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Dzemaili: «Ero certo di questa vittoria»

Dzemaili: «Ero certo di questa vittoria»
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Rubin: «Se giochiamo come con l’Inter, possiamo battere il Milan»
TORINO -  Sostiene Dzemaili che era sicuro, lui. Sicuro di vincere, nonostante tutto e tutti. Nonostante quel gol di Martinez che più regalato di così non si può, ad appena 5 minuti dalla fine della partita; nonostante tutti quei patimenti enormi protrattisi fin dal primo minuto della partita; nonostante la difficoltà enorme che il Torino continua a mostrare nel manovrare, nel salire palla al piede, nel verticalizzare all’improvviso, nel creare un gioco che non sia solo un ordinato mosaico, ma anche un grimaldello atto a scardinare le difese altrui. Sostiene Dzemaili che era sicuro, lui. E allora, beato lui: avrebbe potuto urlarlo al mondo, scriverlo su un cartello ed esporlo, mostrarlo a tutto uno stadio che invece era disperato. Di una disperazione pregna anche di rabbia, di rabbia contro quello stesso Torino che fino a un secondo prima... un secondo prima dell’1 a 1... veniva incitato, sospinto e incoraggiato, a suon di cori. «Davvero, è proprio così, credetemi, io ero sicuro che avremmo vinto ugualmente, anche se avevamo subito quel gol incredibile e mancavano davvero pochi minuti alla fine. Ne ero convinto perché vedevo le facce dei miei compagni, perché io stesso sentivo dentro di me una rabbia incredibile, perché avevamo grinta da vendere e forze sufficienti per combattere ancora. Non ero affatto abbattuto, io».

«PRIMA O POI SEGNO» - Ancora lo svizzero: «Adesso speriamo che questa vittoria ci restituisca maggiore autostima e tranquillità. A Milano coi rossoneri non avremo nulla da perdere, dovremo giocarcela senza paura, come contro l’Inter sempre a San Siro. Si può fare risultato anche lì, loro di solito giocano con tre punte che tornano poco e allora potremo avere anche grandi spazi per il contropiede. Dovremo essere cinici e sfruttare pure la più piccola occasione per fare gol. Il mio, di gol? Peccato, Bizzarri ha respinto la mia punizione, ma prima o poi segnerò pure io, me lo auguro tanto. La mia posizione in campo? Mi piace molto, gioco davanti alla difesa, recupero tanti palloni da smistare, mi sento utilissimo». E la lettera da spedire al Bolton per il riscatto del cartellino? «Sa il presidente quando spedirla, per me adesso la cosa più importante è la salvezza, non il mio futuro». Nell’attesa: buon compleanno, giusto a Pasqua.

GIOVENTU’ GRANATA - Matteo Rubin, ragazzo saggio, sprizza felicità da tutti i pori però predica prudenza: «Non montiamoci la testa, sarebbe l’errore più grande che si possa fare. Siamo quart’ultimi, adesso tocca alle altre inseguire: non ci devono più prendere, questo posto non ce lo deve più togliere nessuno. Era fondamentale battere il Catania, ci siamo riusciti. E’ vero, la sofferenza è stata enorme, però quel che conta è il risultato: e il Toro ha vinto». Ha gli occhi che ridono, il terzino granata: «All’inizio, ogni tanto, appena potevo, guardavo il tabellone per leggere il risultato delle nostre rivali. Poi non ce n’è stato più bisogno: bastava cogliere gli umori dei nostri tifosi. Dalle loro reazioni si capiva tutto. Noi siamo stati bravi a crederci sino alla fine. Siamo andati in vantaggio a pochi minuti dal termine, abbiamo preso il pareggio in una circostanza sfortunata, però non ci siamo mai disuniti: proprio come ci chiede sempre l’allenatore. Siamo rimasti concentrati, e negli ultimi spiccioli di partita abbiamo segnato il gol della vittoria e sfiorato con Ventola pure il tris. Stovini si è fatto espellere per evitare un’altra rete: pur soffrendo, la vittoria è meritata. Questo successo ci permette di andare a casa sereni, di trascorrere una Pasqua tranquilla con le nostre famiglie. Sono contento anche per i nostri tifosi: sarà una bella festa pure per loro. Noi dovremo giocare con questa stessa intensità anche le restanti partite: sarà ancora dura, ma il Toro c’è. Il Toro è più vivo che mai».

TREMENDISMO - E qui l’esuberanza giovanile lascia il passo alla compostezza e alla misura con cui Rubin s’era presentato: «Noi dobbiamo avere rispetto di tutti, ma timore di nessuno. A cominciare da domenica prossima. A San Siro, in questo girone di ritorno, abbiamo già pareggiato contro l’Inter. E allora contro il Milan possiamo anche provare a vincere. Stiamo seguendo bene le indicazioni che ci dà Camolese, il gruppo è unito, tra noi c’è il piacere di stare assieme. Vogliamo tutti fortemente la salvezza del Toro, questo risultato non cambia le cose però ci infonde altra carica».

Marco Bonetto - Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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