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Pulici: «È la Juve a giocare da Toro»

Pulici
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© LaPresse
 
L'ex: «Giocatori, ora basta scuse! Si deve risalire»
TORINO, 30 marzo - Buon giorno, Pulici. Una vita fa, Camolese era un suo compagno.
«Lo ricordo benino. Chiaro, era molto più giovane, io debuttai in A nel ’69, lui in Cop­pa Italia quasi 10 anni dopo, però ci accor­gemmo subito che aveva stoffa. Anche co­me persona. Sembrava quasi che patisse il nostro carisma, come se noi dello scu­detto fossimo dei mostri sacri per lui. Re­stava molto in silenzio, non era mai spac­cone, in compenso era sempre disponibile. Conoscendolo meglio, tutto fu più chiaro. Un giorno dissi a un compagno: “Sai che ’sto giovane è una spugna? Sembra timi­do, ma non è così: ha umiltà e rispetto, è sveglio, sa dove vuole arrivare e cerca di succhiare da noi quanto più possibile per crescere”. Adesso che è lui un maestro per i giovani, il mio ricordo è fin esaltato dal suo modo di fare l’allenatore».

La mossa migliore, dopo la decisione dolorosa di esonerare Novellino?
«Sì. Sa fare gruppo, l’ha già dimostrato non solo nel Toro. Nelle difficoltà sa persino esaltarsi, creare un carrarmato, ficcarsi dentro con i giocatori e andare in battaglia. Un po’ più di agonismo, diciamo così, non farebbe affatto male».

Cioè?
«Spesso i tifosi si lamentano, quando mi parlano, non tanto perché non è arrivata una vittoria, ma per come vedono i gioca­tori. Non abbastanza da Toro».

E non è uno slogan trito.
«Ma no che non è uno slogan! I giocatori del Toro devono essere sempre in prima fi­la quando si tratta di aiutare un compa­gno, fare gruppo, metterci cattiveria, cor­rere come dei matti, essere un corpo solo, farsi trascinare da un orgoglio superiore. Fare male come un pugno chiuso. Invece adesso sembriamo una mano aperta che sa solo dare schiaffetti. I giocatori del Toro devono continuare a essere diversi dalla massa. E siccome io penso che giocatori da Toro si possa anche diventare, resto fidu­cioso. Però la squadra deve seguire cieca­mente Camolese. Lui può dare la scossa giusta anche da questo punto di vista, vi­sto dove e come è cresciuto. Però bisogna impegnarsi a fondo, per cambiare. Manca­no 9 partite: volendo, il tempo c’è. Ma gli alibi devono sparire subito. Finora mi sem­bra che troppi giocatori pensino troppo a salvare innanzi tutto la propria pelle. Sen­za pensare che ci salva tutti o tutti si re­trocede. Tutti sommersi o tutti salvati. E’ questa la chiave psicologica del rush fina­le. I giocatori hanno grandi responsabilità. E se non credono abbastanza in Camola, allora nemmeno lui può tirarci fuori dai guai. Sapete cosa mi fa rabbia?».

Prego.
«Da tempo sento dire che è la Juve a gio­care da Toro. Purtroppo è proprio così. Mai e poi mai avrei immaginato in vita mia di dover dire una roba del genere, un giorno. Da granata, la vivo come una sconfitta tre­menda. Ma è la verità. Disgraziatamente, anche Pulici è costretto ad ammetterlo. Siamo caduti in basso, inutile nasconder­lo. Ma si può ancora risalire. Come vede­te, voglio essere positivo, nonostante tutto. Anche questo è un modo di amare il Toro».

Leggi l'intervista completa sull'edizione odierna di Tuttosport



Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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