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Cairo: «Maxi investimento sul vivaio»

Cairo: «Maxi investimento sul vivaio»
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© LaPresse
 
Per il patron la salvezza è il primo obiettivo, ma si pensa anche al futuro
TORINO, 31 marzo - C’è un tempo per seminare e un altro per racco­gliere. In mezzo, ed è questa l’ora, s’impone la riflessione. Ur­bano Cairo lo ha fatto a tutto tondo, riconoscendo pure cer­ti errori del passato: per crescere, del resto, bisogna spec­chiarsi nella propria storia e far tesoro degli sbagli. No, non è uno scherzo: il primo aprile, oltretutto, è domani.

IO E GLI ALLENATORI - «Non amo gli esoneri, però nel calcio si vive di risultati. Le scelte raramente possono esse­re ponderate, meditate. Io posso decidere se, come e quan­do fondare un nuovo giornale. Qui invece devi agire in ve­locità, devi fare tutto e subito. Sei sempre sotto pressione. Col Toro, poi, è stata una corsa a inseguimento. Io credo nel­la continuità del lavoro: nel Torino l’ho dimostrato con i Co­mi, i Benedetti, con Ienca, tutti con me dalla prima ora. Adesso mi vedo con uno staff ancora più consolidato e spe­ro che si sprigioni questa chimica anche con Camolese. Più che i contratti, qui contano i rapporti interpersonali e io mi affeziono alle persone. Lo dimostra la storia dei miei stretti collaboratori, in azienda. Fornaraè con me da 21 an­ni, Cesari da quasi 20, Pompignoli da 9, Ferrauto da 7. Il direttore Mayer è con me da un lustro, ma solo perché l’ho conosciuto 5 anni fa. Ora credo di avere trovato le per­sone giuste per dare continuità alla progettualità del Toro».

IO E I DIRIGENTI - «Nel calcio devi avere pazienza: ma­gari i collaboratori che tu vorresti non li puoi prendere per­ché sono già impegnati altrove. E’ il caso di Foschi, che com’è noto stimo da sempre: ha le caratteristiche che io vo­levo. Pederzoli, poi, svolge un lavoro sempre utilissimo, pur se meno visibile: tra di loro c’è armonia, c’è stima, c’è in­tesa. Rino ha operato molto bene a Palermo, dove ha sapu­to comprare bene e vendere meglio, valorizzando i suoi gio­catori: sono convinto che farà altrettanto nel Toro, in entra­ta e in uscita. Non è il momento di esaltarci: in silenzio e con grande umiltà c’è un obiettivo da raggiungere, la salvezza. Forse l’aver conquistato subito la promozione in A, dopo no­ve mesi di presidenza, a me e ai tifosi può aver dato la fal­lace impressione che fare calcio fosse semplice. Volavamo col vento di poppa, tanto forte era quell’entusiasmo. Mi hanno battezzato Papa: mi sarei accontentato di Monsignore, co­me ho detto scherzando in una recente intervista. Dove ho anche spiegato che non farò politica, malgrado mi vogliano far sempre somigliare a Berlusconi. Ma torniamo al Toro: dobbiamo restare in A. Quindi, con questa struttura che non è più snella, lavoreremo per recuperare il terreno perso».

IO E IL FUTURO - «La priorità assoluta è la salvezza. L’o­biettivo, poi, è quello di avere una squadra collocata stabil­mente nella parte sinistra della classifica. Giocando final­mente con tranquillità, credo che i nostri ragazzi potrebbe­ro mostrare tutto il loro potenziale, mirando a traguardi sempre più ambiziosi. Il senso di appartenenza sta crescen­do: non solo tra i dirigenti, pure in squadra. Molti nostri gio­catori hanno capito che cosa vuol dire giocare nel Toro: ci può dare quel quid in più, nel futuro. Intanto, però, dobbia­mo essere tutti da Toro in queste nove partite».

