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Torino, Foschi per la A ci lascia un dito

Torino, Foschi per la A ci lascia un dito
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© Foto Liverani
 
Il discorso del ds a cena con la squadra si conclude... all’ospedale
TORINO, 16 febbraio - E’ un grande, Rino Foschi. Ci mette sempre il cuore. Cuore e testa. Il che si­gnifica l’anima: in ogni cosa che fa. Ma non solo l’anima. Anche il corpo, a costo di farsi male. E si è anche fatto male, Foschi, buttando tutto se stes­so nell’Operazione Risveglio, scattata nella settimana che ha portato alla partita contro la Lazio.

CUORE - Il direttore sportivo del Torino espone una passiona­lità senza confini. E’ storia, è la sua storia. E’ arrivato a 62 an­ni spaccandosi la schiena, me­taforicamente, in ogni società in cui ha lavorato. E pazienza se ora gli è andato in frantumi un dito. Si contano i suoi by­pass: ma più ancora conta il cuore generoso. L’energia traci­mante, il carattere impetuoso, la giovane vitalità. Sul merca­to ne ha fatte di tutti i colori, in questi anni. Specie durante il lustro palermitano. Non gli è bastato scoprire talenti dall’al­tra parte del mondo, rilanciare assi in caduta libera, consegna­re a Zamparini una lista del­la spesa ogni anno vincente, fargli guadagnare soldoni sen­za per questo azzoppare la squadra, anzi.

MERITI - Le strategiche sce­neggiate di Foschi ai tavoli del­le trattative sono leggendarie: ma sicuramente non hanno fatto epoca, nel senso che il passato è ancora tutto da veni­re. Questo fulminante e a trat­ti anche folcloristico spirito di Romagna è ancora troppo cala­to nella realtà, sprofondato nel presente, reclamato dal futuro per finire nelle dispense dei corsi di Coverciano, anche se con i suoi aneddoti potresti già scriverci un libro. Foschi bagna il naso a stormi di professioni­sti giovanilisti e presuntuosi, mangia in testa a un bel nu­mero di colleghi iper-sponsoriz­zati, possiede come pochi la cultura della fatica casereccia ed è un cultore del bricolage, è un artigiano del calcio. Solo il tempo può consentire a Foschi, grazie ai risultati, di compiere un miracolo, nel Toro e per il Toro. Se così sarà, il che è quan­to sinceramente qui ci si augu­ra, Rinone da Cesena potrà e dovrà essere trasportato a braccia, come un trionfatore, un salvatore della patria gra­nata. Se lo merita. La quantità di ore e le spremute di espe­rienza e intelligenza che dedi­ca quotidianamente a Novelli­no, ai suoi collaboratori e alla squadra sono potenti. E han­no già scavato un solco, lascia­to tracce. L’allenatore è accom­pagnato, agevolato nella ge­stione dei rapporti con lo spo­gliatoio, è dialetticamente sti­molato anche nella valutazio­ne delle tattiche da adottare (non a caso il 4-4-2 non è più un dogma di fede per Monzon: un miracolo). I giocatori del Toro stanno scoprendo la validità del suo mestiere, che non fa fi­gli e figliastri e offre umanissi­me carezze o doverose raman­zine. Non è un mestierante, Fo­schi. E un grosso dirigente: e mai sarà grossolano. Ed è an­che facile imparare a volergli bene, se lo conosci e soppesi la sua esperienza, la carica uma­na, gli insegnamenti, la sua contadina laboriosità. Laddo­ve - per contadina - si esprime soltanto un complimento. Non vende aria fritta, quest’uomo. E’ carne, innanzi tutto.

