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Cairo non ha attenuanti ma salviamo questo Toro

Cairo non ha attenuanti ma salviamo questo Toro
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© Foto Liverani
 
Dopo i colpi mancati, i granata ricominciano la corsa per restare in serie A
IL MERCATO si è chiuso con l’ennesima mazzata per i tifosi del Toro. Non bastavano i (mis)fatti, ci volevano pure le sorridenti parole di Cairo, pittore di astratte tele ottimistico-trionfalistiche che vorrebbero coprire errori e omissioni, macerie e miserie. Sul danno, la beffa. Che lascia quel disagevole senso provato da chi si sente preso per i fondelli. Eppoi: «Abbiamo soddisfatto le richieste dell’allenatore». Ma dove? Ma quando? Ma come? Se lo sanno persino i muri che Novellino ha battuto e ribattuto sull’esigenza di ottenere dal mercato un regista: voi lo vedete? Boh... E lo stesso Novellino, quando scopre che parte Amoruso senza che venga sostituito da un attaccante, secondo voi fischia l’inno alla gioia? Sicuramente: da Mozart a Beethoven il passo è automatico. Per un pifferaio magico, diremmo obbligatorio. Cairo ancora ieri ripeteva il disco, svelando che «anche a noi sarebbe piaciuto fare di più» e rilanciava sui tifosi, che «devono darci la spinta decisiva» (dipende da quale parte...).

Eppure non basta. Ci tocca anche udire Rino Foschi sostenere che questo «è un mercato da 10». E la lode no? Che fa, provoca? Suvvia, comprendiamo tutto, ma non si approfitti della pazienza. Il mercato del Torino è stato semplicemente ridicolo: giudizio non in assoluto, ma che scaturisce feroce dal confronto con la situazione drammatica in cui versa e con le promesse fatte, reiterate e ribadite dal presidente. Una società che dice di non avere disponibilità, che non millanta chissà quali traguardi, per il medesimo esito potrebbe persino meritare un sette, anzi un otto. Ma il Toro, questo Toro no: 4 è il verdetto tecnico, o quello morale.

Ora che il mercato è finito e il bluff smascherato, voltiamo pagina. Le responsabilità di Cairo restano: con una programmazione reale e il suo prodotto, ossia un mercato serio e tempestivo, avrebbe potuto cambiare i destini del Toro, forse salvarlo da solo. Così non è stato. I granata avrebbero potuto (dovuto) affrontare gli spareggi con Lecce e Reggina profondamente rinforzati, ma così non è stato. Domenica c’è già il terzo di questi scontri vitali, e il Torino si presenterà esattamente com’era prima con la sola eccezione di un Dellafiore in più e un Amoruso in meno (e ciò merita 10?!). Resta tutto scolpito nella pietra delle responsabilità, che Cairo ha in questo modo avocato totalmente a sé. Questa cesura è netta e provoca una separazione che d’ora in avanti dovremo rispettare tutti. Cairo non ha salvato il Toro, il Toro si salvi malgrado Cairo: è una definizione un po’ grossolana, ma efficace.
Potrebbe persino essere una scelta, consapevole o inconsapevole, di tattica psicologica: sgrava i giocatori, le loro impaurite menti, ma li investe di una missione eroica. Sono quelli, e non è colpa loro; hanno deluso, però possono e devono salvarsi con le loro proprie forze. Hanno un’occasione straordinaria, da non perdere.

Ma questo derelitto Torello può salvarsi? Con quanto di cui sopra in tema mercato, sarebbe stato molto più facile, tuttavia questa squadra può avere quanto basta per confezionare l’impresa. A San Siro, in fondo, ha dimostrato che carattere e organizzazione nonché qualche qualità ci sono. È evidente che la situazione psicologica di chi non ha nulla da perdere, come contro l’Inter, è opposta a quella di chi deve battere il Chievo assolutamente e perciò fare la partita e il gioco. Eppure, anche in questo caso, cosa c’è da perdere? Nulla. La faccia è già andata, la serie A quasi. Il campo è uno straordinario mezzo di riscatto che hanno solo loro, mica Cairo. Occorre fare quadrato con quel che resta: Novellino, Foschi e i giocatori. I primi due hanno un compito essenziale in questa ricostruzione anche morale: lo spogliatoio va sistemato almeno quanto le prestazioni, le partite.

Senza la prima riassettata non si aggiusta neanche il resto. Poi i giocatori di maggior personalità e peso, i Corini e i Sereni, i Natali e i Rosina si assumano responsabilità nello spogliatoio e in campo (per quelle fuori ci ha già pensato qualcun altro), costruiscano quel nerbo e quella leadership fondamentali che tanto sono mancati al Torino. E basta lamenti, de­pressioni, fantasmi, bubù e babau: questo è l’allenatore, questo il direttore sportivo e quello il pallone.

Prego: correre! Riavranno tutta la gente del Toro dalla loro parte. E se impresa sarà, a giugno nessuno se ne potrà appropriare, sarà tutta e solo loro: giocatori e staff. In quanto a Cairo, le responsabilità e gli errori non sono un marchio: si può sbagliare e poi smettere, cambiare. Anche se per il riscatto a lui non basterà la salvezza, questa sarà soltanto la “conditio sine qua non” per poterlo cominciare.
Alberto Manassero
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Commenti

  • granatissimo05/02/2009 14:23:10
    Finalmente ho letto un articolo decisionale! Il Torino,squadra che ha accompagnato la mia fanciullezza,gioventù e ora ,ahime ,la maturità è nuovamente in predicato di lasciare la serieA : è meglio parlare chiaro e dire le cose come stanno.In tempo non sospetto avevo detto che la riconoscenza verso Cairo aveva una scadenza : non è il tifoso granata quello che si può prendere in giro.Il sig.Foschi doveva essere assunto l anno della promozione !! Le case si costruiscono dalle fondamenta.
     
     
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