leader.
«Anch’io penso che in questa squadra non ci sia un leader unico, ma che tanti giocatori possano trascinare».

Imitando gli juventini che hanno più carattere, come dice Novellino?
«Mi permetto di dire che non è vero che questa squadra non ha carattere. A tratti l’ha tira­to fuori e anche bene. Solo nelle ultime due partite si è registrato un calo vi­stoso. Ma prima non eravamo senza carattere, non eravamo né spenti né morti».

Comunque alla fine De Bia­si è stato esonerato.
«Sono cose che purtroppo acca­dono, quando arrivano troppe sconfitte, brutte sconfitte. Ma l’esonero di un allenatore è una sconfitta per tutti, non solo per lui. Significa che le cose non vanno proprio bene».

Diversi i capi d’accusa a ca­rico di De Biasi, non solo se­condo la società.
«A mio parere l’allenatore ha lavorato bene, ma per motivi vari sono mancati i risultati. Ora c’è un tecnico che già cono­sce la piazza. Abbiamo già vi­sto tutti la sua carica. Speria­mo che ce la trasmetta. Che ci dia una scossa importante».

De Biasi non vi faceva lavo­rare abbastanza?
«Io prima ci tenevo a sottoli­neare l’importanza del suo la­voro, tant’è che avremmo po­tuto vincere anche molte parti­te, perché tante volte si è gioca­to bene. Ma poi si è perso, an­che per via di episodi».

D’accordo, ma 9 sconfitte in 15 partite sono un trend da retrocessione.
«Di sicuro non possono essere un caso tanti ko».

Cosa vi ha detto di fonda­mentale Novellino?
«Non ci ha ancora parlato tan­tissimo, ma ha già cominciato a trasmettere la sua grande carica. La sua fiducia in tutti noi. Ha detto che crede fortiss­i-mamente in questa squadra. Che non esiste che il Toro sia in una posizione di classifica tan­to brutta. E’ pieno di motiva­zioni ».

Vi mancava un’iniezione di fiducia così?

«Anche De Biasi sapeva parla­re molto bene alla squadra. Più che altro sono mancati i risul­tati. Gli errori li abbiamo com­messi tutti. E a me non piace il gioco dello sca­ricabarile. Ci siamo finiti tutti in ’sta situazione. E tutti assieme se ne esce».

Con la Fioren­tina non siete nemmeno sce­si in campo.
«Siamo andati in panne subito, dopo il gol lampo di Mutu. Avevamo pre­parato bene la gara, volevamo vincere. Ma quel gol immedia­to ci ha mandato al tappeto psicologicamente, ci ha pialla­to. Siamo andati in tilt. E dopo non siamo più stati noi stessi. Non c’è stato gioco. Non c’è sta­to più niente. Soltanto una squadra impaurita».

Dunque non è vero che ave­te giocato contro De Biasi?
«Sostenere che dei calciatori possano giocare contro un alle­natore è la cosa più ridicola che si possa dire nel calcio. In tan­ti anni non ho mai visto nien­te del genere. Significherebbe giocare contro se stessi, fare una figuraccia, calpestare l’a­mor proprio, l’orgoglio».

Però è corretto dire che in De Biasi non credevate più. Che lui non riusciva più a motivarvi.
«Ve l’ho detto, è venuta meno la fiducia in noi. Abbiamo attra­versato un periodo particolare. La sconfitta di Siena ci aveva già segnato molto nel morale. Ma non credo nella colpa del­l’allenatore. La colpa va suddi­visa tra tutti».

Le fa onore il rispetto con cui parla di De Biasi.
«Ribadito che a me non piace lo scaricabarile, vi prego anche di credere alle mie parole. Altri­menti sarei stato zitto».

Eppure risulta che gran parte dello spogliatoio non sopportasse più De Biasi. Molti di più di quel 30% cita­to dal tecnico.
«Con l’allenatore non ci furono mai discussioni. Mai nessun li­tigio. Nemmeno con il suo staff. Non so se in privato qualcuno abbia avuto da ridire, ma in pubblico mai. Poi è chiaro che chi non gioca non può essere contento, ma questo è norma­le, capita in ogni spogliatoio. E anche chi giocava meno si è sempre comportato bene».

Benissimo: ma allora siete in un vicolo cieco. Se De Bia­si non aveva le colpe princi­pali e se non aveva nemme­no perso le redini del grup­po, non restate che voi da­vanti al giudice. Voi giocato­ri: davvero senza più alibi.
«Nessuno ha più alibi. Erava­mo un po’ piatti, ultimamente. C’è un nuovo allenatore. Lui ci darà di sicuro la scossa, ma pri­ma di tutto la dovremo trova­re dentro di noi. Come dicevo prima, siamo noi giocatori ora a dover svoltare, non commet­tendo più certi errori. La situa­zione è difficile, ma bastereb­bero alcuni buoni risultati per tirarci fuori. A cominciare dal­la trasferta a Bologna. Ci sono ancora tante partite davanti. Abbiamo tutto il tempo per fa­re ciò che non si è fatto finora. E’ come se il nostro campiona­to ricominciasse ora. Un nuovo inizio. Dobbiamo mostrare su­bito la reazione giusta. Fare ri­sultato. Dare un senso anche pratico a questo nuova ripar­tenza. Non solo nessuno di noi non ha più alibi, ma nemmeno nessuno si nasconde. Siamo andati tutti a prenderci le uo­va e gli insulti dai tifosi, dopo la Fiorentina. Ci prendiamo tut­te le responsabilità e continue­remo a farlo. Da questa situa­zione si esce solo se ci allenia­mo tutti bene. E se reagiamo. Senza avere paura in campo, a cominciare da Bologna».

Novellino ha detto di sti­marla molto.
«Ho letto. Lo ringrazio, spero di meritare tutta la sua fiducia, di ricompensarlo sul campo: ce la metterò tutta, come sem­pre ».

La contestazione è stata cla­morosa.
«E’ stata molto dura, sì. Ma non bisogna avere paura di giocare, adesso. L’abbiamo già messa da parte. Sappiamo che giocando bene e facendo risul­tato, trasformeremo i fischi in applausi trascinanti».

Marco Bonetto
 
 
 
 
 

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