CARISMA - La gente lo ricordi: questo è l’uomo, pregno di cari­sma fin sui capelli ribelli, che può dare la salvezza al Toro, raggiungendo la salvezza con Novellino e compagnia. E’ an­che finito in ospedale, pur di trasmettere linfa e orgoglio al­la squadra. E passi in avanti nella compattezza dello spo­gliatoio si sono già manifesta­ti. L’altro giorno Foschi ha ra­dunato tutti a tavola, per fare un bel discorso: l’Operazione Risveglio. C’era anche Cairo. A un certo punto il ds si è alza­to in piedi e ha cominciato a parlare ai giocatori. Si è infer­vorato man mano. «Mi dovete ascoltare. Voi siete ben più for­ti di quello che dice la classifi­ca. Voi esistete. Ma voi dovete anche tirar fuori tutto quello che avete dentro». E giù un pu­gno sul tavolo. «Io lo so che voi avete le palle, accidenti!». E giù un altro pugno. «Ma voi vi na­scondete, avete paura, vi sotto­valutate, vi fate prendere dal­l’ansia, dall’insicurezza. Vi ta­gliate le palle da soli, così!». E avanti anche con l’ennesima esclamazione saporita della giornata, con buona pace del­l’Altissimo. «Credete in voi stessi, accidenti! Potete spacca­re il mondo, se solo lo volete». L’uditorio era già rapito, a quel punto: c’erano giocatori che avrebbero pagato, pur di scen­dere in campo un minuto dopo contro la Lazio, tanto si stava­no caricando. «Ma nella vita non basta avere le palle. Le palle le dovete anche tirare fuori, porco diavolo!», ha riat­taccato Foschi: e vai con il ter­zo pugno sul tavolo. «Avere le palle non serve a niente, se non le usate. Sono gli altri che devo­no avere le ginocchia che balla­no, quando vi incontrano». Mo­rale: la squadra era ai suoi pie­di, perché Foschi ci aveva dav­vero messo il cuore e il cervel­lo e il corpo, anche stavolta. Un gran discorso, impetuoso: roba da saltar su dalle sedie e corre­re ad abbracciarlo, Rinone, per dirgli bravo, grazie. Ma lui, ad arringa conclusa, per quanto soddisfatto per gli occhi di ti­gre che aveva risvegliato nel gruppo, si è infine seduto con una smorfia sul volto. E si è gi­rato verso Cairo: «Caro presi­dente, mi sa che a furia di tirar pugni sul tavolo, stavolta mi sono spaccato una mano...».

FRATTURA - E’ già stato ope­rato, la frattura al dito è stata aggiustata. In ospedale i medi­ci hanno fatto tutto per bene, il chirurgo non ha sbagliato una mossa. La mano non è ancora del tutto pronta all’uso, ma Fo­schi ora è ancor più contento di prima. Perché i suoi ragazzi hanno combattuto con i denti, contro la Lazio: proprio come voleva lui. Valoroso, quest’uo­mo: salvaci tu, Rinone, ma ve­ramente. Imparare a volergli bene è facile. E stimarlo è un compito magari non da tutti, ma per tutti sì, se lo si conosce.Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • kikers6616/02/2009 21:10:19
    FOSCHI è un grande dirigente se riusciamo a salvarci potrà lavorare x un futuro di certo migliore forse CAIRO doveva prenderlo prima meglio tardi che mai:il pareggio con la lazio è importante x il morale e x la classifica adesso bisogna solo vincere possiamo farcela
    FORZA TORO SEMPRE
  • benny8216/02/2009 19:03:33
    GRANDE FOSCHI...DIMOSTRAZIONE TANGIBILE CHE NEL TORO C'E' GENTE CON LE PALLE (ANCHE GIOCATORI: SERENI,NATALI,ABATE,DZEMAILI,ECC.) E CHE LA SALVEZZA E' SICURA...DAL PROSSIMO ANNO COMINCEREMO A DIVERTIRCI E A LOTTARE X UNA CLASSIFICA MIGLIORE..CAIRO E' UN GRANDE PRESIDENTE...E ...SECONDO ME ...CON LUI TORNEREMO A VINCERE QUALCOSA DI IMPORTANTE...MA CI VUOLE TEMPO...FORZA TORO...
     
     
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