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Cairo: «Ora ho deciso di investire nel Filadelfia»

Stadio Filadelfia
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© LaPresse
 
Il presidente del Torino: «Deve tornare la nostra casa»
TORINO, 17 aprile - Ecco l'intervista completa a Cairo sul caso Filadelfia. Potete trovare il testo completo anche sullo sfogliatore e sull'edizione di oggi in edicola. 

Presidente Cairo, i tifosi hanno invitato lei e il sindaco Chiampari­no per il 1° maggio con un preciso obiettivo: chiarire la situazione Fila­delfia in un dibattito pubblico. Ci andrà?
«Io ho già dato la mia disponibilità di massima, vedremo se sarà fattibile. Certo, sarebbe importante la presenza del sindaco Chiamparino in quanto il terreno è di proprietà del Comune, per cui lui conosce sicuramente meglio la si­tuazione attuale. Non mi sono noti i dettagli della questione ipoteche. Co­munque, confermo la mia disponibilità a tutti i livelli».

Il problema è che tifosi e cittadini, dopo tante parole, si aspettano fatti.
«È quello che penso anche io: meno chiacchiere, più azioni concrete. Lo riba­disco: il Toro è disponibile a investire nel Filadelfia. Lo abbiamo fatto per am­pliare e rimodernizzare l’Olimpico, fi­guriamoci se non lo faremo per un pez­zo di storia granata come il Filadelfia. Prima però devono essere risolte le ve­rie incombenze e di questo deve occu­parsi il Comune. Voglio riaprire il dia­logo con Chiamparino: abbiamo un buon rapporto, anche se non ci sentia­mo spesso. Adesso è il momento di ac­celerare».

Il sindaco, intanto, si è detto dispo­nibile a incontrare Ettore Forieri, un imprenditore che si è detto inte­ressato al recupero del Filadelfia. Lo ha saputo?
«Mi hanno mandato degli sms ripor­tandomi questa notizia. Sinceramente, non conosco questa persona. Io dico: se arriva qualcuno a dare una mano per il Filadelfia, ben venga».

Nessuno, però, fa niente per niente. Impegnarsi nel Filadelfia può esse­re un investimento: non teme che possa entrare in conflitto con gli in­teressi del Torino?
«Credo, in questi anni, che qualcosa in più delle parole io abbia fatto. Per il re­sto, la questione non è in mano mia, de­ve parlare chi è titolare del terreno. Noi vogliamo che il Fila torni a essere la ca­sa del Toro, il posto dove la prima squa­dra possa allenarsi e dove possano gio­care le giovanili. Tutto quello che si può fare, lo faremo».

Ha operato con tempestività per il riscatto di Dzemaili, cosa intende fa­re per la questione Abate?
«È una situazione diversa, per tempi e modi. Ne parleremo con il Milan a tem­po debito. Il Toro ci tiene ad Abate, que­sto è evidente: ora è un nostro giocato­re e lui stesso vuole dimostrare tutto il suo valore con la maglia granata. Io lo apprezzo molto, per temperamento e qualità».

Rosina ha spiegato quel gesto uscendo dal campo, in cui ha volu­to dire "esco a testa alta".
«Sinceramente non voglio più tanto parlare di Rosina: gli ho rivolto tanti complimenti, d’ora in poi glieli rivolgerò per quello di buono che farà in futuro».

Domenica c’è il Milan, una partita speciale per lei.
«Perché, scusi?».

Lei ha lavorato con Berlusconi, la­vora tuttora a Milano, ha un lonta­no passato da simpatizzante interi­sta...
«No, assolutamente. Ci tengo a sottoli­neare che con il Milan per me non è un derby e che non sono mai stato tifoso nerazzurro. E non devo prendermi ri­vincite con Berlusconi, per carità».

Ha sentito il premier in questi gior­ni?
«No, è impegnato in questioni più im­portanti, dopo quel che è successo in Abruzzo. Se sarà presente alla partita, mi farà piacere salutarlo».

Ha osservato l’allenamento, come ha trovato la squadra?
«I ragazzi mi sembrano in palla. Camo­lese li fa lavorare tanto, come dice il tec­nico "serve a essere più pronti per la partita". La squadra sta bene e con i giocatori mi sono fermato a parlare».

Avete trattato l’argomento premio salvezza?
«No. Sul premio decideremo cosa fare, ci ragioneremo. È quasi una questione scaramantica, visto che in passato è an­data bene. Ma la squadra non chiede nulla, vuole fare bene e salvarsi a pre­scindere».

E lei ai tifosi cosa chiede?
«Di sostenerci in massa a San Siro. Sa­rebbe bello ripetere la trasferta di due stagioni fa, con un esodo di cinquemila tifosi granata vogliosi di gridare: "For­za Toro". Io ci credo».


Stefano Lanzo
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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