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Toro: 4-4-1-1 e 1,2 milioni per la salvezza

Toro: 4-4-1-1 e 1,2 milioni per la salvezza
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© M. Dreosti
 
Domani sera l’assalto al Milan: i granata ci arrivano con due novità
TORINO, 18 aprile - Camolese l’aveva detto fin dal primo giorno: «Io vengo qui per dare il mio con­tributo, per cercare di raggiun­gere tutti assieme la salvezza, compiendo un’impresa. E pro­prio per questo, a così poche giornate dalla fine, il mio obiet­tivo è aggiungere, non togliere. Unire, non dividere. Anche dal punto di vista prettamente tat­tico non butterò via nulla del lavoro fatto da chi mi ha prece­duto: sarebbe solo sbagliato, se lo facessi. Io aggiungo, come ho detto, il mio sapere, la mia esperienza, le mie convinzioni. E soprattutto non sarò mai manicheo. Voglio un Toro capa­ce di interpretare più soluzioni anche durante la partita». Sì, parlava così Camolese prima di affrontare la trasferta di Pa­lermo e di sconfiggere in casa il Catania: due incontri in cui ha tradotto le parole in realtà, cambiando modulo a gara in corso, ma partendo in entram­bi i casi da una piccola rivolu­zione in difesa: lo schieramen­to a 3, dopo che con Novellino e De Biasi, quest’anno come in passato, la retroguardia balla­va continuamente attorno a 4 uomini, in modo più statico e blindato. E limitato, di conse­guenza, tanto quanto può es­sere limitativo non modificare mai un assetto tattico.

CAMALEONTISMO - Contro il Palermo e il Catania, Camo­lese ha saputo anche osare, rafforzando (in Sicilia a gara in corso, a Torino fin dal primo minuto) il settore offensivo, con un fantasista dietro a due at­taccanti. E adesso che i grana­ta andranno a San Siro per af­frontare la corazzata rossone­ra? Beh, la netta sensazione che si può ricavare dall’analisi degli allenamenti di questi giorni, dalla tipologia del lavo­ro sul prato, dai movimenti provati specie sulle corsie por­ta a immaginare che domani, contro un Milan ricco di gioca­tori di talento capaci di ballare tra le linee e di sfornare conti­nui inserimenti tra le fasce e il cuore dell’area, Camolese pos­sa schierare un Torino pruden­temente compatto, ancor me­glio sistemato sul campo, equi­librato, deputato a esaltare il proprio camaleontismo. E, in questo, un ruolo chiave può es­sere svolto da Rubin, sulla fa­scia sinistra, col suo movimen­to continuo a pendolo. La visio­ne degli allenamenti di questi giorni ha aperto proprio que­sto scenario: con un Camolese portato a provare e riprovare un modulo in grado di passare rapidamente da una difesa a 4, con Rivalta, Natali, Fran­ceschini e appunto Rubin, a una retroguardia a 3, quando il terzino sale, spinge. Con un ballottaggio possibile, però: giacché Dellafiore è in cre­scendo di condizione, sta di nuovo bruciando le tappe e tor­na a candidarsi per rientrare in prima fila. Ma, al di là degli interpreti, ricordando peraltro che Di Loreto (guai alla spal­la) non è certo al meglio e po­trebbe persino non essere con­vocato (ma pure Pratali soffre: al ginocchio), quel che conta è la bontà, la profondità del lavo­ro del tecnico, questo suo insi­stere sul trasformismo del To­rino, sulla necessità di saper leggere la partita, ora ade­guandosi alle situazioni, ora provando a forzarle. In tal sen­so, contro un Milan che ha di­versi problemi in difesa e che davanti dovrebbe affidarsi ai funambolismi di Beckham, Kaká, Ronaldinho e Pato, con Pirlo e Ambrosini pronti a inserirsi per linee più centra­li, un Torino organizzato attor­no a un 4-4-1-1, che però sap­pia passare in fretta al 3-5-1-1, può coprire meglio gli spazi, in­tasare la manovra rossonera e giocarsela persino meglio in contropiede. Queste le speran­ze in chiave granata, insom­ma, con Rosinae Bianchi de­stinati a far di nuovo coppia, in avanti, e con Abate, Dzemaili, Barone (o Saumel) e Diana portati ora a far diga, ora a ri­partire in velocità. Il tutto, con Pisano ancora out, così come Gasbarroni: quasi certamen­te anche quest’ultimo non sarà nemmeno convocato. Conti­nua a lavorare a parte per non rischiare di peggiorare l’in­fiammazione muscolare. E la prudenza, appunto, non è mai troppa, a 7 giornate dalla fine.

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Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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