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Toro, Foschi sicuro: «Prima la salvezza, poi l'Europa»

Toro, Foschi sicuro: «Prima la salvezza, poi l'Europa»
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© LaPresse
 
«Qui voglio realizzare un grande ciclo come quello di Palermo»
TORINO, 19 febbraio - Abbiamo visto la luce. La luce in fondo al tun­nel che pare infinito e impri­giona il Torino da tre stagio­ni. Era soltanto un lumicino, ieri. Ma vivo, acceso quant’è vivace e incendiario l’uomo che ci ha permesso di veder­lo, a Tuttosport: Rino Foschi. Una luce fatta di vita, ap­punto, e non di plastica. Che non è promessa o illusione, non la alimenta un carbu­rante sintetico, la cantilena delle false certezze, le banali sicurezze da slogan usa e get­ta. Brucia esclusivamente sudore e lacrime, fatica e im­pegno, mani immerse nel fangoso mondo della quoti­dianità e cervello dedicato al­la piccola scienza del pallone. C’è tanto da fare, lo diciamo da tempo. C’è tutto da fare, in questo Torino. E Rino Foschi, quel tutto, lo sa fare. Se gli permettono di farlo. Basterà per salvare la pellaccia gra­nata anche stavolta? Non lo sappiamo, nessuno lo sa, neanche Foschi. Che difatti non lo promette, prova a far­lo bastare. Parafrasando Winston Churchill, è come se Foschi dicesse: «Vi promet­to solo sudore, lacrime, san­gue ». Forse sangue è troppo, ma sudore rosso rosso, anzi granata, e lacrime della me­desima intensità, sì. Eccome!

ESPERIENZA VERA E’ quella, la luce. Il Toro ha un uomo di calcio, esperto e na­vigato e sgamato, al posto giusto. Per l’ennenima volta, c’è l’occasione di cominciare ciò che forse la clamorosa promozione del 2006 ha im­pedito per chimere e illusioni involontarie eppure micidia­li: deve essere quella buona, o non ci sarà domani diverso da ieri, non ci sarà Cairo. Ma prima c’è una classifica terri­bile da ricucire, una squadra devastata dalla crisi da rico­struire, una salvezza da non fallire a ogni costo. Ecco il su­dore e le lacrime che Rino Fo­schi promette, innanzitutto a se stesso. «Ora c’è un obietti­vo unico, non conta altro, la­voro ogni minuto soltanto per quello». Gestire l’emer­genza, farla diventare a for­za, a martellate e capocciate e pugni (Rino già ci ha lascia­to un dito), normalità. «Que­sta squadra ha valori che stanno riemergendo, la stra­da intrapresa con i ragazzi e con Novellino è quella giu­sta. Ho detto che mi dimetto se retrocediamo? Certo, l’ho detto per far capire quanto io creda alla salvezza. Ho detto alla squadra che se continua a lavorare così, intensa e uni­ta, e se impara anche ad aprirsi meglio ai tifosi, alla stampa, al mondo, voglio ve­dere quante sono le squadre che possono batterla. Ben po­che, anzi nessuna: scommet­tiamo? ».

Non sono promesse, sono convinzioni di un terra­gno di Romagna, concretez­za e franchezza allo stato pu­ro. Che vede la salvezza non come traguardo, bensì quale tappa inalienabile della vera partenza. «Io ho un ottimo gruppo di osservatori, gente con i baffi, che ha lavorato per me sempre, pure quando stavo a casa, senza un ruolo in una squadra. Perché io vo­glio essere aggiornato sem­pre, e loro mi tengono sotto controllo l’Italia, l’Europa e anche i campionati Oltreo­ceano. E’ chiaro che a giugno tutto ciò sarà importante per stilare il progetto e poi cominciare ad attuarlo. Perché io voglio il Toro in A e io vo­glio stare al Toro tanto, per realizzare in granata un bel ciclo, proprio come accaduto a Palermo con me e Zampa­rini.Io, Cairo e il Toro che cresce. Dove può arrivare? Non ho il minimo dubbio, l’Europa. Ma ragazzi, mica staremo scherzando: qui par­liamo del Toro, che ha tifosi in tutta Italia, che ha un fa­scino e una storia unici. Io ho sempre visto il Toro da fuori come un punto di arrivo, am­bizioso e ambito. All’epoca di Cimminelli fui contattato: ebbene, non essere venuto mi rimase sempre un po’ lì, co­me una delusione, un dispia­cere sulla bocca dello stoma­co. Adesso che ci sono, io vo­glio mettere tutto me stesso, anima e corpo, lasciarci le piume piuttosto che fallire. E arrivare in Europa è più faci­le col Toro che con altre squa­dre, ve lo assicuro. Ma prima dobbiamo chiudere questa stagione maledetta, raddriz­zandola. Che non si salvi questa squadra è una be­stemmia: allora, sotto tutti assieme a tirarci fuori dalla m..., poi cominceremo a di­vertirci. Ogni tifoso lo meri­ta, e lo merita Cairo che ha fatto tanto, ha investito mol­ti soldi e da tre anni soffre e si sbatte».

IPERATTIVO E per non pronunciare quella bestem­mia, il sessantaduenne Rino Foschi trotta come un ragaz­zino di bottega, dividendosi tra società e spogliatoio, alle­natore e presidente, giocato­re e piccole incombenze quo­tidiane che, se trascurate, possono diventare bubboni. Lima e battipanni, scappel­lotti e carezze, dubbi e discussioni. Perché è soltanto col e dal confronto che si può crescere e fare crescere il To­rino, dall’abiura di ogni cer­tezza. E Foschi s’interroga su tutto e interroga tutti, soccor­re e accorre. Non per nulla, il lavoro atletico e tattico di No­vellino ha accelerato nella maturazione proprio da quando Cairo ha ingaggiato il ds. Il che non deve mai far­ci scordare l’importante con­tributo di Mauro Pederzoli, del quale anche ieri Foschi ha parlato in termini lusin­ghieri.

LUCE Il tunnel è ancora lun­go e pieno di insidie, ma ve­dere la luce là dove può fini­re vale come invito, anzi im­perativo, a unirsi tutti quan­ti dietro a Cairo, Foschi e No­vellino, ognuno col proprio contributo di sudore e lacri­me. E più sudore e più lacri­me saranno, e prima finirà il tunnel e sarà finalmente do­mani.

Marco Bonetto
Alberto Manassero
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • pedro6319/02/2009 16:15:27
    siamo tutti contenti delle parole di foschi,ma prima di sognare pensiamo a salvarci ,senza nessun tipo di rilassamento.le prossime partite saranno decisive,quindi forza ragazzi e forza toro . pedro63
     
     
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