IO, IL VIVAIO E IL FILA - «Sono i giovani il nostro doma­ni: e rappresentano già una parte importante del nostro presente. I nostri talent scout - cito solo i più famosi, quin­di Corti, Faccenda, Galassi, Ribalta Sanchez -, hanno l’input di selezionare ragazzi di prospettiva: anche per il vi­vaio. L’osservazione, in Italia e ancor più all’estero, dev’es­sere rivolta già ai Giovanissimi, ai talenti di 14-15 anni. Co­me l’argentino Robledo, sì, che è stato accostato a noi per­ché da tempo viene seguito. E’ un esempio, certo, perché il segreto sta nella riservatezza: ormai anche i grandi club puntano sul vivaio, un tempo non era così. A Torino la Ju­ventus non si muoveva certo come oggi. E quindi bisogna anticipare la concorrenza. Comi e Benedetti stanno facen­do un ottimo lavoro, sono molto seri e molto aziendali: per ricostruire un vivaio, però, ci vuole tanto tempo. Noi abbia­mo già Ogbonna in prima squadra, Suciu e Gomis stan­no affacciandosi, D’Onofrio e Nitride hanno buone poten­zialità. I figli di Comi e Benedetti e molti altri Allievi pro­mettono bene. Gli investimenti fatti stanno producendo buoni frutti. Siamo tutti convinti: non c’è investimento mi­gliore che puntare sui giovani. E tifo per il Filadelfia, è un obiettivo che va colto. Purtroppo c’è un problema con l’Agen­zia delle Entrate, spero si risolva in fretta. Da parte mia c’è tutta l’intenzione di collaborare, sono pronto a contribuire e non solo riportando il Toro ad allenarsi lì. Lo riconfermo».

IO E IL MERCATO - Una voce: l’Inter sta seguendo il gra­nata Rubin. Così s’è espresso ieri il ds Foschi: «E’ possibile che Mourinho sia stato relazionato sul nostro terzino, vi­sto che è un giovane di ottime qualità». E Cairo ha aggiun­to: «Che Rubin, al pari di altri giovani, piaccia alla concor­renza, beh, ci fa piacere. Vuol dire che le nostre scelte sono state giuste, è uno stimolo a fare sempre meglio. Perché l’o­biettivo è quello di tenere i bravi giovani che abbiamo, per poi aggiungerne altri, fermo restando che la squadra deve sempre avere un mix di esuberanza e di esperienza. Il gap con la concorrenza è difficilmente colmabile, dal punto di vi­sta economico. Il Toro fattura 40 milioni di euro, le big del nostro calcio invece dai 220 ai 250: e pure loro sono atten­tissime al settore giovanile. Vi faccio un esempio. Quando ho cominciato a fare l’editore, il mio rapporto con la Arnol­do Mondadori era di 1 a 25. Oggi l’ho ridotto a un terzo, massimo un quarto. Nel calcio invece devo avere un quin­to delle risorse: 40 milioni contro 200, una sfida impari. Ec­co perché bisogna essere più bravi a scovare i buoni talen­ti all’estero o nelle serie minori: sembra l’uovo di Colombo, ma è l’unica strada da intraprendere per reggere l’urto».Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • ghigo_p31/03/2009 23:30:28
    cara silvietta....ma non hai nient'altro da fare che leggere gli articoli del toro? vedremo a fine stagione...intanto l'ultima volta che una squadra di torino e' stata in B ....bhe mi pare avesse le strisce bianco nere....
  • cichin31/03/2009 21:21:28
    Vorrei rispondere al gobbo che ci augura la serie B.
    Noi del Toro, nell’arco delle nostre molte vicissitudini, in B ci siamo andati parecchie volte, ma sempre e comunque perché abbiamo perso sul campo. A testa alta! non perchè abbiamo fatto cose non sportive. INVECE i rigadini sono crollati con ignominia. (SEGUE)
  • giuliano6931/03/2009 14:20:21
    si cara silvietta dove ultimamente ci avete transitato anche voi.mai stati in C voi graziati!!!!!
  • SilviettaAmauri31/03/2009 13:18:50
    Cari cugini buona vacanza in serie B! Forza Juve SEMPRE...
     
     
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