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di Alberto Manassero
TORINO, 28 gennaio - Auguriamo prestazioni prodigiose e un rosa­rio di soddisfazioni, a Claudio Rivalta. Ma, con il massimo del rispetto e della stima nei suoi confronti, ci permettiamo anche di dubitare che sia lui il rinforzo in grado di cambiare faccia e marcia al Toro. Inoltre non è certo per un’opera­zione minima qual è questa, che Cairo ha pensa­to bene di ingaggiare Rino Foschi e nominarlo di­rettore sportivo nel mezzo del mercato invernale. Suvvia, a pensarlo si manca di rispetto a Mauro Pederzoli e all’intelligenza, oltre che concedersi un tantino al ridicolo. Dunque ci aspettiamo di più, molto: di meglio. Perché molto di meglio e di più occorre al Toro per smetterla di essere quel che è da tre anni, lo zimbello della serie A, che smuo­ve pietà e non passione, che umilia i suoi tifosi e i suoi giocatori, i suoi allenatori e i suoi dirigenti. Ci preoccupano la titubanza e il tono minore di que­sta campagna acquisti non all’altezza delle neces­sità urgenti (che sono tecniche ma pure ambien­tali: la squadra granata non ha solo bisogno di migliorarsi ma anche di cambiare qualche faccia per sganciarsi dalle catene di un circolo vizioso e morboso serrato da tre campionati dell’orrore). Tuttavia noi non disperiamo benché manchino appena pochi giorni alla chiusura delle operazio­ni. Continuiamo a credere (e a chiedere) che Cai­ro salverà il Torino, che non sfuggirà agli oneri di un ruolo fornitore di onori (per lui amplissimi, ep­pure sempre ampliabili) però certo non imposto dal cielo. Che alla fine proseguirà nel suo bilancio ancora positivo.

Riversare tutto sul mercato non è giusto, però. È fare di Cairo - certo responsabile in quanto presi­dente- operativo - l’unico colpevole, e così non è. Stasera si gioca, anzi si va in campo: il termine gio­care ci pare un po’troppo gioioso, visto il momen­to. Con la Reggina è un altro spareggio, in casa non si deve più fallire, il Torino dev’essere alme­no un po’Toro: non è chiedere la luna. I giocato­ri arrivati negli ultimi anni, aggiungendo delusio­ne a delusioni, saranno pure stati contagiati e pe­nalizzati dal contesto generale, dai guai di squadra e dall’immaturità della società, però ognuno ci ha messo del suo, nel carico lordo negativo. Costoro, chiunque essi siano, devono esaminarsi la coscien­za e risponderle, per poi rispondere sul campo. Se non accade questo, se non scatta quel qualcosa fatto di amor proprio e di dignità, di umanità e di senso del dovere, persino il mercato più sontuoso rischia di finire nell’inutilità, se non nel maleficio. Come i precedenti affogando altre delusioni nella delusione. Insomma, sveglia!Alberto Manassero
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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