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Toro, Dellafiore: «Il mio un gol studiato»

Toro, Dellafiore: «Il mio un gol studiato»
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© Foto Liverani
 
«Ora dobbiamo affrontare il Cagliari con la stessa determinazione»
TORINO, 23 febbraio - Walter Novellino non aveva più attaccanti, nel senso che li aveva schierati tutti: così a risolvere il match ci ha pensato un difensore, quel Paolo Dellafiore che pe­raltro aveva già brillantemen­te contribuito al pareggio di Lecce con la sua prima rete stagionale in granata. Ieri l’ex palermitano s’è ripetuto con la provvidenziale deviazione sottoporta, degno suggello di uno schema offensivo provato e ri­provato tante volte, in setti­mana. L’Udinese era accom­pagnata dalle recidive amne­sie sulle azioni derivanti da palla inattiva: Novellino li aveva visti e rivisti quei dieci gol già subiti dai friulani, e quasi tutti oltretutto sul se­condo palo. 

LO SCHEMA - Ebbene, missione compiuta, perché da ieri sera il suo collega Marino deve giustificare undici reti al pas­sivo perlopiù con le medesime modalità. «Novellino ci ha spiegato come attaccarli sui corner e sulle punizioni late­rali - ha rivelato Dellafiore - e quando ho visto schizzare il pallone verso di me mi sono buttato e ho calciato. Ero defi­lato a destra, posizionato co­me al solito: per fortuna è an­data bene, vincere era troppo importante. Sono felice ancor più per la squadra che per me, questo successo premia il no­stro carattere e ci dà ulteriore forza morale». Schivo e misu­rato, Dellafiore risponde con un solare ma pudico sorriso all’osservazione statistica se­condo cui è lui il vero colpo di mercato del Toro, a gennaio: «No, non è così. Io sono soltan­to un giocatore che cerca di fa­re al meglio la propria parte, i campioni sono altri. Ci tenevo tantissimo a tornare qui, nel Toro m’ero trovato benissimo e non giocando a Palermo ho colto al volo l’opportunità che mi è stata concessa. Dedico il gol ai miei genitori e alla mia fidanzata Cristina: è la mia quarte rete in serie A, spero che non sia l’ultima in questa stagione. Siamo un bel grup­po, ciascuno a turno può esse­re decisivo, a prescindere dal ruolo».

ECLETTISMO -  Il ruolo, già. Dellafiore ieri ha prestato il suo eclettismo alla causa, in­terpretando dignitosamente il mestiere di terzino, lui che re­sta un difensore centrale. Nel­la sua zona s’agitava l’ombra di Di Natale, e se l’attaccante della Nazionale non s’è mai reso pericoloso evidentemen­te lui ha inciso assai. Con grande modestia, però, osser­va: «Il merito è di tutti, non ab­biamo concesso granché al lo­ro attacco e nel secondo tempo abbiamo preso saldamente il controllo della partita. E’ sta­to importante segnare alla fi­ne? Chi può dirlo: magari se ci fossimo riusciti nel primo tempo, poi avremmo potuto cercare il raddoppio e gestire con serenità la partita. Co­munque nei concitati minuti finali non abbiamo mai perso la nostra tranquillità, l’Udine­se non ha avuto occasioni per pareggiare». E sul rigore re­clamato dai friulani, questa è la verità del goleador di gior­nata: « Natali era vicinissimo, e in campo m’è parso che il suo braccio fosse abbastanza vici­no al corpo». Infine la risposta a chi gli ha fatto notare come tre punti del Toro siano in pra­tica tutti suoi: «Gli unici tre punti che contano sono quelli che abbiamo aggiunto alla no­stra classifica: ora dovremo giocare a Cagliari con la stes­sa determinazione e con la medesima voglia di vincere che ci hanno permesso di bat­tere l’Udinese».Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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