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Torino, nessuno se ne va dall'allenamento

Torino, nessuno se ne va dall'allenamento
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© LaPresse
 
La squadra non molla. Camolese deve imporsi per fermare gli straordinari
TORINO, 21 maggio - Tra i privilegi con­cessi alla nostra categoria, a differenza dei tifosi (ormai il pubblico è pay per view: paga per vedere), talvolta c’è anco­ra quello di poter assistere agli allenamenti, nonostante l’imperante regime delle se­dute a porte chiuse. Osserva­re una squadra nel suo ap­procciarsi da una partita al­l’altra è sempre illuminante, oltreché indispensabile per cogliere gli aspetti tecnico­tattici, le evoluzioni oppure le involuzioni di un gruppo. Però in un calcio dove le par­tite dipendono sempre più dagli episodi, da piccoli detta­gli, anche un banale allena­mento svolto perlopiù sulla forza e quindi sulla parte atletica può spalancare gli orizzonti.

GRUPPO COMPATTO - Il programma allestito ieri da Camolese, di concerto con il suo assistente Cavallo e con il preparatore atletico Artico, non ha offerto la benché mini­ma indicazione sulle intenzio­ni dello staff tecnico circa la sfida di domenica contro il Genoa. Si è visto Natali lavo­rare ancora a parte con il pre­paratore Luison e tanto è ba­stato a capire che - salvo un mezzo miracolo - contro i ros­soblù liguri il Toro dovrà ri­nunciare al proprio gladiato­re dell’area di rigore. Davan­ti a Sereni ci sarà un altro centrale: buon per Camolese che almeno in quello specifico ruolo abbia l’imbarazzo della scelta, potendo scegliere sen­za imbarazzo. Per il resto l’al­lenamento avrebbe potuto es­sere formativo per uno stu­dente universitario di Scienze Motorie, o ancor più per qual­che giovane allenatore. Nella circostanza, però, ad accende­re l’interesse e la curiosità del cronista sarebbe stato il post allenamento, non la seduta in sé. Perché i granata, sotto gli occhi del presidente Cairo che aveva appena assolto ai suoi impegni istituzionali con i media, hanno chiaramente evidenziato ciò che nelle setti­mane scorse avevano lasciato intravvedere: la forza e la compattezza del gruppo.

IL GATTO NERO - Prenden­do come esempio un riuscitis­simo sceneggiato d’antan, che peraltro è pure evocativo del­l’era dei bamboccioni, la realtà è inequivocabile. Il tito­lo è: e non se ne vogliono an­dare. Camolese ha letteral­mente dovuto cacciare via dal campo i suoi giocatori, e il giorno prima l’allenatore dei portieri, Gandini, aveva do­vuto alzare la voce con il gio­vane Gomis per mandarlo sotto la doccia. La scena me­rita d’essere raccontata. Il gatto nero (il copyright è del­la Premiata Ditta Sereni& Fontana) era ancora tra i pali, mentre molti com­pagni già lasciavano il centro sportivo della Sisport: in palio un’accesissima sfida sui rigo­ri con Rubin e Ogbonna. Gandini aveva da tempo inti­mato l’alt: macché, tempo e fiato sprecati. Sin quando ­anche la pazienza ha un limi­te - il burbero Rino s’è fatto duro: «Gomis, o rientri subito negli spogliatoi oppure ti do una multa di 5.000 euro». Ca­pirete bene che di fronte a un simile scenario anche il bril­lante e spesso sorprendente Lys s’è piegato senza più fia­tare.

STAKANOVISTI - Ieri la sce­na non si è soltanto ripetuta: lo spirito di emulazione ha coinvolto quasi tutti. Pochissi­mi hanno raggiunto gli spo­gliatoi dopo il rompete le ri­ghe ordinato da Camolese. Ognuno s’è esercitato a modo suo. Chi provando e riprovan­do i cross dalle fasce laterali, chi calciando al volo - prima di destro e poi col mancino ­quei traversoni che pioveva­no in mezzo all’area, spesso belli e invitanti. Altri calcia­vano punizioni, né potevano mancare le solite sfide dal di­schetto. Il tutto sotto gli occhi del presidente Cairo, ma non per farsi belli davanti al pa­tron. Con Camolese è divenu­ta la regola, non l’eccezione. Rappresenta e testimonia il piacere di Rosina e compagni di stare assieme e di lavorare per crescere e migliorarsi. Esalta l’entusiasmo che pe­raltro ha sempre corroborato lo spirito di questa squadra: la classifica non rende merito alla professionalità e alla se­rietà dei giocatori del Toro. Non è questo il tempo di stila­re bilanci anticipati, ma nes­suno potrà mai imputare al­cunché circa l’impegno profu­so: i giocatori hanno sempre fatto ciò che è stato loro ri­chiesto. Con Camolese la ra­zione quotidiana è diventata di due ore per seduta: ebbe­ne, nonostante ciò alla fine c’è sempre un nutrito numero di giocatori che svolge gli straor­dinari. Si dirà, giustamente: era così anche con Novellino. Vero: anche Monzon ha lavo­rato benissimo per cementare lo spirito di gruppo. Anche con il Walterone c’erano gli stakanovisti: Rubin e gli altri giovani in prima fila, sempre. Ma a due partite dalla fine del campionato, con uno stress psicofisico che appe­santisce la stagione, sotto un sole incredibilmente caldo per essere solo maggio, non fa soltanto notizia ma anche un po’ clamore vedere un allena­tore darsi un gran daffare per porre fine all’allenamento. Anche questo è il Toro di Ca­molese: cosa buona e giusta renderne merito al tecnico e ai suoi ragazzi.

Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • ghigo_p21/05/2009 15:39:23
    forza toro......fino alla fine.....orgoglio , cuore e fuori le pa...
  • adrianolovera21/05/2009 13:04:15
    Ragazzi, che pippotto! Va bene che sul Toro si deve sempre essere un po' retorici, ma questi giocatori quartultimi in classifica sono diventati Stakanov! E mi dite che "no, non c'entra la presenza del presidente Cairo"? Ma dai, per piacere...
    forza Toro
     
     
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