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Cecchino Rosina, punizioni con il trucco

Cecchino Rosina, punizioni con il trucco
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© LaPresse
 
I consigli di Camolese. E una diversa rincorsa per un tiro più imprevedibile
TORINO, 20 maggio - C’è la mano di Ca­molese nel piede di Rosina, c’è un retroscena inedito tra tante storie già dette e scrit­te sul capitano granata. L’al­lenatore glissa («chiedete ad Alessandro, vi spiegherà tut­to lui, se vuole»), il fantasista prende tempo («in settimana verrò in sala stampa, ne par­leremo con calma»). Non è un mistero, non è più un se­greto: Rosina ha cambiato la rincorsa sui calci di punizio­ne e gli effetti benefici si so­no già visti a Napoli. Giusta­mente si è rimarcato che il numero dieci del Toro non segna un gol su azione da più di un anno (era l’11 mag­gio, prodezza salvezza a Li­vorno), mentre non si è sotto­lineato come in questa sta­gione Rosina non fosse anco­ra riuscito a capitalizzare una punizione, prima di esaltarsi al San Paolo. Non che fossero mancate le op­portunità: il Toro non sarà una squadra a trazione ante­riore, tuttavia almeno una punizione dal limite, da posi­zione centrale o leggermente defilata, è sempre arrivata. Nello scorso campionato e nelle stagioni precedenti Ro­sina almeno battezzava pali e traverse: ultimamente nep­pure più quelli. Pareva addirittura che il suo baricentro non fosse più quello dei pri­mi anni al Toro: anche nei calci d’angolo Ale non riusci­va più a disegnare le solite, insidiose traiettorie. Qualcu­no ha persino pensato che il potenziamento muscolare (Rosina non è più il frillino del 2005, il ragazzino s’è fat­to uomo: è la natura, più che la palestra, che ha modifica­to la sua struttura) avesse conferito al giocatore mag­giore forza, ben altra resi­stenza, però a discapito del­la sua reattività nel breve e delle sue accelerazioni in progressione.

I MERITI DEL TECNICO - La realtà è che Rosina raris­simamente in questa stagio­ne ha giocato accompagnato da una condizione psicofisica decente per poter esprimere tutto il suo talento. La svolta mentale è giunta dopo Su­perga, come ha svelato il di­retto interessato alla fine della scorsa settimana. La ri­scossa atletica è coincisa con l’avvento di Camolese in panchina: ma non si tratta di coincidenza. L’allenatore ha creduto intensamente nel re­cupero del fantasista, difen­dendolo apertamente anche al cospetto delle critiche più aspre. Gli ha dato tempo e trasmesso fiducia, acconten­tandosi (o quantomeno fin­gendo di farlo) dei timidi pro­gressi evidenziati di partita in partita. L’evoluzione però è stata continua, sempre più evidente: Rosina non è anco­ra al top e ormai non ci arri­verà più, in questo campio­nato, però finalmente sta riacquisendo quei valori standard che gli possono per­mettere di fare la differenza. E i risultati si stanno veden­do: nulla capita per caso.

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Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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